Le recenti proteste a Tbilisi, causate da un membro della Duma che si è rivolto al parlamento georgiano in russo, hanno messo in luce quanto siano delicate le relazioni fra Russia e Georgia. A fronte di un governo che ha cercato una distensione politica con Mosca, il popolo georgiano è rimasto comunque russofobo. Tuttavia, la grande presenza di turisti Russi in Georgia, evidentemente ben accolti, sembra cozzare con questo sentimento russofobo. Tramite public surveys del Caucasus Resource Research Center (CRRC) e dello International Republican Institute (IRI), cerchiamo con questo articolo di mettere chiarezza a questa apparente contraddizione e di spiegare le proteste di giugno.

Le recenti proteste di giugno a Tbilisi hanno riacceso la tensione fra la piccola repubblica caucasica della Georgia ed il gigante Russo [1] . Il presidente del Parlamento georgiano Irakli Kobakhidze ha dovuto dimettersi in seguito alle proteste, e non è mancata la reazione immediata da parte del Cremlino che ha bloccato i voli diretti fra Georgia e Russia. Il blocco non ha una durata fissata e mira a porre pressione sulla Georgia colpendola sul suo redditizio settore turistico. Infatti, nonostante la guerra del 2008 fra Georgia e Russia, il turismo russo in Georgia è andato crescendo negli ultimi anni. Nel 2018 i turisti russi rappresentavano addirittura il 20.9% del totale dei turisti, superati solo dai vicini Azerbaijani che si attestavano sul 21.2% del totale [2] . La massiccia presenza di turisti russi, evidentemente accolti abbastanza bene in Georgia, sembra essere in contrasto con la presenza di tensioni politiche fra i due paesi. Tensioni proprio recentemente sfociate nelle proteste di giugno a Tbilisi. Come si spiega allora questo apparente contrasto fra scontro politico e accoglienza? Quanto sono davvero russofobi i Georgiani?

Per rispondere a queste domande, si possono consultare i public surveys del Caucasus Resource Research Center (CRRC) e dello International Republican Institute (IRI). Il CRRC è un centro di ricerca basato nei tre paesi del Caucaso che dal 2006 conduce survey rappresentativi in Georgia, mentre lo IRI è un centro di ricerca americano che conduce survey rappresentativi in Georgia dal 2003. Per esempio, il seguente grafico del CRRC mostra il livello di approvazione di matrimoni fra donne Georgiane e uomini russi. La percentuale di approvazione, pur negli anni dopo la guerra del 2008, non scende mai sotto il 42%. Per fare un paragone, in Azerbaijan la percentuale di approvazione di matrimoni fra donne Azere e uomini Armeni non supera mai l’1% [3] .

Risultati simili si ottengono guardando il livello di approvazione nel fare business con i russi. La percentuale di approvazione infatti non scende mai sotto il 73%. I risultati ottenuti da questi survey, uniti al sempre crescente turismo russo (prima della crisi di giugno), suggeriscono che i Georgiani non abbiano un particolare senso di odio o disprezzo verso i Russi. Se un sentimento negativo esiste, questo è diretto verso la Russia in quanto Stato e Putin in quanto suo leader, e non verso i Russi in quanto persone.

Il grafico nella pagina seguente, ottenuto mettendo insieme i dati dell’IRI, mostra in effetti che un sentimento russofobo esiste in Georgia. In particolare, la linea blu misura (su una scala da 0 a 2) quanto i Georgiani reputino l’aggressione russa essere ancora presente; mentre la linea rossa misura (in termini percentuali) quanti Georgiani reputino la Russia una minaccia politica4. Se la russofobia era ancora alta all’inizio del 2012, essa è crollata quando la coalizione di opposizione Georgian Dream ha vinto le elezioni parlamentari di ottobre 2012[5]. Il sentimento russofobo è poi cresciuto di nuovo a partire da 2014 ed ha raggiunto un picco nel 2018 [4] . Queste variazioni si possono spiegare in parte con il desiderio di normalizzare le relazioni con la Russia che la coalizione Georgian Dream aveva promesso ai Georgiani nel 2012. Infatti, Georgian dream aveva promesso di focalizzarsi sulla crescita economica e la creazione di posti di lavoro, obiettivo che sarebbe stato più facile perseguire tramite una relazione più stabile con il vicino Russo. L’azione distensiva della coalizione ha funzionato nel primo anno e mezzo al potere, ma dal 2014 in poi i Georgiani hanno ricominciato a temere la Russia e a percepire l’invasione come un evento mai del tutto cessato. I motivi di questo repentino cambio non sono del tutto chiari, ma potrebbero avere a che fare con aspettative di politica estera ed interna disattese. Infatti, la distensione con la Russia non portò tutti i benefici sperati e promessi né permise di trovare una soluzione politica alla questione dei territori separatisti di Abkhazia e Sud Ossezia.

