Nuovo, ennesimo, colpo di scena nella politica interna israeliana. Nell’ultimo anno abbondante il paese che fu di Ben Gurion si è arrovellata senza sosta nel difficile obbiettivo di formare un governo.

Obbiettivo che si allontanava elezione dopo elezione – tre quelle che si sono susseguite da aprile 2019 allo scorso marzo – nell’incapacità dei principali partiti di formare una coalizione che aggregasse una maggioranza di almeno 61 membri della Knesset.
Obbiettivo che, non meno di una settimana fa, sembrava addirittura impossibile da raggiungere quando il Presidente Rivlin aveva scoccato l’ultimatum per Nethanyahu e Gantz, leader dei due partiti con più preferenze, paventando l’ipotesi di un’ulteriore tornata elettorale (ne avevamo parlato qui).

La via d’uscita dal pantano è arrivata grazie all’accordo trovato proprio fra Benjamin Netanyahu e Benjamin Gantz, cane e gatto che si sono rincorsi da sfidanti nella perpetua campagna elettorale durata oltre dodici mesi. La sintesi raggiunta dovrebbe vedere la sua formalizzazione il prossimo 29 aprile, in concomitanza con quella che in Israele è la festa dell’indipendenza.Inizialmente alla guida dell’esecutivo ci sarà l’attuale Premier Netanyahu e, dopo diciotto mesi, dovrebbe subentrare Gantz, che nel frattempo servirà come Ministro della Difesa.

L’accordo finale coincide con la maggior parte delle richieste avanzate da King Bibi, inclusa l’annessione di parti della Cisgiordania, il cui inizio è previsto per luglio di questa estate.  Il gabinetto includerà, inoltre, altri 31 ministri che dovrebbero aumentare fino a 36.
Non appena si riterrà che la crisi del coronavirus si sia conclusa, da aggiungere a questi ultimi, altri 14 Viceministri renderanno il nuovo governo di Israele il più numeroso della storia del paese. Ad incidere sull’improbabile intesa raggiunta pesa certamente il calo di appeal che i sondaggi avevano rilevato a discapito di Benny Gantz.

Anche la sola ipotesi di un dialogo con Netanyahu ha reso particolarmente vulnerabile alle critiche l’ex Capo di Stato Maggiore che, della brezza del cambiamento, ne aveva fatto colonna portante della sua stagione politica.La mediazione trovata sembra quindi essere più che altro l’approdo all’ultima spiaggia di colui che ha dilapidato buona parte del proprio consenso.Ciononostante, dopo quasi un anno e mezzo di tribolazioni, si dirada la nebbia che aveva avvolto l’enigma della formazione di un governo in Israele.Resta, comunque, un enorme interrogativo. Non politico, ma giudiziario.
Nel futuro prossimo la Corte Suprema israeliana dovrà pronunciarsi in merito alla legittimità di un incarico di governo affidato a una persona rinviata a giudizio, situazione in cui si trova Benjamin Netanyahu.
La legge, sul tema specifico, è chiara qualora l’incarico di governo fosse quello di Ministro, ma non qualora fosse quello di Primo Ministro.
L’ultimo tassello del cubo di Rubik, quindi, sarà da risolversi in un’aula di tribunale.

 

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Davide Agresti

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