Canada e Covid-19: al sud si conta l’incremento dei contagi, al pari di altri paesi del mondo. Unica eccezione è il Nuvanut: zero contagi. Le autorità corrono ai ripari per impedire anche il minimo contagio

Il Canada, come ormai la quasi totalità dei paesi del mondo, sta fronteggiando l’emergenza legata alla diffusione del virus Covid-19. Anche ad Ottawa è corsa contro il tempo per adottarle dovute contromisure, nonostante il sistema sanitario canadese sia tra i migliori al mondo. Attualmente il paese conta 8591 casi accertati, principalmente In Quèbec e Ontario. Meno colpite invece, risultano le regioni del nord: 5 casi nello Yukon, solo uno nei Territori del Nord-Est e zero casi nel Nuvanut. La regione artica, tra le più vaste al mondo, con un territorio che si estende per oltre 2.000.000 di km², è l’unica a non registrare ancora nessun caso.

La notizia, sicuramente positiva, va presa tuttavia, tenendo conto delle dovute considerazioni. La regione infatti, nonostante sia la più vasta, conta poco più di 36.000 abitanti, con una densità dello 0,02 abitanti per km² ; infine la capitale della regione, Iqualuit conta circa 8.000 abitanti. Inoltre va detto che le varie comunità residenti, sono molto distanti tra loro e, in alcuni casi, i collegamenti tra centri abitati sono complicati date le basse temperature e l’inadeguatezza delle infrastrutture. È chiaro che in contesto simile, dove per forza di cose i contatti risultano già limitati, il contagio non abbia ancora trovato il proprio spazio.

Ad ogni modo, le autorità sanitarie locali hanno ritenuto opportuno prevenire anziché curare. Di concerto con le autorità politiche della regione sono state intraprese misure restrittive analoghe a quelle adottate da altri paesi e regioni. Infatti è stata disposta dalla fine di marzo la chiusura dei viaggi verso il Nuvanut. Dal 30 marzo infatti, la regione si è “chiusa”; sono ammessi solo il personale sanitario e i cittadini della regione che rientrano sul territorio, per i quali è prevista la quarantena obbligatoria per 14 giorni. Per le persone che studiano e lavorano nelle altre regioni del Canada, invece è previsto l’isolamento, purchè effettuato nella regione in cui studiano o lavorano. Una lotta contro il tempo nel tentativo di mantenere il COVID-19 fuori dall’Artico orientale.

Il Nuvanut canadese rappresenta al momento una bella eccezione in un panorama globale interessato dalla pandemia. Tuttavia le precauzioni prese dalle autorità locali non sono assolutamente esagerate, dato che la regione non gode di strutture d’eccellenza come le altre regioni. Il sistema sanitario locale non copre a sufficienza tutte le località  della regione. Il rischio inoltre è legato anche alla tempestività di eventuali soccorsi, che data la precarietà della condizione delle strade e, la scarsità delle stesse, potrebbe rivelarsi un problema.

Lo scopo delle autorità quindi, sembra essere quello di impedire anche il minimo contagio, scongiurando così il problema. La questione del Nuvanut, nonostante ad oggi risulti la più positiva del Canada, è comunque oggetto di discussione da molto tempo. La regione, lasciata sola per molti anni, ha ricevuto maggiore attenzione con Trudeau al governo. Il premier canadese infatti ha messo in atto, in tempi non sospetti, un pacchetto di progetti per il Nuvanut, con l’intento di limare lo scompenso socio-economico che la regione presenta rispetto alle altre. Molto è stato fatto, ma molto bisogna ancora fare, in una regione che, essendo la meno organizzata, potrebbe avere gravi ripercussioni.

 

 

 

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Domenico Modola

Domenico Modola

Vivo a Brusciano (NA) laureato in Scienze Politiche, Studi Internazionali presso L’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale” , con una tesi in Geografia Politica delle Relazioni Internazionali. La macroarea di cui mioccupo è l’Artico. Scrivo di tutti gli aspetti relativi alla geopolitica di quei territori. Lo IARI Mi sta dando una grande opportunità di crescita, con annessa la possibilità di fare ciò che veramente mi piace. Essere analista IARI vuol dire confronto con una realtà seria e professionale, ma formata da giovani. Far parte di una redazione come quella di IARI è un grandissimo slancio. Il think tank offerto grazie alle analisi di redattori e collaboratori è un utilissimo mezzo per comprendere al meglio le dinamiche mondiali. Le analisi pubblicate sono di continuo stimolo e approfondimento.
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