L’Amazzonia sta bruciando. Ancora una volta, come negli anni ’90, un “arco di fuoco” minaccia la sostenibilità dell’intero Pianeta. La produzione e il consumo di cibo diventano la molla dell’emergenza climatica: la foresta tropicale viene abbattuta, bruciata e trasformata in campi coltivabili. Il recente rapporto dell’IPCC[1] stima che la produzione alimentare globale sia responsabile del 21-37% delle “emissioni antropogeniche”. La distruzione dell’Amazzonia è in effetti la conseguenza di un conflitto geopolitico, che collega il Brasile alla Cina, la Cina agli Stati Uniti, al Brasile (come membro del Mercosur) e all’UE.

Quando si parla della crisi climatica, uno dei fattori che incide è la crescente richiesta, produzione e più in particolare geopolitica legata alla soia. Quando il presidente Trump dichiarò guerra commerciale alla Cina, una delle contromisure intraprese dalla Cina fu una maggiorazione del 25% sui prezzi della soia. Contemporaneamente, dopo l’elezione in Brasile del presidente Bolsonaro, le precedenti limitazioni legali alla deforestazione dell’Amazzonia e nel Cerrado, in parte significativa per la produzione di soia, sono state allentate.

Il Brasile aveva già superato gli Stati Uniti come principale esportatore di soia nel secondo decennio del XXI secolo. Questa guerra commerciale ha stimolato un grande balzo in avanti nelle esportazioni verso la Cina, già di gran lunga il maggiore importatore di soia dal Brasile (oltre l’85% delle esportazioni brasiliane nel 2018). Ci troviamo quindi dinanzi a due presidenti che negano i cambiamenti climatici, a una crescente domanda di soia, al crescente consumo cinese di carne, oltre alla deforestazione e alla conversione in territori coltivabili della foresta Amazzonica. Risultato? Un evento esplosivo di accelerazione del cambiamento climatico.

L’urgenza di affrontare l’uso del suolo e la produzione e il consumo di alimenti è diventata cardine nella lotta ai cambiamenti climatici; inoltre, la popolazione mondiale dovrebbe aumentare da 7 miliardi a 9 miliardi. Altrettanto significativi, sono i cambiamenti negli stili alimentari, in particolare le transizioni verso un maggiore consumo di carne.

La Cina ha una superficie agricola pro capite inferiore rispetto al Regno Unito e la metà di quella degli Stati Uniti e del Brasile. Le sue risorse idriche per la produzione alimentare sono ancora più scarse, un quarto della media mondiale. In questo contesto ambientale, e in seguito a una lunga storia di carestie, la politica della produzione alimentare è stata dominata dal doppio imperativo della sicurezza alimentare e dell’autosufficienza alimentare. Dopo la morte di Mao Tse Tung, l’intensificazione agricola si è combinata con una grande frammentazione della proprietà terriera nel quadro del Sistema di panificazione delle nascite. Distribuzione egualitaria di terreni a 250 milioni di contadini, incentivi di mercato ed un enorme aumento dell’uso di fertilizzanti chimici volti a soddisfare le necessità di risorse.

All’inizio del secolo, la Cina ha riconosciuto che la mancanza di risorse idriche era tale da mettere a rischio l’autosufficienza alimentare del Paese, quindi per soddisfare la domanda di aumento del consumo di carne è passata all’importazione di semi di soia dal Brasile. In Brasile così si è assistito ad una conversione dei terreni incolti in terreni agricoli, rendendo il paese il più grande esportatore mondiale di soia.  

La mancanza di risorse idriche e di terra in Cina crea la crescita della domanda in Brasile. La politica commerciale cinese condiziona questo commercio e le politiche brasiliane: il gigante cinese importa solo semi di soia interi, utili alla propria industria di alimenti per animali. Sempre più accordi, monetari e commerciali, vengono siglati tra Cina e Brasile, lasciando di fatto gli USA in una posizione marginale.  Appare sempre più chiaro che l’accordo commerciale tra l’UE e il Mercosur non è riuscito a far rispettare gli impegni, presi dai due blocchi di Paesi, sulla conservazione dell’Amazzonia o del Cerrado e che la soia-connection tra Cina e Brasile è un elemento fondamentale alla base del cambiamento climatico che stiamo vivendo oggi.


[1] https://www.ipcc.ch/2019/08/08/land-is-a-critical-resource_srccl/

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