La Libia è diventata una polveriera a cielo aperto, una delle zone più rosse d’Africa, basterebbe una dichiarazione sbagliata o un’operazione militare di troppo per  scatenare un vero e proprio conflitto regionale, nel cuore del Mediterraneo. Com’è stato possibile che un paese produttore di petrolio e quindi uno degli Stati più ricchi del continente africano, sia sprofondato dal 2011 in una sanguinosa guerra civile?

Dopo nove anni possiamo azzardare un’analisi e una riflessione più serena ed accurata: l’idea dell’allora Presidente francese Nicolas Sarkozy di destituire il regime del colonnello Mu’ammar Gheddafi, si è rivelata una strategia perdente su tutti i fronti, sia dal punto di vista politico, considerando che Parigi voleva insediare a Tripoli un governo filo francese, sia sul piano strategico – militare, è opportuno sottolineare che un’azione militare provvisoria di corto respiro, come quella messa in campo nel 2011 da Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti se non supportata adeguatamente da un serio piano politico, porta ai risultati che tutti conosciamo: ovvero una guerra civile e un failed State (Stato fallito) sia dal punto di vista economico che istituzionale.

L’intervento armato guidato dalla Francia, supportata dalla Gran Bretagna, Stati Uniti e da un’Italia poco convinta, ha portato ad una divisione dell’odierna Libia in tre macro regioni; la Tripolitania sotto il controllo del Governo di Unità nazionale del Presidente Fayez al Serraj, la Cirenaica sotto il controllo del Generale Haftar e il Fezzan occupato dalle varie tribù berbere. Sul territorio libico sono presenti anche centinaia di milizie locali, pesantemente armate. Vi è la presenza di Francia e Italia, le quali non sono mai state d’accordo su nulla non solo in Libia, ma su tutto il nord africa. Va poi aggiunta la forte presenza dell’Egitto del Presidente Al Sisi, il quale ha paventato nei giorni scorsi, la possibilità di un’azione militare egiziana nella regione della cirenaica, per rafforzare il Generale Haftar. Infine come se tutto ciò non bastasse sono presenti anche le monarchie del golfo: Emirati Arabi Uniti e Qatar. Il territorio libico è stato trasformato in un pericoloso risiko, in cui anche la Russia e la Turchia sono arrivate recentemente per giocare la loro partita.

La Francia voleva sottrarre o quanto meno ridimensionare l’influenza italiana sul territorio libico, ma invece ha solo favorito l’ingresso di altri Stati molto più assertivi dei vari governi italiani, che si sono avvicendati. Per ironia della sorte ad esserne ridimensionati sono stati proprio Parigi e Roma.

Se vogliamo essere ancora più critici, Il dossier libico ha dato una lezione alla politica estera adottata dai singoli stati europei, agire unilateralmente in nome della salvaguardia degli interessi nazionali non è più efficace come lo era nel passato. Gli Stati europei dovrebbero imparare poco per volta ad agire di concerto con i propri partners. Allora perché non iniziare a fare pratica proprio dalla Libia? Invece di organizzare ogni anno conferenze internazionali nelle diverse capitali come Berlino, Parigi e Roma, perché non organizzare una conferenza a Bruxelles con la copertura politica dell’Unione Europea? La Presidente Ursula Von der Leyen ha sempre sottolineato il fatto che la sua sarebbe stata una commissione geopolitica, quale migliore occasione di passare dalle parole ai fatti se non con il conflitto libico?

Dopo nove anni possiamo azzardare un’analisi e una riflessione più serena ed accurata: l’idea dell’allora Presidente francese Nicolas Sarkozy di destituire il regime del colonnello Mu’ammar Gheddafi, si è rivelata una strategia perdente su tutti i fronti, sia dal punto di vista politico, considerando che Parigi voleva insediare a Tripoli un governo filo francese, sia sul piano strategico – militare, è opportuno sottolineare che un’azione militare provvisoria di corto respiro, come quella messa in campo nel 2011 da Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti se non supportata adeguatamente da un serio piano politico, porta ai risultati che tutti conosciamo: ovvero una guerra civile e un failed State (Stato fallito) sia dal punto di vista economico che istituzionale.

Francia e Italia se continuano a giocare una politica estera separata rischiano di perdere tutta l’influenza che sono riuscite a conservare in Libia, le loro singole azioni servono a ben poco di fronte l’asse Mosca – Ankara, uno schema presente non solo in Libia, ma anche in Siria e nel bacino del Mediterraneo.

La Repubblica Italiana possiede tutti gli strumenti per risolvere il dossier libico, potrebbe persino uscirne con una nuova immagine internazionale, storicamente la politica estera italiana è stata costruita su tre pilastri: Atlantismo, Europeismo e Mediterraneo. Il primo pilastro permetterebbe al Governo italiano di ricevere la copertura politica degli Stati Uniti, il secondo pilastro potrebbe servire ad una duplice funzione: concordare una strategia comune con la Francia sulla Libia, in funzione anti-Turca e coinvolgere Parigi nell’aprire un canale con Bruxelles per la promozione delle esigenze e interessi libici, che più delle volte coincidono proprio con quelli di Italia e Francia. Infine il terzo pilastro potrebbe servire per dialogare con il mondo arabo e quindi con l’Egitto del Presidente Al Sisi e le monarchie del golfo.

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Gabriele La Spina

Gabriele La Spina

Laureato in Politica e relazioni internazionali, specializzato in Internazionalizzazione delle relazioni commerciali all’Università di Catania, ha poi conseguito presso l'ISPI un diploma in affari europei. Attualmente Si occupa di Unione Europea e della politica estera degli stati membri per l’istituto analisi relazioni internazionali (IARI)
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