Negli ultimi giorni, un nuovo tema si è introdotto nel dibattito politico americano: come arginare la diffusione del coronavirus in un paese in cui un tampone può arrivare a costare tra i 1400 e i 3000 dollari? E’ in queste situazioni che emerge quanto il sistema americano a volte sia contraddittorio, e quanto obiettivi politici come un sistema sanitario nazionale non possano essere definiti radicali o estremisti, soprattutto da noi italiani, che spesso diamo per scontato certi vantaggi di welfare.

Il sistema sanitario americano è il più costoso del mondo ma anche uno dei meno efficienti se comparato a quello di altri paesi sviluppati,come Germania, Francia e Italia. In questo momento complicato, le disuguaglianze insite nel sistema sanitario americanonon fanno altro che favorire la diffusione del coronavirus. Le precauzioni necessarie potrebbero infatti essere inattuabili da chi non possiede una adeguata assicurazione sanitaria, un congedo per malattia retribuito, o la possibilità di svolgere le proprie mansioni lavorative a casa.

Le caratteristiche fondamentali del sistema sanitario statunitense, già rendono estremamente difficile per molti americani permettersi le ordinarie cure mediche in condizioni normali; il coronavirus non farà altro che esasperare tali condizioni di disagio e soprattutto metterà in luce come, sotto questo punto di vista, gli Stati Uniti stiano sicuramente un passo indietro rispetto ad altri paesi, sicuramente meno ricchi, dove però la salute è considerata un diritto della persona.

Al 5 marzo, sono 160 i casi di coronavirus accertati negli Stati Uniti e 11 i deceduti. In ogni caso è probabile che, alla luce delle disuguaglianze insite nel sistema sanitario americano, i contagiati siano molto di più. Il presidente Trump in una telefonata con Fox News, ha messo in dubbio la veridicità del tasso ufficiale di mortalità del virus dichiarato dalla World Health Organization, pari al 3,4%, in virtù di una sua “sensazione”. Il magnate americano ha inoltre affermato che chiunque sia stato contagiato dal Covid-19, o come da lui chiamato “influenza corona”, può andare a lavoro tranquillamente, senza neanche andare dal dottore poiché non vede alcuna differenza tra il virus e una semplice influenza.

Mentre Trump si concede tali dichiarazioni, i CDC (Centers for Disease Control and Prevention) cercano di rendere più ampiamente disponibile la possibilità di effettuare il test per il virus, ma la struttura del sistema sanitario statunitense rende tutto molto complicato.

Ad oggi, l’americano medio come deciderebbe di comportarsi stando alla prassi ordinaria?

Per prima cosa, l’americano deve effettivamente prendere la decisione si sottoporsi al test, scelta non sempre facile, poiché potrebbe comportare spese mediche considerevoli. Per ora il governo ha assicurato agli americani di coprire sia i costi dei test per i pazienti coperti da Medicaid e Medicare (le assicurazioni sanitarie nazionali dedicate rispettivamente alla popolazione estremamente povera e anziana), sia i costi per i test somministrati presso i laboratori di sanità pubblica federali, statali e locali. Non è chiaro, invece, quanto verrà addebitato ai pazienti per i test effettuati presso strutture accademiche o commerciali, o se tali strutture dovranno essere convenzionate con il piano assicurativo dei pazienti. Proprio di recente, un uomo di Miami ha ricevuto una fattura di 3.270,75 dollari dopo essersi coscienziosamente recato in ospedale, poiché a seguito di un viaggio in Cina presentava alcuni dei sintomi tipici del coronavirus.

Le istituzioni statunitensi hanno invitato gli americani ad adottare alcune semplici misure precauzionali al fine di arginare la diffusione del virus, quali per esempio lavarsi le mani, assentarsi dal lavoro se ci si sente male e parlare con un medico se si hanno i sintomi della malattia.

Tuttavia, nel sistema americano anche semplici misure come queste possono rivelarsi complicate.

L’altissimo costo dell’assistenza sanitaria e la mancanza di giorni di malattia garantiti e retribuiti, lasciano intendere che gli Stati Uniti debbano, oltre che consigliare di lavarsi le mani più spesso, anche muoversi affinché avvenga un cambiamento sostanziale del sistema sanitario che si dimostra non solo auspicabile ma soprattutto necessario.

Secondo un sondaggio del 2018 dell’Università di Chicago e del West Health Institute, gli americani hanno più paura di pagare l’assistenza sanitaria se si ammalano gravemente (40%) che di ammalarsi gravemente (33%). Come è possibile arginare un’epidemia se il sistema ha insegnato agli americani ad andare dal dottore solo quando inevitabile e solo dopo aver maturato tale decisione nel tempo e averne valutato i potenziali costi?

Anche nei paesi con un sistema sanitario pubblico spesso i pazienti ritardano o evitano le visite mediche, ma il motivo deterrente non è mai la paura delle spese mediche troppo elevate. Quando si parla di paesi sviluppati, gli Stati Uniti sono l’unico paese al mondo con questo problema. Allora, probabilmente, ciò per cui combattono politici come Bernie Sanders, Elizabeth Warren e Alexandria Ocasio-Cortez, non è niente di radicale o di estremista. Forse questo periodo difficile potrebbe costringere gli Stati Uniti a riflettere sulle falle del proprio sistema, e chi lo sa, magari potrebbe aumentare il peso del dibattito sulla riforma del sistema sanitario, o addirittura dare un leggero vantaggio a Sanders per quanto riguarda la corsa alla nomination democratica.

Fonti

https://www.theguardian.com/world/2020/feb/27/coronavirus-outbreak-us-healthcare-sick-leave

https://time.com/5794672/health-insurance-deductibles-coronavirus/

 

 

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