Autoproclamatasi indipendente nel 1983, la Repubblica Turca di Cipro del Nord si estende nella zona settentrionale dell’isola di Cipro, in una posizione strategica tra Europa, Asia e Africa. Non riconosciuta dalla Comunità internazionale e occupata dalle forze militari turche, essa costituisce per Ankara un baluardo nel Mediterraneo orientale, dove si sta giocando un’importante partita energetica che, negli ultimi mesi, ha portato la tensione alle stelle.  

Attraversata dalla Green Line, la linea demilitarizzata istituita dall’ONU a seguito dell’occupazione turca di Cipro nel 1974, Nicosia è ormai l’unica città europea ad essere divisa in due a causa di un conflitto ancora oggi irrisolto. La Linea Verde, presidiata dalla missione UNFICYP delle Nazioni Unite e lunga 180 chilometri, costituisce una sorta di “terra di nessuno” al confine tra la zona a maggioranza greco-cipriota e quella a maggioranza turco-cipriota, finalizzata ad impedire che le differenze identitarie e culturali possano portare allo scontro. Ad essere divisa in due, però, non è solo la capitale, ma l’intera isola di Cipro. L’isola, infatti, che è la terza del Mediterraneo per estensione, si trova sotto la giurisdizione della Repubblica di Cipro, ufficialmente riconosciuta dalla Comunità internazionale, ma un terzo del suo territorio, a nord della Green Line è occupato dall’autoproclamata Repubblica Turca di Cipro del Nord, riconosciuta esclusivamente dal governo di Ankara.

La storia

Occupata dagli Ottomani nel 1571, ceduta al Regno Unito sulla base di un accordo raggiunto al Congresso di Berlino del 1878 e, in seguito, annessa dalla Corona britannica come colonia, l’isola di Cipro ottenne l’indipendenza solo nel 1960 con il Trattato di Zurigo e Londra. Il Trattato, negoziato da Regno Unito, Grecia e Turchia, in presenza dell’allora leader della maggioranza greco-cipriota, l’arcivescovo Makarios III, e del leader della minoranza turco-cipriota, Fazıl Küçük, diede vita non solo alla Repubblica di Cipro e alla sua Costituzione, ma anche ad un successivo Trattato di Garanzia. Con quest’ultimo, le potenze coinvolte si impegnavano a tutelare la neoproclamata repubblica da eventuali provocazioni che ne avessero messo in discussione l’ordine costituzionale, senza però precisare attraverso quale tipo di “azioni” sarebbe stato possibile intervenire. Tuttavia, non passarono molti anni prima che gli eventi potessero dimostrare la fragilità dell’indipendenza conquistata da Cipro. Nel 1963, Makarios III propose degli emendamenti alla Costituzione al fine di riequilibrare, secondo il principio di proporzionalità, la distribuzione del potere tra i rappresentanti delle due fazioni greco-cipriota e turco-cipriota. Gli emendamenti vennero respinti dalla componente turco-cipriota e la Costituzione del 1960 venne disapplicata. Iniziarono così i primi scontri. Da una parte, i turco-ciprioti, fomentati da Ankara, premevano per il Taksim, ovvero per la ripartizione dell’isola. Dall’altra, i greco-ciprioti, sostenevano l’ideale dell’Enosis, l’unione, con riferimento alla possibilità dell’unificazione di Cipro alla Grecia.

Gli eventi precipitarono nel 1974, quando la Guardia Nazionale Cipriota, sostenuta dalla Giunta dei colonnelli insediatasi in Grecia con un colpo di Stato militare nel 1967, con un golpe rovesciò il governo di Makarios. La Turchia, invocando il diritto di intervento previsto dal Trattato di Garanzia, il 20 luglio 1974 invase Cipro, giustificando l’invio di truppe di terra con la necessità di tutelare i diritti della comunità turco-cipriota dell’isola. L’operazione, infatti, nota come Operazione Atilla, nella zona di influenza turca dell’isola venne denominata “Operazione di pace del 1974”. L’esercito turco occupò il 3% del territorio di Cipro e circa 5.000 greco-ciprioti furono costretti a lasciare le proprie case. Le Nazioni Unite condannarono immediatamente l’intervento e, con la Risoluzione 353 del Consiglio di Sicurezza, chiesero il cessate il fuoco e l’avvio di negoziati per il ripristino della pace a Cipro. Pochi giorni dopo, il 23 luglio 1974, la Giunta militare greca capitolò. Il nuovo governo, guidato da Konstantinos Karamanlis, si oppose al coinvolgimento della Grecia nel conflitto.

Le trattative di pace, però, non condussero a nessun accordo e la Turchia, il 14 agosto 1974, avviò una seconda operazione militare, invadendo il 40% dell’isola di Cipro, corrispondente all’intero territorio situato a nord della Green Line. Ancora una volta le Nazioni Unite contestarono l’intervento turco, sostenendo che questo non potesse essere ricondotto alle prescrizioni del Trattato di Garanzia, in quanto l’esercito turco si sarebbe dovuto limitare a ripristinare lo status quo ante, senza avanzare ulteriormente e, soprattutto, senza provocare de facto la ripartizione dell’isola in due. Nel 1983, nel territorio occupato dalle forze militari turche è nata l’autoproclamata Repubblica Turca di Cipro del Nord, la cui sovranità non è mai stata riconosciuta dalla Comunità internazionale. L’unico governo a riconoscere l’autorità di Cipro del Nord è stato quello di Ankara.

