Armenia e Azerbaigian sono Stati rivali che si contendono la regione del Nagorno-Karabakh, territorio de jure Azerbaigiano ma de facto controllato da separatisti armeni. I due paesi, infatti, sono stati i protagonisti di un conflitto che li ha visti scontrarsi tra il 1988-1994 e ha avuto come esito finale appunto l’occupazione dell’area disputata.

La guerra fu piuttosto violenta e causò circa ventimila morti e oltre un milione di rifugiati [1]. Da allora le relazioni fra i due Stati sono molto tese e ci sono occasionali violazioni del cessate il fuoco da entrambe le parti. Per legittimare la rivendicazione sul Nagorno-Karabakh, sia gli armeni sia gli azerbaigiani hanno portato avanti svariate tesi storiche volte a mostrare che il loro popolo è “autoctono” della regione, mentre l’altro è un elemento “estraneo”.

La rivalità territoriale si avvolge quindi in narrazioni storiche più o meno veritiere e dal sapore squisitamente nazionalistico. Queste tesi non sono sempre ufficialmente appoggiate dalle istituzioni dello Stato, ma sono comunque viste con simpatia e influenzano profondamente la forma mentis dei due popoli. In questa analisi vedremo alcune delle narrazioni di autoctonia più popolari e in che modo conferiscono legittimità alla rivendicazione territoriale.

 

Mappa di Armenia, Azerbaigian e del territorio occupato del Nagorno-Karabakh

 

Armenia: erede dell’antico regno di Urartu e dei primi Indo-Europei

La narrazione storica vede la nazione come ereditiera dell’antico regno di Urartu, che durò dal 860 al 585 a.C e si estese dal lago di Sevan a quello di Van/Nairi. Il discendere da antenati così antichi permette agli armeni di reclamare una continuità territoriale, culturale e genetica lunga quasi tre millenni. La lingua parlata nel regno in verità non apparteneva alla famiglia Indo-Europea, di cui fa parte la lingua armena, bensì alla famiglia Hurro-Urartea. Questa differenza linguistica è riconosciuta in Armenia, ma non è vista come problematica in quanto non intaccherebbe la continuità culturale tra armeni e urartei. A riprova di questa eredità sono spesso citati sia su vari siti di storia, e anche su Wikipedia, vari studi genetici che attestano la somiglianza genetica tra armeni e urartei [2][3][4][5][6]. La millenaria continuità di sangue, poco contaminata da migrazioni successive, diventa dunque elemento fondamentale per reclamare di essere un popolo autoctono di quello che loro chiamano “Altopiano Armeno”, che grosso modo corrisponde all’Armenia odierna e a parti della Turchia orientale. L’elemento linguistico è spiegato con la convivenza di gruppi parlanti proto-armeno e gruppi parlanti urarteo sin dal secondo millennio a.C., la cui fusione avrebbe dato vita prima al regno di Urartu e poi al primo vero stato di lingua armena nel 553 a.C. In sostanza, la narrazione storica nazionale fonde insieme gli elementi urartei e indo-europei rendendoli entrambi precursori dell’attuale popolo.

 

Mappa del regno di Urartu tra il 610-585 a.C.

 

Un lettore potrebbe ora chiedersi quale sia la necessità di reclamare la discendenza dal primo di questi elementi. Il problema risiede nel fatto che gli antichi popoli parlanti una lingua indo-europea con ogni probabilità non erano autoctoni del Caucaso del Sud. La teoria più accreditata è infatti quella della migrazione Pontico-Caspica, che ipotizza una migrazione di queste genti dalle steppe dell’Eurasia collocate tra il Mar Caspio e il Mar Nero [7]. Questo renderebbe gli armeni, se analizzati tramite il solo elemento linguistico, non autoctoni dell’attuale Armenia e del Nagorno-Karabakh. Il problema viene risolto o tramite la già menzionata fusione degli elementi indo-europei e urartei, oppure tramite la meno accreditata teoria della Migrazione Anatolica degli Indo-Europei. L’ipotesi, appoggiata da alcuni accademici, prevede che queste popolazioni siano in realtà originarie dell’Anatolia orientale e che da lì si siano diffuse in Europa e verso oriente [8]. La teoria Anatolica permette quindi di mantenere l’autoctonia della nazione rendendo indigena l’origine linguistica della lingua armena.

E gli azerbaigiani come rientrano in questa narrativa? Essi sono ritenuti un elemento estraneo al Caucaso, in quanto discendono da invasori turchi provenienti dall’Asia Centrale ed emigrati nella regione solo a partire dal nono secolo d.C. Non hanno quindi diritto a rivendicazioni territoriali in quanto elemento straniero alla zona. Ovviamente, gli azerbaigiani non la pensano allo stesso modo e avanzano altre idee.

 

Azerbaigian: erede dell’antica Albania Caucasica e di nomadi delle steppe

La narrazione storica azerbaigiana traccia le radici della nazione nell’antica Albania Caucasica, un paese dall’origine misteriosa che compare in testi stranieri a partire dal sesto secolo a.C. e che si collocava geograficamente in quello che è l’Azerbaigian attuale. Anche in questo caso l’autoctonia è garantita dalla continuità culturale, territoriale e genetica con un antico popolo originario del Caucaso del Sud [9][10]. Gli albanesi caucasici si sono poi convertiti al cristianesimo nel quarto secolo d.C., ma sono poi stati gradualmente assorbiti da vari popoli invasori, fra cui gli armeni. Una distinta identità culturale sarebbe, però, sopravvissuta grazie al Catolicosato Albanese con sede nel Nagorno-Karabakh [11]. Diversi complessi monastici in Azerbaijan, come quello del tredicesimo secolo a Gandzasar, sono quindi attribuiti dagli azerbaigiani agli albanesi caucasici, mentre sono attribuiti agli armeni dagli armeni stessi.

