Nguyen Tat Thanh, conosciuto nella storia come Ho Chi Minh, nasce a Han Nom, Vietnam, il 19 maggio del 1890. La sua famiglia non naviga nell’oro: il padre è un piccolo funzionario. La famiglia è inoltre abbastanza numerosa: ha una sorella, che si impiegherà presso l’esercito francese, un fratello erborista ed un altro fratello che morirà ancora piccolo. I problemi familiari aumentano quando il padre viene ufficialmente arrestato per abuso di potere. Il motivo reale della condanna è da ricercare però nell’attività anticoloniale dell’uomo, convinto anti-francese.

L’educazione che riceve Ho Chi Minh è, però, di stampo occidentale: studia in particolare la lingua e la letteratura francese, grazie alla convinzione paterna che per combattere una potenza come la Francia bisogna conoscerla. Le idee politiche del padre inducono la sorella a rubare delle armi da utilizzarsi per un’ipotetica rivoluzione. Scoperto il furto, la donna viene condannata al carcere a vita.

Le conoscenze acquisite gli consentono di partire per la Francia nel 1911: la sua domanda però per lavorare nell’amministrazione coloniale viene respinta. Si ritrova così a fare i più disparati mestieri: dal cameriere al montatore cinematografico. Durante il duro periodo francese impiega tutto il tempo libero dal lavoro per migliorare la propria preparazione intellettuale leggendo nelle biblioteche pubbliche anche le opere di Marx.

Nel 1912 parte per gli Stati Uniti a bordo di una nave in cui è impiegato come cuoco. A New York vive facendo il panettiere e altri umili mestieri. Durante il periodo americano entra in contatto con molti fuoriusciti coreani nazionalisti e anticoloniali, e proprio queste frequentazioni saranno fondamentali per la formazione del suo pensiero politico. Intanto si specializza sempre di più nella professione di cuoco: diventa allievo del famoso chef Auguste Escoffier e lavora con lui a Londra.

Nel 1919 Ho Chi Minh torna a Parigi e comincia a lavorare come giornalista in un quotidiano di sinistra, abbraccia le idee comuniste, e inizia la sua attività politica. Si trasferisce prima a Mosca nel 1923 per avvicinarsi all’attività del Comintern e poi a Canton, in Cina, dove viene a contatto con un altro rivoluzionario, Phan Boi Chau. Spinto dalla necessità di raggranellare denaro per avviare il movimento comunista, denuncia il suo compagno. Nonostante la denuncia i rapporti tra i due rimarranno buoni. Nel 1926, intanto sposa una giovane cinese di quindici anni più giovane: il matrimonio dura appena un anno.

Nel frattempo, siamo nel 1927, viene lanciata la campagna cinese contro i comunisti, evento che lo costringe a diverse fughe. Si ammala di tubercolosi, ma riesce a cavarsela viaggiando clandestinamente tra Belgio, Svizzera, Italia, Germania e Thailandia. Arrivato ad Hong Kong fonda nel 1929 il Partito comunista indocinese. A causa delle sue attività politiche viene arrestato e poi rilasciato dopo due anni, nel 1933; si rifugia così a Milano dove svolge nuovamente l’attività di cuoco presso il ristorante l’Antica Pesa.

La sconfitta della Francia sotto i colpi nazisti lo induce a dirigere le prime rivolte contadine contro la Francia e il Giappone al fine di dichiarare nel 1941 l’indipendenza del suo paese. Viene perciò nuovamente arrestato e rilasciato nel 1943. Nel frattempo contrae la malaria, ma la malattia non influenza la sua attività politica né la sua vita privata: comincia infatti una relazione con una donna di etnia Tay.

Si fa promotore della famosa rivoluzione di Agosto e guida il movimento Viet Minh contro la Francia e il Giappone fino alla proclamazione di indipendenza del 2 settembre del 1945. Ma le cose non si rivelano semplici: il nuovo stato non gode del riconoscimento internazionale nonostante gli sforzi diplomatici di Ho Chi Minh. Inoltre, il mancato accordo con la Francia determina lo scoppio della guerra d’Indocina nel dicembre del 1946.

Grazie alle vittoria comunista in Cina, ottiene l’appoggio di Mao Tse-tung e di Stalin, e, nonostante la supremazia militare della Francia, riesce a portare al successo le proprie truppe. La guerra finisce ufficialmente ili 7 maggio del 1954. Nello stesso anno la convenzione di Ginevra riconosce lo stato del Vietnam, che viene diviso in due: Vietnam del Nord comunista e con presidente Ho Chi Minh, e Vietnam del Sud capitalista e filo-americano. Cerca di promuovere un referendum per l’unificazione dei due stati, ma ottiene solo la secca opposizione sia del Vietnam del Sud che degli Stati Uniti. Nel suo Nord inaugura intanto un governo di tipo comunista con la nazionalizzazione delle scuole e l’istruzione obbligatoria.

A lui si devono i tentativi più pacifici per riunire i due stati, nonché quello infruttuoso di bloccare la funesta Guerra del Vietnam scoppiata nel 1962. Una volta scoppiata la guerra investe però tutte le sue forze per la vittoria mettendo a capo delle operazioni il fidato Giap e servendosi delle truppe di guerriglieri del sud, i cosiddetti Viet Cong. Ottiene grande appoggio anche dalla Cina che, inviando i suoi aiuti per la ricostruzione, gli consente di spostare molti uomini sul fronte. Convinto della possibilità di sconfiggere il nemico, incita alla prosecuzione del conflitto per una completa e totale liberazione del Vietnam anche quando, nel 1969, cominciano le trattative di pace; non riesce a condurre fino in fondo le trattative perché viene colto da un attacco cardiaco. Ho Chi Minh Muore il 3 settembre del 1969.

Dopo la riunificazione, la città di Saigon è stata ribattezzata in suo onore Ho Chi Minh City.

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Filippo Sardella, classe 1988, laureato in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali, corsista di "Political Ethics" presso la YALE University , conferenziere e analista politico, specializzato in storia e politica della Russia e dell’Europa Orientale, operatore certificato in "International Humanitarian Law", attualmente si occupa di analisi geopolitiche per l'Istituto Analisi Relazioni Internazionali (IARI)
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