Qual è la strategia di sviluppo energetico di Pechino che vieta i sacchetti in plastica ma investe in progetti legati al carbone fuori dalla Cina?

Il governo cinese negli ultimi anni si è fatto protagonista nella lotta contro il cambiamento climatico; in particolare dal 2016, anno in cui ha firmato l’Accordo di Parigi, impegnandosi così a ridurre le emissioni di CO2 entro il 2030.

Il governo ha promosso iniziative eco-friendly sul territorio cinese, per citare alcuni esempi: La Grande Muraglia Verde, raccolta differenziata a Shanghai, veicoli elettrici sulle strade, maggiore produzione di energie rinnovabili e recentemente il divieto di utilizzo di borse in plastica monouso nelle grandi città.

La protezione ambientale è entrata nella retorica del Partito Comunista Cinese da quando il Presidente Xi Jinping nel 2013 ha affermato: “Acque azzurre e montagne pulite sono come riserve d’oro e d’argento”.

Molte le iniziative a Pechino, dove il riscaldamento domestico a carbone è stato proibito e l’ultima delle quattro centrali elettriche a carbone è stata chiusa nel 2017. I risultati sono sorprendenti; nel gennaio 2020 è stata infatti registrata in città l’aria più pulita dal 2013. Nonostante i risultati incoraggianti a Pechino, è bene ricordare che la capitale è usata come vetrina dal Partito-Stato.

Nel quadro del consumo energetico complessivo cinese, i combustibili fossili occupano ancora un ruolo di primo piano, in particolare il carbone rappresenta la più grande fonte di energia elettrica. Nel 2017 il consumo di carbone costituiva il 60,4 % del consumo energetico totale, confermando una diminuzione, e il 69,6% della produzione energetica totale. La Cina nel 2018 si è confermata il primo produttore mondiale di carbone, con un totale di produzione cinque vote superiore all’India, seconda in classifica. Nel tentativo di promuovere energia pulita negli ultimi cinque anni il governo ha dismesso centrali elettriche a carbone considerate inefficienti per sostituirle con impianti più estesi, efficienti e “puliti”.

 

L’aspetto interessante, tuttavia è l’approccio completamente differente adottato dalla Cina nei confronti delle centrali elettriche a carbone in altri paesi nel mondo. Global Energy Monitor, una ONG statunitense, traccia tutti i progetti infrastrutturali legati al carbone nel suo Global Coal Plant Tracker, includendo dettagli sul finanziamento dei singoli progetti.


Seguendo questo indicatore, gli investimenti Cinesi in centrali elettriche a carbone sono diretti prevalentemente in tre paesi: Sud Africa, Egitto e Vietnam. In Sud Africa i blackout causati da un sistema inefficiente di produzione e distribuzione di energia sono frequenti. Secondo il Piano delle Risorse annunciato dal governo sudafricano nell’Ottobre 2019, il carbone garantirà circa il 59% del totale della fornitura energetica entro il 2030. La ragione principale per questo elevato utilizzo di carbone è la sua abbondanza nel territorio sudafricano. Per risolvere i sopracitati blackout e garantire una fornitura regolare, Eskom, l’azienda statale responsabile della produzione del 95% dell’energia elettrica nel paese, ha annunciato nel 2007 la costruzione di due centrali elettriche a carbone gemelle nel Nord-Est del paese: Medupi e Kusile. Con una capacità totale di 4,76MW contribuiranno per il 25% della capacità di produzione elettrica del paese.

Dopo ritardi nella costruzione causati da un’inadeguata assegnazione di fondi, Eskom ha annunciato nel luglio 2018 un accordo con la China Development Bank (CDB) per un prestito del valore di $2,5 miliardi. Questa somma è destinata al completamento di Medupi e Kusile. China Development Bank è un’istituzione finanziaria statale, controllata dal Consiglio di Stato e considerata una banca demandata a finanziare i progetti di sviluppo infrastrutturale su larga scala.  China Development Bank è il maggiore investitore nella Belt and Road Initiative, con circa $110 milioni investiti in progetti in 37 paesi. Nel marzo 2019, un ritardo nel pagamento di una rata del prestito da parte della CDB ha costretto Eskom a chiedere un finanziamento al Ministero delle Imprese Pubbliche sudafricano e ha posto dubbi sul completamento del finanziamento.

Anche Dongfang Electric Corporation, un’azienda statale di forniture elettriche con sede a Chengdu, è coinvolta in Medupi e Kusile: l’azienda è stata accusata di avere vinto illegittimamente l’appalto per la costruzione delle turbine a vapore nei due impianti.

Cina e Sud Africa collaborano a livello economico e diplomatico nel quadro del Forum sulla Cooperazione Sino-Africana (FOCAC) e della Associazione Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa (BRICS).

Considerando la massiccia presenza cinese in progetti legati al carbone in Sud Africa, nascono dubbi riguardo la retorica sul taglio delle emissioni cosi come sugli slogan di “acque azzurre e montagne pulite”. Queste parole sono valide anche oltre la Cina o sono destinate a restare nei confini della Grande Muraglia?