Anche in questo caso si pone il problema della lingua poiché l’albanese caucasico appartiene alla famiglia Caucasico-Nord-Orientale, mentre l’azerbaigiano appartiene alla famiglia Turca. La lingua azerbaigiana è stata infatti introdotta nel Caucaso del Sud solo a partire dal nono secolo d.C. grazie alle migrazioni dei turchi oghuz dalle steppe euroasiatiche. E come nel caso dell’Armenia, anche in Azerbaijan il problema è risolto mescolando i due elementi, in questo caso quello più antico dell’Albania Caucasica a quello più recente dei nomadi turchi. La nazione possiede dunque una ascendenza multilineare, di cui almeno una parte è autoctona al Caucaso, e garantisce quindi una legittima rivendicazione del Nagorno-Karabakh in quanto terra albanese.

Mappa dell’Albania Caucasica nel terzo secolo a.C.

 

 

E gli armeni come rientrano in questa narrativa? Essi sono visti come elemento estraneo al Caucaso, come immigrati giunti in successive ondate in territorio storicamente azerbaigiano. Il gruppo etnico rivale, infatti, viene dall’Anatolia Orientale e si è ingiustamente appropriato della cultura indigena. Molti monasteri armeni della regione, infatti, sono in realtà considerati essere albanese caucasici. Gli armeni quindi, in virtù della loro estraneità, non hanno ovviamente alcun diritto a rivendicazioni territoriali.

 

Chi può dunque dirsi “autoctono”?

La domanda, innanzitutto, dipende da quale criterio adottare per decidere chi è autoctono e chi estraneo. Può essere, per esempio, la continuità linguistica oppure la continuità genetica. E dipende anche dalla dimensione temporale, ovvero quanto ricostruire a ritroso le origini di un popolo. Le stesse popolazioni italiche, fra cui i romani, non sarebbero autoctone della nostra penisola se andassimo indietro nel tempo di 4.000 anni. C’erano prima gli Etruschi d’altronde. La risposta è quindi molto soggettiva e dipende da una serie di criteri opinabili. In qualche modo sono entrambi autoctoni della regione, ma entrambi hanno elementi culturali risalenti a migrazioni più recenti.

Quello che si può evidenziare, in ogni caso, è la incredibile similitudine fra le narrazioni storiche di Armenia e Azerbaijan. Entrambe fondono un elemento più antico che pone la base genetica con un elemento più recente che impone la base linguistica. Sono quindi due nazioni con ascendenza multilineare che fondono insieme popoli originariamente molto diversi. La vera differenza risiede nella temporalità dell’elemento linguistico, più antico nel caso dell’Armenia. Ma a parte questo, le due narrazioni hanno davvero molte caratteristiche in comune. Diventa quindi sorprendente la delegittimazione storica della nazione rivale. Se un armeno ritenesse di discendere da Urartu, dovrebbe coerentemente accettare l’identità albanese caucasica di un azerbaigiano. Ma la rivalità entica non concede queste ammissioni. Come evidenziato al contributo di alcuni ricercatori, i ragazzi armeni e azerbaigiani vengono indotti anche a scuola, tramite libri di testo di storia, a vedere il gruppo rivale come estraneo alla terra [12]. Questo inevitabilmente convince anche le nuove generazioni a vedere con diffidenza o persino a odiare il pericoloso straniero. Il conflitto fra Armenia e Azerbaigian continuerà, quindi, a rimanere anche una battaglia storica sull’autoctonia anche in futuro.

Fonti

[1] Thomas De Waal (2003). Black Garden: Armenia and Azerbaijan through Peace and War.

[2] Ashot Margaryan et al. (2017). Eight Millennia of Matrilineal Genetic Continuity in the South Caucasus.

[3] https://allinnet.info/news/armenians-indeed-are-autochthonous-to-the-armenian-highlands/

[4] Marc Haber et al. (2015). Genetic evidence for an origin of the Armenians from Bronze Age mixing of multiple populations.

[5] https://www.peopleofar.com/2017/07/01/a-new-study-finds-8000-years-of-maternal-genetic-continuity-in-armenia/

[6] https://it.wikipedia.org/wiki/Urartu

[7] David W. Anthony & Don Ringe (2015). The Indo-European Homeland from Linguistic and Archaeological Perspectives.

[8] Russell D. Gray & Quentin D. Atkinson (2003). Language-tree divergence times support the Anatolian theory of Indo-European origin.

[9] Ivan Nasidze et al. (2003). Testing hypotheses of language replacement in the Caucasus: Evidence from the Y-chromosome.

[10] Farida Mamedova (2005). Kavkazskaya Albaniya i Albany.

[11] Laurence Broers (2019). Armenia and Azerbaijan: Anatomy of a Rivalry. Chapter 3.

[12] Luboš Veselý et al. (2008). Contemporary History Textbooks in The South Caucasus.

 

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