Con il nuovo governo non cambia quello che resta senza dubbio uno dei temi più caldi e discussi in Italia, ovvero quello relativo all’immigrazione. Sappiamo tutti quale sia stata l’attenzione posta sul fenomeno da Matteo Salvini nel precedente governo, c’è curiosità adesso nel capire come sarà gestita questa patata bollente dal nuovo governo di Giuseppe Conte. È facile intuire come nei prossimi mesi il tema sarà affrontato in maniera se non diametralmente opposto, quantomeno con un “tiro” sostanzialmente corretto, per la “gioia” dell’opposizione guidato dall’ex ministro Salvini che punterà forte su questo cavallo di battaglia. Cosa si prospetta dunque per l’Italia? Come sarà gestito il fenomeno?

Andiamo innanzitutto a osservare la nuova figura insediatasi al Ministero dell’Interno, ovvero Luciana Lamorgese, un ministro “diverso” (non staremo a dire se migliore o peggiore) senza dubbio da Matteo Salvini. Perché? Sembra che la questione migranti, tema come detto prima molto caldo di questi tempi, voglia essere a tutti i modi regolata dal nuovo governo che ha affidato l’incarico a una come la Lamorgese per stemperare il clima d’odio attuato (secondo loro) dall’operato salviniano. Il Ministero degli Interni è stato negli ultimi 14 mesi nelle mani di un leader delle due forze politiche principali del Paese, ergo il fenomeno dell’immigrazione è stato esposto in primo piano come “piaga” da combattere il più in fretta possibile. Togliere un’ingombrante figura politica alla guida di un Ministero che si occupa di temi così delicati è innanzitutto un metodo per abbassare la tensione riguardo al fenomeno dell’immigrazione, la Lamorgese sotto questo punto di vista potrebbe sicuramente essere un innesto positivo perché sarebbe il personaggio ideale per stemperare il fuoco mediatico che si scatena ogni qualvolta si parla di “barconi” e “clandestini”.

In sostanza, ciò che sembra voglia fare il nuovo governo per “sconfiggere” il problema immigrazione è ridurne la centralità nei progetti dell’esecutivo e privarlo di tutta l’attenzione di cui ha goduto finora. Dimostrazione di tutto questo sono i toni più “pacati” e “istituzionali” attuati senza lasciarsi andare ai dibattiti e alle proteste puramente propagandiste. Come detto da Nicola Zingaretti (segretario del Partito Democratico) l’Italia non ha avuto vere e proprie politiche di gestione del fenomeno, bensì è stata soltanto messa paura ai cittadini italiani. Stando a quelle che dovrebbero essere le linee di intervento si parla di proposte a livello europeo per una maggior collaborazione sulla gestione dei flussi migratori, riforma del Regolamento di Dublino, aprirsi a un approccio strutturale che affronti la questione nel suo complesso superando la semplice logica emergenziale. Chiaramente il primo provvedimento che dovrebbe finire sotto lente d’ingrandimento del nuovo governo è il decreto sicurezza-bis voluto dall’ormai ex Ministro dell’Interno, “l’eredità” oserei dire lasciata da Salvini al nuovo governo che si ritrova a dover fronteggiare le proprie divergenze su un tema a lui così tanto caro.

Da un lato abbiamo una forte intransigenza dal punto di vista del PD che vorrebbe fare un netto taglio col recente passato giallo-verde, dall’altro il M5S che più che eliminare il vecchio corso vuole eliminare gli “eccessi” di cui è stato accusato il leader della Lega.Staremo a vedere come sarà gestito il fenomeno nel prossimo futuro, penso che la questione immigrazione sia un tema che continua a spaccare e fomentare l’opinione pubblica per molto tempo, se da un lato c’è un governo che cerca di “aggiustare il tiro” dall’altro lato c’è un’opposizione che punterà forte sul loro punto debole.

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Stefano Privitera

Stefano Privitera

Stefano Privitera. Laurea in Relazioni Internazionali. Per lo IARI analizza la politica interna italiana
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