L’Argentina è un paese ricco ed è una delle economie più forti ed importanti del mondo. Nonostante questo, la sua storica instabilità politico-economica e le varie decisioni prese dai presidenti che si sono susseguiti non hanno fatto che peggiorare la situazione del paese.

Ad oggi, in seguito alla sconfitta di Mauricio Macri alle primarie a favore del peronista Alberto Fernandez, i mercati mondiali sono scesi in picchiata. Il 12 agosto 2019 la Borsa argentina è crollata chiudendo a -37,93%, il secondo peggior risultato degli ultimi 70 anni[1]. Crescono e si accentuano infatti i timori che il paese da ora in poi non tenga fede alle promesse di riforme fatte a seguito dell’accordo con il Fondo Monetario Internazionale (FMI). A spaventare i mercati a questo punto, non è solo l’instabilità politica data dalla sconfitta di Macri, ma anche un possibile ritorno del peronismo di Alberto Fernandez e di conseguenza dell’attuazione di politiche economiche sovraniste generalmente orientate al protezionismo ed all’isolamento. Come se ciò non bastasse, assieme ad Alberto Fernandez, si candiderà alla vicepresidenza anche Cristina Fernandez de Kirchner altro esponente del sovranismo e sotto inchiesta per corruzione[2].

Ciò che più lascia riflettere è il cambio di rotta intrapreso da Macri, il quale a seguito della sua sconfitta alle primarie, ha preso la decisione di attuare delle politiche populiste consistenti nel ripartire denaro agli argentini, congelare il prezzo della benzina ecc… sostanzialmente ponendo in essere politiche che da sempre aveva criticato. Inoltre, al fine di tranquillizzare i mercati, la sua decisione di parlare telefonicamente con Alberto Fernández, col quale si accordò al fine di mantenere una linea di comunicazione aperta, continua a destare delle domande. Tali azioni, infatti, non bastano a ridare fiducia ai mercati esteri. In tal senso, al fine di combattere la sfiducia dei mercati, la decisione presa da Macri di eleggere Hernán Lacunza come ministro delle Finanze con l’obiettivo di garantire la stabilità monetaria ed economica può sembrare una scelta sensata al proseguimento delle azioni di governo. Con lo scopo di ottenere la stabilità economica e soprattutto monetaria, il nuovo ministro delle finanze si ripropone di stabilizzare il tasso di cambio. Secondo Lacunza, infatti, questo è il meglio che si possa fare per il bene dei consumatori e soprattutto delle famiglie. Si ritiene infatti che il tasso di cambio sia ampiamente al di sopra del suo valore di equilibrio. Qualsiasi pressione al rialzo non obbedirà a fondamenta reali ma semplicemente speculative, inutili e dannose per il funzionamento dell’economia. Al sostituto di Nicolás Dujovne attende una nuova missione del Fondo monetario internazionale (FMI) per rivedere il raggiungimento degli obiettivi impegnati nel secondo trimestre, anche se non c’è ancora alcuna data. Lacunza ha ratificato il mantenimento dell’accordo con il Fondo monetario internazionale (FMI) e ha spiegato il raggiungimento degli obiettivi fiscali. Le recenti misure comportano maggiori ricavi per $ 54.841 milioni e un costo fiscale di $ 59.986 milioni. La differenza è di $ 5.146 milioni, pari allo 0,02% del PIL.[3] Lacunza, che ha giurato in carica prima della conferenza stampa, ha affermato che durante la sua amministrazione “gli orientamenti fiscali concordati con il FMI” saranno garantiti e ha invitato l’opposizione a raggiungere una maggiore stabilità degli scambi. Ha affermato che “è chiaro che il processo elettorale non è indifferente alla stabilità dei tassi di cambio e poiché il mercato presta più attenzione al futuro che al presente, ciò che il governo può fare è importante quanto ciò che può fare l’opposizione”, ha avvertito.[4]

Il prodotto interno lordo argentino e inflazione secondo il Fondo Monetario Internazionale

L’accordo con il FMI risale all’8 giugno 2018 quando gli argentini erano sotto la presidenza di Mauricio Macri e consisteva nel concedere all’Argentina un aiuto fino a 50 miliardi di dollari da ripartire in 3 anni. Si trattò del più grande prestito mai concesso ad uno Stato dal FMI. La situazione economica attuale dell’Argentina è caratterizzata sostanzialmente da grande instabilità, sia politica che economica. Gli anni di politiche attuate da Macri non sono stati in grado di risollevare il paese le cui lievi riprese sono state solo temporanee. In questo momento, l’attuale presidente argentino, sconfitto alle primarie dal candidato peronista Alberto Fernández, si trova a dover affrontare anche la sfiducia del suo popolo. Anche i sindacati sono scesi in piazza a Buenos Aires contro le sue politiche economiche, sancendo di fatto la sua fine.

Questo è un momento decisivo per l’Argentina. Le prossime elezioni che si svolgeranno ad ottobre 2019 potrebbero da un lato ridare parziale stabilità al paese che con le giuste politiche economiche potrebbe tornare ad essere competitivo, o segnare la sua débâcle. Il nuovo ministro delle finanze, Hernán Lacunza sembra poter rappresentare una speranza per il popolo argentino, almeno temporaneamente, sfruttando i prestiti del FMI in modo consapevole e strategico. Una cosa pare essere sicura, il futuro dell’Argentina non può essere segnato da politiche di breve e medio termine. Per fronteggiare quella che si è rivelata essere una delle crisi economico-finanziarie più dure ed importanti della storia bisogna guardare al lungo termine, al futuro e all’investimento consapevole delle risorse.


[1] https://www.ilsussidiario.net/news/argentina-macri-perde-primarie-crollo-borsa-40-le-societa-italiane-coinvolte/1915002/

[2] https://www.repubblica.it/economia/finanza/2019/08/12/news/argentina-233477577/

[3] https://www.clarin.com/politica/hernan-lacunza-mandato-central-garantizar-estabilidad-tipo-cambio-_0_d7hco9nn7.html

[4] https://www.clarin.com/politica/hernan-lacunza-mandato-central-garantizar-estabilidad-tipo-cambio-_0_d7hco9nn7.html

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