Le relazioni con l’ONU e il Piano Annan

Le Nazioni Unite non hanno mai riconosciuto la Repubblica Turca di Cipro del Nord. Con la Risoluzione 541 del 1983, il Consiglio di Sicurezza ha dichiarato “legalmente non valida” la dichiarazione di indipendenza di Cipro del Nord e ha invitato gli altri Stati membri a riconoscere la Repubblica di Cipro quale unica autorità legittima sull’isola. Nel 2002, Kofi Annan, allora Segretario delle Nazioni Unite, presentò il Piano Annan per la risoluzione della questione di Cipro. Il Piano prevedeva la costituzione di una Repubblica Unita di Cipro, con bandiera e inno nazionale unificati, retta da un Governo federale composto da due Stati costituenti, con un Senato federale composto da 24 membri greco-ciprioti e 24 membri turco-ciprioti. Il Presidente sarebbe stato greco, il vicepresidente turco. Il Piano, sottoposto a referendum il 24 aprile 2004, venne approvato dalla maggioranza dell’elettorato turco-cipriota (65%), ma venne respinto dalla maggioranza dell’elettorato greco-cipriota (75%). I greco-ciprioti, in particolare, contestavano che il Piano Annan non prevedesse un programma di ritorno dei rifugiati nelle proprie abitazioni né il ritiro delle truppe di occupazione turche e la smilitarizzazione dell’isola. Il Piano, dunque, non è mai entrato in vigore.

I rapporti con l’UE

La bocciatura del Piano Annan e la mancata risoluzione della questione di Cipro, con la conseguente impossibilità per le autorità della Repubblica di Cipro di esercitare il controllo sulla parte nord dell’isola, de facto occupata dalle forze militari turche, hanno certamente avuto un impatto negativo sulle relazioni tra Nicosia e Bruxelles. Infatti, nonostante la Repubblica di Cipro sia ufficialmente entrata a far parte dell’Unione europea il 1° maggio 2004 e sebbene, da un punto di vista giuridico, il territorio di Cipro del Nord possa essere considerato parte dell’UE, l’applicazione dell’Acquis comunitario è limitata alla sola regione a sud della Green Line. Gli abitanti dell’autoproclamata Repubblica Turca di Cipro del Nord, in ogni caso, sono formalmente considerati come cittadini della Repubblica di Cipro e, quindi, cittadini europei. Tuttavia, l’UE sostiene fortemente la ripresa dei negoziati allo scopo di porre fine alla controversia e consentire una piena integrazione della Repubblica di Cipro nell’Unione europea. Nel frattempo, in più di un’occasione Bruxelles ha condannato come illegale l’ingerenza di Ankara negli affari di Cipro, con particolare riferimento alle trivellazioni condotte a nord-est dell’isola, in acque territoriali cipriote, e alla conseguente violazione della sovranità della Repubblica di Cipro, uno Stato membro dell’UE.

Cipro del Nord e la partita del gas: una questione europea?

Europea dal punto di vista storico e culturale, ma asiatica dal punto di vista geografico, in una posizione strategica tra Europa, Asia e Africa, divisa in due tra Repubblica di Cipro e Repubblica Turca di Cipro del Nord, Cipro certamente rappresenta un unicum nel Mediterraneo orientale e svolge un ruolo niente affatto secondario nella partita energetica che è in corso. La scoperta di ingenti giacimenti di gas naturale nella zona e l’avanzamento del progetto del Gasdotto EastMed, infatti, hanno fornito alla Turchia il pretesto per avanzare pretese sulle zone economiche esclusive a nord est di Cipro, ricche di idrocarburi. Ankara ambisce a ricoprire un ruolo di leader nel panorama energetico del Mediterraneo orientale e Cipro del Nord, da questo punto di vista, costituisce una sorta di baluardo attraverso cui la Turchia cerca di difendere i propri interessi politici ed economici. Tuttavia, la progressiva militarizzazione delle zone di mare contese solleva il timore che, questa volta, il dispiegamento di forze da parte della Turchia non faccia parte di un’esercitazione convenzionale, ma di un piano di equipaggiamento preventivo dell’area, in vista di una possibile escalation nelle acque del Mediterraneo orientale. Ciò, inevitabilmente, riaccende i riflettori (anche) sulla questione di Cipro, una questione che, pur essendo stata riconosciuta come problematica sin dall’inizio, non è mai stata risolta. Lo scoppio di un conflitto a Cipro significherebbe lo scoppio di un conflitto alle porte dell’Europa, in un Paese membro dell’Unione europea. Alla luce della tensione che si è venuta a creare nel Mediterraneo orientale, dunque, si comprenderà che la questione di Cipro e dell’autoproclamata Repubblica Turca di Cipro del Nord debba necessariamente essere considerata dall’UE e dai suoi Stati membri come una questione di interesse strategico.

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