Il 15 novembre scorso i manifestanti hanno strappato un’importante concessione al governo, voluta e concessa per superare la crisi sociale che è stata responsabile di vittime, di feriti, di violenza incontrollata da parte dei carabineros e del governo stesso, complice del silenzio e dell’inattività: il Cile avrà ora la possibilità di formare un’assemblea costituente e di scrivere una nuova costituzione, attuale, liberale, egualitaria

La ventata anti-governativa cilena ha soffiato per mesi sul Paese, riempiendo pacificamente le piazze (la più nota, Plaza Italia, rinominata dai manifestanti stessi Plaza de la Dignidad) rivendicando diritti, subendo soprusi, violenze, abusi, denunciati da numerose organizzazioni internazionali. L’immagine che i moti di ottobre hanno restituito alla comunità internazionale è quella di una nazione che, in fondo, non ha mai chiuso il capitolo della dittatura pinochetiana, ha sempre messo un punto e virgole dove serviva un definito punto e a capo:  lo vediamo nei modi di reprimere il dissenso, nelle idee divulgate dal presidente di centro-destra Sebastian Pinera, in quella costituzione voluta da Augusto Pinochet e ancora in vigore oggi.

Una costituzione vecchia, emanata da un regime dittatoriale, fondata sul concetto di famiglia e di neoliberismo sfrenato. Lo strascico che ha portato con sé questa costituzione nel corso degli anni è causa di una forte disuguaglianza sociale in Cile, che fa rientrare la nazione tra i Paesi con il più alto tasso di disuguaglianza al mondo, in cui l’1% della popolazione detiene il 26,5% della ricchezza, e il 50% più povero solo il 2%. Ma questa costituzione, probabilmente, non avrà ancora vita lunga.Il 15 novembre 2019 i manifestanti hanno strappato un’importante concessione al governo, voluta e concessa per superare la crisi sociale che è stata responsabile di vittime, di feriti, di violenza incontrollata da parte dei carabineros e del governo stesso, complice del silenzio e dell’inattività: il Cile avrà ora la possibilità di formare un’assemblea costituente e di scrivere una nuova costituzione, attuale, liberale, egualitaria. Il referendum costituzionale, previsto in data 26 aprile, è stato necessariamente rinviato al 25 ottobre a causa dell’emergenza sanitaria globale, su volere del presidente cileno e dei maggiori partiti dell’opposizione.

Il referendum: due sono i quesiti a cui rispondere

Come funzionerà, dunque, il referendum di ottobre? A un anno dallo scoppio delle rivolte, i cittadini cileni saranno chiamati a esprimere la propria opinione su due quesiti. Il primo è sulla stesura di una nuova costituzione, il secondo è sull’eventuale organo a cui affidarne la riscrittura: una Convenzione Costituzionale, costituita dai membri del Parlamento, oppure una Convenzione Costituzionale Mista, costituita dai membri del Parlamento più cittadini eletti.

Al momento, secondo un sondaggio di Cadem, a favore della riforma costituzionale sarebbe il 74% della popolazione cilena, e di questi il 52% a favore della prima opzione riguardante la costituzione dell’assemblea costituente. Se dovesse vincere il Sì, si aprirà alla fase costituente che prevedrà mesi di lungo lavoro. Una volta ultimato il testo, esso sarà sottoposto ad approvazione dei 2/3 della Convenzione e successivamente riapprovata dai cittadini cileni tramite voto referendario.

Scenari futuri: basterà il solo referendum a placare gli animi?

Riuscirà il Cile a chiudere il capitolo della dittatura e aprirsi a una nuova e solida fase democratica? Sicuramente, il solo referendum non basterà. I manifestanti cileni non sono scesi in piazza con lo scopo di avviare l’iter alla stesura di una nuova costituzione: sono scesi in piazza per protestare contro l’aumento del costo dei trasporti, considerato la goccia che ha fatto traboccare un vaso stracolmo di tensioni sociali, frutto di politiche liberiste e di occasioni perse per riscrivere la storia democratica cilena.

Nel Paese in cui tutto è privatizzato, tutto è caro, tutto è economicamente e socialmente insostenibile, i manifestanti sono scesi in piazza per chiedere uguaglianza, diritti sociali ed economici, investimenti nella sanità pubblica e nell’istruzione pubblica, apertura all’ascolto e la fine definitiva della repressione del dissenso. Tutti fattori di un ampio disegno di riforma governativa, che deve andare ben oltre la stesura di una nuova costituzione. Il Cile chiede un cambio di rotta nel modo di concepire la politica e nel modo di vedere i cittadini, considerati oggi come un ostacolo agli interessi del governo e non come una risorsa da tutelare e da ascoltare.

 

 

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