La Repubblica Islamica dell’Iran, il gigante persiano da oltre 80 milioni di abitanti, è uno delle nazioni maggiormente colpiti dalla pandemia globale che giorno dopo giorno sta interessando sempre più paesi del mondo.
Gli ultimi update forniti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, aggiornati al 13 marzo, segnalano il preoccupante dato di oltre diecimila contagiati, che collocano l’Iran al terzo posto degli Stati colpiti dopo Cina e Italia, e 514 decessi.
La città con più contagiati è divenuta da pochi giorni la capitale Teheran, dopo che nelle settimane scorso era finita sotto i riflettori la “città santa” di Qom
Proprio da Qom, dopo la rivoluzione del 1979, lo Ayatollah Ruhollah Khomeini guidò per alcuni anni la neonata Repubblica Islamica.
Oggi è sede delle più rinomate scuole sciite, di un importante santuario, ed è meta di studiosi e pellegrini da tutto il paese, e non solo.
Si ritiene che il primo focolaio sia stato proprio lì, e che il governo iraniano ne abbia in un primo momento sottovalutato o nascosto la reale entità, soprattutto per tutelare le elezioni parlamentari che si sono tenute il 21 febbraio scorso e che la teocrazia al potere aveva necessità di far svolgere (per approfondire).

La situazione è diventata allarmante – e innegabile – quando Iraj Harirchi, Viceministro della Sanità dell’Iran, durante una conferenza stampa in cui stava cercando di minimizzare le voci che si rincorrevano sull’aumentare dei contagiati, ha iniziato a tossire vistosamente.

Il giorno successivo, il 25 febbraio, lo stesso Harirchi ha confermato la sua positività al COVID-19.
Negli ultimi giorni altri esponenti politici hanno dichiarato di aver contratto il virus, fra di loro anche Ali Akbar Velayati, già Ministro degli Esteri, e consigliere diplomatico della Guida Suprema Ali Khamenei.
Una situazione preoccupante che mette in ginocchio un paese già stremato dalle sanzioni economiche, dalla strategia di massima pressione del Presidente americano Trump, e impreparato ad affrontare la crisi medica in corso.
Per farne fronte l’attuale Ministro degli Esteri Javad Zarif, di concerto con il capo della banca centrale iraniana Abdolnaser Hemmati, ha richiesto al Fondo Monetario Internazionale uno strumento valido per aggirare le sanzioni e accedere a un prestito di circa due miliardi di dollari.

Nel caso non arrivasse un aiuto esterno le criticità per l’intera regione, Libano e Emirati Arabi Uniti sembrano essere stati contagiati da loro cittadini di rientro da Qom, sono molteplici.
L’impossibilità alle esportazioni, la chiusura prolungata dei confini, l’interscambio commerciale con la Cina in forte diminuzione, sono elementi che assieme al propagarsi della malattia potrebbero essere esplosivi sia per l’Iran, sia per i paesi limitrofi.
Indiscrezioni americane rivelerebbero la scavo di fosse comuni a pochi chilometri da Qom, dove il governo di Teheran avrebbe scelto di destinare i corpi delle vittime in assenza di una strategia più ampia per arginare il coronavirus.

Un’ipotesi non verificata ma che dimostra che, una volta di più, i rilfettori internazionali sono accessi sull’Iran.

Fonti:

 

https://www.who.int/docs/default-source/coronaviruse/20200312-sitrep-52-covid-19.pdf?sfvrsn=e2bfc9c0_2

 

https://www.middleeasteye.net/news/coronavirus-iran-sees-biggest-one-day-jump-cases

 

https://www.businesstoday.in/current/world/coronavirus-update-iran-imf-5-billion-combat-virus/story/398144.html

 

https://www.theguardian.com/world/2020/mar/12/coronavirus-iran-mass-graves-qom

 

 

 

 

 

 

 

 

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Davide Agresti

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