Ankara minaccia nuove esplorazioni energetiche in nuovi differenti blocchi da lei identificati. Atene ha dichiarato l’illegittimità delle pretese turche sui mari del Mediterraneo orientale e si dice pronta a reagire. Quali sono, però, le radici del conflitto?



Secondo quanto riportato da un giornale greco, la Turchia avrebbe pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del Governo di Ankara, in data 30 maggio, una mappa che delinea perfettamente l’area di esplorazione concessa alla Turkish Petroleum Corporation (su loro stessa proposta). Un’area che deriverebbe sommariamente dall’accordo bilaterale stipulato da Ankara e Tripoli, da molti ritenuto internazionalmente illegittimo.

La mappa identifica 24 differenti blocchi di possibile esplorazione. I punti in questione si sovrapporrebbero alla piattaforma continentale greca (di sovranità esclusiva di Atene, dunque) nelle vicinanze di Creta, Kasos, Karpathos e Rodi, isole molto importanti e strategiche per la Grecia.



Il giorno successivo la suddetta pubblicazione, il Ministro dell’Energia turco, Fatih Donmez, ha dichiarato che una nuova nave di perforazione sarà pronta a salpare entro l’anno.  

Per tutta risposta, il Ministro degli Esteri greco ha convocato l’ambasciatore turco, per rimarcare la posizione di Atene sulle controverse mosse che Ankara così frettolosamente sta compiendo.

Con tutta probabilità, ad incalzare le reazioni della Turchia è stata anche la recente estromissione dalla East Mediterranean Gas Forum. Molti hanno pensato che la scelta degli altri attori coinvolti (in particolare, Israele, Egitto, Grecia e Cipro) fosse dettata dalla netta presa di posizione turca, ovvero l’inizio delle trivellazioni nel Mediterraneo orientale al Nord di Cipro e la stipula dell’accordo bilaterale con il governo di Tripoli. Va ricordato che, in ogni caso, già nei precedenti dialoghii più rilevanti risalgono al gennaio 2019circa la costruzione della EastMed pipelinedialoghi favoriti e mediati dagli USAnkara era stata estromessa, nonostante la notevole rilevanza territoriale e marittimae la questione turco-cipriota.

Ankara si è ritrovata fuori dai giochi di potere del gas, probabilmente per vari fattori, primi fra tutti l’eccessiva vicinanza, su questa specifica materia, alla Russia (la TurkStream pipeline ne è esempio) e le tensioni enormi con l’Unione europea e, in particolare, con la Grecia e Cipromolto più antiche della questione energetica.

Le recenti scoperte nel Mediterraneo orientale fanno gola un po’ a tutti gli attori regionali: anche la Francia, molto distante, ma con interessi energetici pressanti – Total – ha avanzato la propria candidatura all’East Mediterranean Gas Forum.

Ci sarebbe però bisogno di una strategia unificante le varie realtà mediterranee. Alla Grecia e a Cipro potrebbe risultar utile una famosa citazione di Al Pacino – Michael Corleone – ne “Il Padrino – Parte II”: «Gli amici tieniteli stretti, ma i nemici ancora di più».

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Maria Nicola Buonocore

Maria Nicola Buonocore

Sono Maria Nicola Buonocore, classe 1996. Ho conseguito il titolo triennale in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali nel 2018 all’Università di Napoli “l’Orientale”, con tesi in Storia Sociale, cercando i collegamenti e le divergenze fra la “rivoluzione intellettuale” di Don Lorenzo Milani e i moti sessantottini. Ora frequento l’ultimo anno di Corso in Specialistica in Relazioni Internazionali ed Analisi di Scenario alla Federico II, con indirizzo in Geopolitica economica. Dato il grande interesse umanistico e per sensibilità religiosa, ho seguito diversi corsi presso la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale, oltre che ad aver approfondito da autodidatta altre due importanti religioni: ebraismo ed Islam.
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