Pechino ha adottato una politica simile anche in Egitto, dove la China Development Bank ha offerto un prestito di $3,7 miliardi alla Egyptian Electricity Holding Company per il finanziamento della centrale elettrica a carbone Hamrawein. L’impianto, situato nella regione del Mar Rosso, nel Sud-Est del paese, dopo il completamento sarà la centrale a carbone più grande in Africa con una capacità di 6000MW. Sarà un impianto di tipo ultra-superficiale: alta efficienza, con circa il 40% di carbone convertito in energia elettrica e ridotte emissioni di CO2. Il combustibile fossile, non abbondante in Egitto, sarà importato principalmente dal Sud Africa e dall’Indonesia. Il coinvolgimento cinese nel progetto non si limita al finanziamento: infatti Dongfang Electric Corporation e Shanghai Electric Corporation hanno vinto l’appalto per la costruzione dell’impianto. Ad oggi la costruzione non è ancora iniziata; in programma per il 2019 ma posticipata a causa del ritardo nella convocazione dell’assemblea cittadina per valutare l’impatto ambientale della centrale.

I sostenitori del progetto sottolineano l’alta efficienza energetica e il numero di posti di lavoro che saranno creati durante il periodo di costruzione; tuttavia sorgono dubbi sui benefici che un progetto finanziato dall’estero e costruito da imprese straniere possa portare all’economia locale.

I due paesi cooperano nell’ambito del Partenariato Strategico Comprensivo Cina-Egitto, firmato nel 2018, e della Belt and Road Initiative, progetto per il quale l’Egitto è considerato un partner strategico nel completamento della Via della Seta Marittima nel 21° secolo.

Secondo questi accordi, Cina ed Egitto coopereranno in ambito politico, finanziario, commerciale, di sicurezza ed energetico. Per quanto riguarda lo sviluppo infrastrutturale, la Cina finanziera la costruzione di un impianto di stoccaggio e pompaggio sul Monte Ataka, di una raffineria e un complesso petrolchimico nella regione del Canale di Suez. Il Presidente Al-Sisi ha lanciato nel 2016 la Visione Egitto 2030, per il quale sono stati stabiliti ambiziosi obiettivi di sviluppo economico e umano. La Cina, in quanto primo partner commerciale e primo utilizzatore del Canale di Suez, è considerata un elemento chiave per il raggiungimento degli obiettivi di Visione Egitto 2030.

Nel complesso si può caratterizzare il coinvolgimento cinese in progetti basati sull’impiego di combustibili fossili come diametralmente opposto all’approccio retorico e pragmatico di energia pulita adottato nella Cina continentale.L’ultimo paese preso in esame è il Vietnam, dove il 50% dei progetti infrastrutturali legati al carbone sono finanziati da istituzioni cinesi. Nell’ultimo decennio si è registrata una frenata nella produzione di energia idroelettrica e delle biomasse; al contrario il contributo del carbone nella produzione elettrica totale è aumentato del 300%. A fronte di una maggiore domanda per il carbone, il paese ha diminuito le esportazioni del combustibile, aumentandone le importazioni da Australia, Indonesia e Cina. La Cina di Xi Jinping è coinvolta in cinque progetti infrastrutturali legati al carbone, tutti finanziati dalla China Development Bank e dalla Bank of China.

Le difficili relazioni diplomatiche tra Cina e Vietnam hanno subito una svolta positiva dopo la firma della Partnership Trans Pacifica nel 2015. A seguito di questo accordo, gli Investimenti Diretti cinesi sono aumentati del 200% portando la Cina al 8° posto tra gli investitori stranieri in Vietnam. Il paese è parte della Belt and Road Initiative essendo una tappa cruciale per il Corridoio Economico tra Cina e Indocina, percorso che comprende anche Tailandia, Laos, Cambogia, Myanmar e Malesia. Uno dei principi promossi dalla Belt and Road Initiative, che coinvolge i tre paesi qui analizzati, è, nelle parole di Xi Jinping, l’impegno per la produzione di energia pulita e uno sviluppo a basso consumo di carbone. Tuttavia, retorica e pratica non sempre coincidono.Ancora una volta, emergono profonde contraddizioni tra principi e realtà, lasciando i partner internazionali dubbiosi riguardo la direzione effettivamente adottata dal governo di Pechino.

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Annalisa Mariani

Annalisa Mariani

Carilettori,Mi chiamo Annalisa,classe 96,analista IARI per la sezione Cina.Dopo la laurea triennale in Mediazione Linguistica a Milano,sono partita per la mia amata Cina per un anno di studio avanzato della lingua.Lìho capito che l’aspetto più affascinante del mondo cinese è la politica. Quel Partito unico che si incontra, esplicitamente o non,in ogni discorso, articolo, conferenza e conversazione con gli amici cinesi. Così ho deciso di studiare quel Partito, iscrivendomi al Master in China andGlobalisation al King’s College a Londra. Negli ultimi tempi ho capito che la mia grande curiosità mi porta sempre a parlare di tutto ciò che è controverso/proibito in Cina; da qui la mia indagine sulla condizione della popolazione uiguranello Xinjiang. Dedico moltissimo tempo, a detta dei miei amici quasi tutto, ad informarmi su ciò che succede in Cina.Sono decisamente appassionata e affascinatada un paese sulla bocca di tutti,ma conosciuto da pochi.Nel tempo rimanente tento di fare attività sportiva e mi cimento in esperimenti culinari dai risultati incerti.Sono estremamente curiosa, amo viaggiare, assaggiare cibiparticolarie parlare con le persone del luogo. Sono fermamente convinta che il viaggio completi le persone sotto ogni punto di vista echesia l’unico vero modo di interfacciarmi con il meraviglioso mondo in cui viviamo.
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