Secondo l’OMS al giorno d’oggi non si sono ancora registrati casi di positività al coronavirus e anche secondo le fonti governative non ci sarebbe nessun individuo positivo, a differenza di quanto era stato fatto trapelare qualche giorno fa da fonti internazionali.

La Siria osserva l’evolversi della situazione in Europa e in Asia.  Damasco è sicuramente al corrente delle vittime che si stanno registrando ogni giorno in Iran ed è consapevole che un’eventuale diffusione del virus nel proprio Paese si andrebbe a sommare al conflitto che è al suo nono anno. Si tratterebbe di affrontare ulteriori difficoltà che si aggiungerebbero a quelle che vedono protagonista il regime nella battaglia per riprendere il controllo di Idlib e dintorni.

Nel frattempo, nonostante Damasco possa vantare ancora di essere con Montenegro, Libia e Macedonia del Nord uno dei pochi Paesi del Mediterraneo a non esser stato colpito dal virus, le autorità nazionali hanno deciso di approvare misure volte ad evitare assembramenti, sono state chiuse scuole, università, centri culturali e ricreativi fino al 2 aprile. Inoltre, si sta puntando da qualche giorno sull’aumento della produzione di generi alimentari e industriali per non farsi cogliere eventualmente impreparati successivamente.

Il regime ha quindi deciso di favorire a livello fiscale importatori di alimenti, materiali industriali, detergenti e disinfettanti per gestire meglio la situazione che potrebbe prevedere nuovi scenari.

Nella giornata di mercoledì 18 marzo il Presidente siriano ha disposto il rinvio di un mese per le elezioni legislative previste per il 13 aprile.

Per quanto riguarda i timori di una probabile diffusione del virus, l’amministrazione autonoma curda ha già fatto trapelare le sue preoccupazioni. Nel nord-est siriano la popolazione lamenta la scarsa attenzione nei confronti delle misure che andrebbero prese per prevenire la diffusione del Covid-19. Esse vengono giudicate come insufficienti; tuttavia nessun caso è stato ancora registrato.

Fonti curdo-siriane, precisamente un report televisivo, affermano che solo l’1% della popolazione di Qamishli indossa già mascherine protettive che, tra l’altro, sono quasi irreperibili nelle farmacie dell’area. Altre fonti fanno sapere, invece, che queste vengono distribuite soprattutto ai medici e che, in ogni caso, il loro prezzo è aumentato del 250% rispetto a situazioni normali.

Per monitorare i flussi verso il nord-est siriano, le autorità curde hanno optato per il collocamento di presidi sanitari tra la Siria e il Kurdistan iracheno. Agli individui che giungono nella regione autonoma viene misurata la temperatura corporea. Finora sono stati monitorati quattro casi sospetti ma che sono risultati alla fine negativi.

La potenziale diffusione del coronavirus in Siria-molto dipende da come si evolverà la situazione in Iran, se essa peggiorerà e se avrà un impatto su Damasco- si andrebbe a sommare alle proteste in atto a Idlib che hanno bloccato l’autostrada M4. L’opposizione legata alla Turchia è spaccata e protesta.

Il Fronte di Liberazione Nazionale e l’Esercito Siriano Libero si schierano a favore dell’accordo sul cessate il fuoco e sui pattugliamenti tra Russia e Turchia, mentre HTS rifiuta tutto ciò.

Alcune fonti governative ritengono che dietro le proteste ci sia proprio questo gruppo terroristico che cerca sempre più di avere il controllo su Idlib. Altre proteste si registrano a Suwaida, nel sud, dove la popolazione chiede l’alleggerimento delle restrizioni applicate dal regime e la fine di atti di violenza.

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