La Groenlandia sembrava lontana da ogni contagio. Eppure il coronavirus ha raggiunto anche queste latitudini. Due i positivi al momento. Quali contromisure ha intrapreso il governo di Nuuk?

Groenlandia, 56.000 abitanti. Uno dei paesi più isolati del mondo, con una densità abitativa tra le più basse: 0,027 abitanti per km². La capitale Nuuk, conta poco più di 17.000 abitanti; non ci sono strade interne che collegano le varie località; in Groenlandia ci si arriva solo tramite aereo dall’Islanda o dalla Danimarca, e tramite nave da crociera, dalle isole Svalbard in Norvegia o da Copenaghen. Uno scenario di isolamento insomma, eppure, il coronavirus ha colpito anche qui. Infatti è stata da poco diffusa la notizia dei primi contagiati in Groenlandia. Il  primo caso è stato registrato nella capitale Nuuk. Ad ogni modo il paziente è stato messo in isolamento, secondo i protocolli disposti ed annunciati dal governo della Groenlandia. Sembra che l’allarme in merito alla questione sia stato diffuso da un’infermiera dell’ospedale di Nuuk, grazie alla quale si è potuto registrare il caso e provvedere a disporre tutte le precauzioni del caso. Al primo contagio, ne è seguito subito un secondo. Doveroso pensare però, che fino a pochi giorni prima, la Groenlandia appariva ancora una zona “bianca” nella mappa geografica del contagio, ormai tristemente contrassegnata dal rosso, un po’ dovunque. Zona bianca che condivideva tuttavia, con paesi come Turchia, Corea del Nord, da cui per svariati e noti motivi, non è facile reperire informazioni tempestive e talvolta anche affidabili. Per un motivo analogo, i sospetti sulla presunta immunità della Groenlandia si andavano moltiplicando, a seguito anche del contagio che dilaga in Danimarca, da cui Nuuk dipende per alcuni settori fondamentali del proprio ordinamento. Tuttavia, da Nuuk, nulla di non detto. Il sospetto ricade più che altro sull’inadeguatezza del sistema sanitario locale che, fino al giorno prima del caso registrato di coronavirus, non avrebbe predisposto i controlli necessari.

Sembra chiaro che, l’eventuale diffusione del contagio in Groenlandia, scoperto giusto in tempo o forse, troppo tardi, desterebbe non poche preoccupazioni al fragile equilibrio dell’isola autonoma più grande del mondo. Un alto numero di positivi al coronavirus potrebbe costituire una vera e propria bomba per il sistema sanitario locale, tale da portare lo stesso al collasso, più di quanto non stia avvenendo in altri paesi,noti per la qualità dei propri ospedali. Basti pensare che seppure in Groenlandia vi sono presidi ospedalieri in quasi tutti i principali centri abitativi, il principale ospedale, il Queen Ingrid’s Hospital, conta appena 156 posti letto totali e non sarebbe in grado di reggere un colpo così importante. Inoltre mancano attrezzature e medicinali, dato anche il lungo isolamento e la mancanza di infrastrutture.

Le contromisure poste in atto dalle autorità groenlandesi, comunque, non si sono fatte attendere: il governo, infatti ha pensato di correre immediatamente ai ripari chiudendo tutti i voli e tutte le rotte, precludendo all’isola i contatti esterni. La compagnia Air Greenland cancella i voli fino al 4 aprile e nessun volo partirà dallo scalo principale di Kangerlussuaq. Restano isolate anche le località remote e fino al 13 aprile sono sospesi i collegamenti tra Reykjavik e Nuuk. Una precauzione necessaria ma quanto mai frettolosa. Infatti, il provvedimento ha causato non pochi problemi ai lavoratori stranieri presenti sul territorio, che difatti non possono tornare nel proprio paese, tra cui anche alcuni italiani. Questi lavoratori hanno manifestato la propria preoccupazione, sottolineando che in Groenlandia mancano le attrezzature necessarie per tale emergenza, tra cui i ventilatori polmonari utili nelle fasi più acute della malattia da coronavirus. Al momento quindi, la situazione in Groenlandia sembra passare per l’ennesimo rapido cambiamento. Oggi infatti, lo scenario appare desolato ed incerto. Ancora non sono quantificabili le ripercussioni che l’autoisolamento e la pandemia possa avere sul contesto socio-economico della Groenlandia, già traballante di suo e costantemente alla ricerca di conferme.

 

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Domenico Modola

Domenico Modola

Vivo a Brusciano (NA) laureato in Scienze Politiche, Studi Internazionali presso L’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale” , con una tesi in Geografia Politica delle Relazioni Internazionali. La macroarea di cui mioccupo è l’Artico. Scrivo di tutti gli aspetti relativi alla geopolitica di quei territori. Lo IARI Mi sta dando una grande opportunità di crescita, con annessa la possibilità di fare ciò che veramente mi piace. Essere analista IARI vuol dire confronto con una realtà seria e professionale, ma formata da giovani. Far parte di una redazione come quella di IARI è un grandissimo slancio. Il think tank offerto grazie alle analisi di redattori e collaboratori è un utilissimo mezzo per comprendere al meglio le dinamiche mondiali. Le analisi pubblicate sono di continuo stimolo e approfondimento.
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