A conclusione della Sport Integrity Week si torna a parlare di corruzione nello sport e dell’urgenza di strategie globali per contrastare il fenomeno.

Si è conclusa venerdì 11 settembre la prima edizione della Sport Integrity Week (SIW) organizzata da SIGA (Sport Integrity Global Alliance), organizzazione internazionale non governativa che dal 2015 si pone alla guida di un partenariato pubblico-privato per la promozione di governance in ambito sportivo. Ad oggi la SIGA è la più grande coalizione globale indipendente nel mondo, con oltre 100 partner tra cui governi, università, organizzazioni internazionali, imprese e ONG che cooperano per la promozione dell’integrità nel settore dello sport. In particolare, durante la giornata di apertura della SIW il Presidente dell’Organizzazione Franco Frattini e l’Amministratore Delegato Emanuel Macedo de Medeiros hanno sottolineato l’emergenza che sta vivendo il settore, sempre più minacciato dal fenomeno della corruzione, e l’urgenza di azioni e soluzioni concrete.

Negli ultimi dieci anni si è assistito ad una proliferazione di eventi ed iniziative internazionali volte a indirizzare l’attenzione di stakeholders economici e politici verso il tema della lotta alla corruzione – inserito per altro tra gli obiettivi dell’Agenda 2030 – con particolare attenzione al mondo dello sport. Di fatto, sebbene non si tratti di un problema recente, gli sviluppi che stanno interessando il settore sportivo rendono sempre più urgente l’adozione di strumenti di contrasto efficaci, e con un approccio prettamente globale. Lo sport, inteso come fenomeno sia sociale che economico, possiede un valore politico storicamente rintracciabile – si pensi solo che nell’Antica Grecia le Olimpiadi avevano il potere di interrompere le guerre – che contribuisce alla tutela strategica di obiettivi di solidarietà, sviluppo e pace. Attraverso gli eventi sportivi, in particolare quelli di stampo internazionale, vengono inoltre promossi valori di cooperazione e tolleranza, alla base di rapporti economici e politici tra gli stati.

La commercializzazione e professionalizzazione dello sport che si è verificata negli ultimi decenni, nonché la nascita di federazioni sportive nazionali e internazionali, hanno sicuramente incrementato la rilevanza economica del settore sportivo. I crescenti interessi finanziari che vi ruotano attorno hanno però aperto nuovi canali anche a fenomeni criminali di corruzione e manipolazione, ormai sempre più estesi. Tali fenomeni producono effetti doppiamente penalizzanti, interessando sia il piano economico che quello valoriale del settore. Sebbene le fattispecie criminose siano tristemente note (scommesse illegali, match fixing, doping, etc.) spesso si trascura il valore di un approccio globale al problema, non tenendo conto delle difficoltà legate all’attuazione di politiche di prevenzione e controllo nell’eterogeneità dei sistemi giuridici nazionali. Basti pensare ai rischi legati all’assegnazione di grandi eventi sportivi – olimpiadi, mondiali di calcio, etc. – ed agli appalti e concessioni ad essi collegati, che possono generare processi noti come doping amministrativo e contabile, solo uno dei nuovi meccanismi criminali relativi alla corruzione. Da un primo sguardo superficiale, si evince infatti come i fenomeni criminali abbiano subito un evoluzione anche in questo settore, inserendosi all’interno delle federazioni sportive, organi di giustizia sportiva e organismi di governance tanto locali quanto internazionali. Ai metodi di corruzione tradizionale, dunque se ne sono aggiunti di nuovi, relativi alla vendita di licenze, gestione di informazioni price sensitive fino al controllo dei servizi di gestione e ristorazione legati alle grandi strutture sportive.

In un certo senso è possibile considerare il mondo dello sport come un banco di prova per quegli strumenti che interessano le dinamiche di prevenzione e repressione del fenomeno della corruzione, ma è necessario un approccio multilivello. Le governance relative al settore sportivo sono spesso di natura privata, ma non è possibile immaginare una strategia prettamente nazionale o strettamente pubblica. In questo scenario, il partenariato pubblico-privato su scala globale proposto da SIGA risulta perfettamente coerente con le esigenze della lotta alla corruzione in questo settore. A tal proposito SIGA ha proposto una serie di interventi a tutela della sport integrity come l’Independent Rating and Verification System (SIRVS). Questo programma pilota permetterebbe la valutazione di numerose organizzazioni internazionali, inclusa la UEFA, certificandone l’integrità e l’indipendenza.

Non stupisce che la stessa Unione Europea sia recentemente intervenuta sul tema. Nel 2019 la Commissione Europea ha infatti realizzato uno studio sulla corruzione nel mondo dello sport, al fine di focalizzare gli sforzi degli Stati Membri e delle strutture europee nella lotta a questo fenomeno. In particolare, la natura complessa e multidimensionale della corruzione in questo specifico settore rende difficoltoso per i governi nazionali individuarne le relative vulnerabilità. Il report promosso dalla Commissione ha quindi l’obiettivo di mappare i principali sistemi di corruzione esistenti negli Stati Membri e gli strumenti giuridici utilizzati a livello nazionale ed internazionale per contrastarli. Vengono quindi analizzate pubblicazioni accademiche, documenti politici e paper ufficiali relativi a casi di corruzione nello sport, organizzando i dati e le informazioni relative a questi episodi e le conseguenti risposte dei governi e delle organizzazioni coinvolte, per un totale di 11 Paesi Membri e 6 casi di studio.

Dal documento si evince una corrispondenza tra specifiche sanzioni e la riduzione del fenomeno del match fixing, oltre alla relativa necessità di focalizzarsi su misure preventive a livello legislativo. A pari di quanto promosso durante la SIW, anche la Commissione raccomanda l’uso di multi-stakeholders, quali organi giudiziari, governi, ministeri, agenzie sportive nazionali e federazioni, nella programmazione di strategie anti-corruzione condivise a più livelli. Viene quindi rinnovato l’invito alla ricerca di convergenza tra i modelli di governance adottati dai diversi Stati Membri anche a livello internazionale, al fine di semplificare le strategie di contrasto alle fattispecie criminali. Un approccio globale viene quindi considerato vincente. Infine, il report mette in luce l’importanza di promuovere le “buone pratiche” di governance interne alle federazioni sportive, in contrasto con pratiche di gestione fumose e poco virtuose. L’Unione si impegna quindi a promuovere tali pratiche, nonché la creazione di forum ed eventi ad hoc, migliorando la condivisione di strategie efficaci nella lotta alla corruzione nello sport. In generale, negli ultimi anni si è registrato un aumento sia qualitativo che quantitativo nell’opera di prevenzione, individuazione e perseguimento delle frodi sportive. Le stesse organizzazioni e federazioni sportive, così come gli operatori di scommesse hanno implementato i controlli ed elevato i loro standard in termini di integrità. Anche gli organi di polizia e le unità anti-corruzione hanno potenziato i loro strumenti, supportati da governi nazionali sempre più sensibili al tema. Eppure la vittoria contro il fenomeno della corruzione è ancora lontana e continuerà ad esserlo finché non si sceglierà di mettere in campo strategie globali e condivise a livello internazionale.  

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