La Libia è avvolta nel caos e il recente scoppio della guerra civile mette in allerta anche l’Italia. Stando alle ultime notizie, la Francia di Macron è responsabile di aiuti militari in favore dei “ribelli” guidati dal generale Haftar, la regione libica è ormai un triste e sanguinoso terreno di battaglia che sta scatenando l’esodo di moltissimi profughi in direzione proprio dell’Italia. Il Belpaese è alle strette, gli Stati Uniti sono disponibili ad accorrere in aiuto ma non senza chiedere qualcosa in cambio.

Il caos scatenatosi recentemente in Libia non solo è l’ennesima dimostrazione dell’orrore della guerra che continua a perseverare in molte parti del mondo, ma rappresenta anche un punto di svolta che rischia di “mettere nei guai” anche la posizione dell’Italia.

L’attacco guidato dal generale Haftar contro il governo di Al Sarraj mette in crisi la strategia politica (in termini di immigrazione) del ministro degli interni Matteo Salvini, il drammatico scenario di guerra che si è imposto nella regione libica spingerà presumibilmente a un drastico aumento di partenze di profughi in direzione del Belpaese.

Che fare quindi?

Come si potrà arginare questo massiccio fenomeno migratorio che potrebbe a breve investire l’Italia? Coloro che abbandoneranno la Libia potenzialmente saranno dei rifugiati di guerra (quindi tutelati dal diritto internazionale), e chiunque verrà soccorso in mare di certo non potrà essere rispedito nel porto di provenienza. Il ministro Salvini si ritrova catapultato in una realtà dei fatti che rappresenta, potremmo dire, il “peggior incubo” per chi ha varato determinati programmi in termini di immigrazione.

C’è una guerra in Libia?

Chi fugge dalla Libia è a tutti gli effetti un rifugiato bisognoso di protezione internazionale?

Ovviamente.

Il problema, in sostanza, non può essere ignorato. Se da un lato il ministro dell’interno si ritrova a dover gestire una bella patata bollente, non dimentichiamoci dell’altro vice-premier, Luigi Di Maio, che a sua volta si ritrova in una situazione piuttosto scomoda. Cosa dovrebbe fare adesso il leader del Movimento Cinque Stelle? Stiamo pur sempre parlando di un uomo che ha fondato la sua campagna elettorale contro la deriva di ultradestra che si stava espandendo in Europa, ma quando si ritroverà di fronte a un fenomeno di sbarchi incontrollati e la fermezza di Salvini sulla questione dei porti chiusi che posizione prenderà? Finirà come nei casi Acquarius e Diciotti?

In tutto questo non possiamo non porre attenzione anche sulla posizione della Francia. Stando alle ultime dichiarazioni di un mercenario egiziano catturato durante i combattimenti, sembra proprio che la Francia di Macron stia sostenendo militarmente l’offensiva del generale Haftar nel suo tentativo di conquistare Tripoli e rovesciare il governo di Al Sarraj.

Anche i servizi segreti italiani hanno confermato, tramite fonti ufficiose, il coinvolgimento militare della Francia in Libia. Salvini ha chiaramente alzato la voce e denunciato l’atteggiamento della Francia che non solo sta fomentando uno scenario di guerra che mette in pericolo la vita dei cittadini libici, ma sta anche mettendo nei guai l’Italia che si ritroverà presumibilmente investita da un fortissimo fenomeno migratorio proveniente proprio da quelle zone.

Con una crisi che si staglia sempre di più sull’orizzonte l’Italia è costretta a correre ai ripari, tuttavia per affrontare al meglio la questione libica è opportuno andare alla ricerca di alleati internazionali, ed è qui che entrano in scena gli Stati Uniti di Donald Trump.

Perché proprio gli Stati Uniti? Non è un mistero che negli ultimi tempi USA e Italia siano stati un po’ distanti, da un lato perché l’amministrazione USA ha sempre mostrato indifferenza nei confronti della Libia e delle regioni del Nord Africa, dall’altro lato anche perché oltreoceano non è mai andata a genio la decisione dell’Italia di aderire alla Nuova Via della Seta, portando anche a dei dissidi del governo giallo-verde con l’amministrazione Trump.

La Libia non è fondamentalmente nell’agenda di Washington, eppure lo è per quella di Roma, gli USA lo sanno ed è per questo che in caso di loro aiuto… saranno autorizzati a chiedere un ricambio di favore.

Non è un caso come il senatore Graham, personaggio di spicco del Congresso americano e punto di riferimento per Donald Trump in ambito di politica esterna e interna, abbia lanciato dei segnali di distensione e apertura nei confronti di Roma. Secondo quanto affermato di Graham nel nordest della Siria c’è il rischio di ritorno dell’ISIS e del possibile scontro tra la Turchia e le forze democratiche siriane, e sarebbe nei piani degli USA creare uno schieramento che si interponga tra la Turchia e i curdi composto da alcuni Stati tra i quali rientrerebbe anche l’Italia.

La modalità con la quale gli USA mostrano questi segnali di apertura alla causa libica tanto cara a Roma ci fa capire quale sia l’attuale posizione americana nei confronti della questione, non di priorità, ma comunque da non sottovalutare.

Offrire disponibilità all’Italia è un tentativo di garantirsi un “ritorno” del favore per la questione del nordest siriano, ma ciò non vuol dire che la situazione libica non sia del tutto esente dagli interessi americani, visto e considerato che la guerra libica si mostra a tutti gli effetti come una guerra di procura fra alleati degli stessi americani.

In un certo qual modo potremmo osservare come gli USA cerchino, come si dice spesso colloquialmente, di prendere più piccioni con una fava.

In che modo?

– Ricevendo aiuti sul fronte del nordest siriano e fare leva sul “bisogno” dell’Italia per chiedere un ricambio di favore

– Riallacciando rapporti con l’Italia per avere garanzie in ambito politico-economico, evidenziando la netta presa di posizione sulla Cina e in particolare sulla questione Huawei e “Nuova Via della Seta”

– Lanciando una sfida alla Francia di Macron in ambito commerciale ponendo l’attenzione su quel “protezionismo europeo” che sarebbe ricollegato in particolare alla Francia.

L’Italia può essere una figura d’appoggio specie per quanto concerne la questione relativa alla “guerra commerciale” che gli Stati Uniti vorrebbero lanciare alla Francia, sfruttando una questione che vede proprio lo stesso Macron protagonista e potenzialmente causa di problemi in termini di immigrazione proprio per il Belpaese. Non è un caso che Matteo Salvini abbia già usato parole forti sulla questione, richiamando tutti i Paesi occidentali a non fomentare conflitti per soli interessi economici, con chiaro riferimento alla Francia già accusata in passato di aver applicato simili procedure.

La figura della Francia all’interno di questa situazione potrebbe non soltanto andare a danneggiare l’Italia (anche se, c’è da dire, che in questioni di forte fenomeno di migrazione sarebbe il Paese logicamente più colpito), ma anche andare a minare altri interessi degli altri Paesi occidentali.

Ed è proprio su questa situazione ingarbugliata che gli Stati Uniti cercano di intervenire per garantirsi il massimo utile possibile. Quale miglior modo per gli USA di rafforzare un’asse con l’Italia, cercando di garantirsi un aiuto non indifferente nel fronte del nordest siriano, e allo stesso tempo provare a colpire gli interessi della Francia, forte del suo eventuale coinvolgimento in cause di danneggiamento degli italiani stessi?

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