La russofobia e le dinamiche di politica estera sembrano poi influenzare intimamente le scelte di voto dei Georgiani. Some si evince dal grafico nella pagina seguente, la fiducia nel governo diminuisce tanto più diminuisce l’approvazione di dialogo con la Russia [6] . Nel primo anno e mezzo di potere di Georgian Dream l’approvazione del governo è alta così come è il desiderio di dialogo e distensione con la Russia. Ma come nel grafico precedente, a partire dal 2014 c’è una inversione di rotta. La politica distensiva del governo sembra non piacere più e i Georgiani perdono fiducia nel governo. Visto il minimo toccato nel 2018, non sorprendono più di tanto le proteste di giugno 2019.

In essenza, i Georgiani sono disposti a collaborare con cittadini russi in ambito economico, ad accoglierli come turisti e anche a legarsi con loro in maniera più intima tramite matrimoni. Ma il timore verso la Russia come Stato aggressore rimane e il desiderio di dialogo politico va scemando. Una russofobia solo a metà quindi. La politica di distensione della coalizione Georgia Dream, dopo aver catturato i Georgiani per il primo anno e mezzo di potere, non piace più. E questo disincanto si riflette nella sempre minor fiducia degli elettori nel proprio governo.

Cosa aspettarsi dal futuro quindi? In assenza di un candidato valido e carismatico, e in virtù del potere economico di Georgian Dream, l’attuale coalizione potrebbe ancora vincere le elezioni parlamentari di ottobre 2020. Tuttavia, esiste una finestra di opportunità per un candidato che voglia giocare sulla sempre crescente russofobia Georgiana [7] . Pur senza proporre uno scontro diretto con la Russia, una posizione politica più dura con Mosca potrebbe giovare elettoralmente sia all’attuale governo in carica sia ai vari sfidanti. In ogni caso, le elezioni di ottobre 2020 si preannunciano alquanto tese.

1 Per avere una panoramica delle proteste si può consultare il recente articolo di IARI: https://www.iariweb.com/post/cosa-sta-succedendo-in-georgia

2 https://gnta.ge/statistics/

3https://caucasusbarometer.org/en/cb-az/MARWARM/

4 Le risposte possibili a “Do you think that Russian aggression to Georgia is over or is it still going on?” erano: It is over and unlikely to resume (punteggio 0); It is over but likely to resume (punteggio 1); It is still going on (punteggio 2). Mentre le risposte possibili a “Which of these countries do you consider to be the most important partners for Georgia? Threats?” erano per la Russia o “Threat” o “Partner”.

5 La coalizione Georgian Dream vince le elezioni parlamentari di ottobre 2012, ma fino alle elezioni presidenziali del 2013 rimane presidente il rivale Mikhail Saakashvili. Nel 2013 Georgian Dream vincerà anche le elezioni presidenziali.

6 Alla domanda “Would you support further dialogue with Russia?” le risposte possibili: Fully Support (punteggio 3); Somewhat Support (punteggio 2); Somewhat Oppose (Punteggio 1); Strongly Oppose (punteggio 0). Alla domanda “Opinions of Institutions: Government (Cabinet of Ministers)?” le risposte possibili erano o “Favorable” o “Unfavorable”.

7 La russofobia tuttavia non può essere la sola carta giocata. Come indicano sia i dati dello IRI e di CRRC, le principali preoccupazioni dei Georgiani riguardano lo stato dell’economia in generale e la disoccupazione in particolare: http://www.iri.org/sites/default/files/2018-5-29_georgia_poll_presentation.pdf; https://caucasusbarometer.org/en/cb-ge/IMPISS1/

Sitografia:

Caucasus Resource Research Center (CRRS): https://caucasusbarometer.org/en/

International Republican Institute (IRI): https://www.iri.org/

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