Il CoronaVirus è la tempesta perfetta che potrebbe trasformare la Cina nel più grande attore dell’Artico

 Le cifre relative ai contagi nell’High North sono ad oggi relativamente basse rispetto al resto del mondo, non vi sono casi registrati alle Svalbard e tra le regioni più isolate dell’Artico. D’altra parte il virus è così sconosciuto che sembra difficile poter prevedere la sua evoluzione, dato certo è però che molte regioni e popolazioni indigene sono piuttosto vulnerabili al virus. Questi posti e queste popolazioni, già stremate dai cambiamenti climatici e dalle relative conseguenza dovranno quindi prepararsi anche ad affrontare una crisi sanitaria pur con tutte le difficoltà che da essa derivano come la lontananza da strutture sanitarie e la difficoltà negli spostamenti. I servizi sanitari non hanno la stessa capacità delle regioni settentrionali del paese.

Se le persone si ammalano in Artico, in media dovranno fare un viaggio più lungo per ricevere cure mediche, il rovescio della medaglia però è che ci sono anche più opportunità per arrestare la diffusione del virus o per contenerlo. Ad oggi non è provato che le temperature incidano nella propagazione del virus, è  certo invece che il basso numero di casi sino ad oggi registrato è per lo più dovuto alle enormi distanze che separano le popolazioni che ivi risiedono e alla bassa densità della popolazione.

La Groenlandia è una delle regioni artiche con i più bassi tassi di contagi, finora sono state confermate solo 11 persone positive. Si deve anche notare che le misure disposte dalla Norvegia stanno sortendo il loro effetto nel contenere i contagi. Ma se la situazione sanitaria appare sotto controllo, quello che sembra esserlo meno è la situazione geopolitica. Come sappiamo tutti, siamo in un momento nel quale tutte le maggiori potenze, anche artiche sono in lockdown e stanno affrontando la crisi sanitaria e sociale che dilaga nei propri Paesi.

Questo ha consentito quindi di direzionare tutte le attenzioni e le risorse di ciascun governo verso il ramo sanitario, allentando leggermente negli altri campi quali quello economico, politico ed espansionistico verso il Grande Nord. Siamo anche in una situazione paradossale che vede due dei tre più grandi attori artici completamente fuorigioco, stiamo parlando di Stati Uniti e Russia e uno, la Cina, in una fase di ripresa e di riapertura.Secondo le più recenti stime Pechino dovrebbe riprendersi prima di tutti dal punto di vista economico, già alla fine di quest’anno e questo ovviamente non può che essere un vantaggio per il dragone rosso.

 

Team della nave di ricerca Xue Long (Fonte: Alamy)

Il Presidente Xi Jinping non ha allenato la presa geopolitica nel mondo soprattutto in una fase nella quale la Cina si è offerta come Stato amico di molti altri attori indispensabili ai propri progetti polari. Questo non fa altro che confermare le ambizioni cinesi per un’ area come quella dell’Artico che diventa ancora più importante in una fase di ripresa economica per tutti.

Certo è che il coronavirus sta modificando tutte le pedine nello scacchiere geopolitico, chi vincerà questa partita però è ancora una grande incognita, nel frattempo la Cina ha riaperto le sue frontiere interne e sta riattivandosi.

 

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