La questione catalana torna a far parlare di sé, la recente condanna della Corte Suprema nei confronti dei leader indipendentisti ha riacceso le polemiche e (purtroppo) la violenza riguardo la voglia di indipendenza della Catalogna che continua a combattere con il governo centrale per far valere i propri diritti. Gli episodi di violenza, come affermato anche dallo stesso Quim Torra (presidente del governo catalano) non devono chiamare l’immagine dell’’indipendentismo catalano, l’atmosfera che si respira in Spagna in questi tempi è alquanto incandescente e ancora una volta la Catalogna torna a far parlare di sé e mette alle strette il governo centrale.

È una questione che tiene banco da tanto, troppo tempo, il referendum del 2017 è stato naturalmente dichiarato illegittimo da parte del governo centrale ma non sembra che i catalani vogliano arrendersi. Siamo di fronte a uno scontro che non sembra affatto prossimo alla conclusione, tutt’altro, sembra che sia solo l’inizio di una battaglia che continuerà a tener banco per tanto tempo e forse rischiamo veramente di arrivare a un punto di non ritorno. Da un lato il premier spagnolo Pedro Sanchez ribadisce come la Corte Suprema abbia agito nel rispetto assoluto e nella massima trasparenza e professionalità, spingendo a muoversi verso un nuovo percorso di cooperazione in Catalogna. Dall’altro lato, tuttavia, catalani e sostenitori della causa catalana non hanno nascosto il loro sdegno di fronte alla sentenza della Corte Suprema, additando il governo centrale di aver dato uno schiaffo alla democrazia e ai diritti del popolo catalano.

Anche le due principali squadre calcistiche catalane hanno espresso la loro solidarietà ai condannati dal governo centrale, Espanyol e FC Barcelona hanno criticato l’attuale soluzione incoraggiando a un dialogo politico e una negoziazione per risolvere questo conflitto.

Sappiamo che la questione catalana tiene banco da anni, sappiamo anche che il diritto internazionale si è sempre trovato un po’ in “difficoltà” ad affrontarla, più il tempo passa più la situazione si inasprisce, Catalogna e governo centrale non fanno che allontanarsi sempre di più, la stessa opinione pubblica si spacca a sua volta. In sostanza, più il tempo passa più la questione rischia di diventare una crisi non più arginabile, non a caso alle proteste si è passati agli episodi di violenza e al disturbo della quiete pubblica, il movimento catalano per quanto lo possa essere ignorato dallo Stato spagnolo diventa sempre più forte visto che sempre più catalani si sentono meno spagnoli. Intendiamoci, il governo spagnolo non compì niente di sbagliato quando dichiarò illegale il referendum indetto 2 anni fa, ha tutto l’autorità di negare l’indipendenza della Catalogna e prendere provvedimenti contro di essa come stabilito dal diritto internazionale, ma non sembra che questa “ancora” per il governo centrale sia stato d’aiuto per arginare il movimento catalano che diventa sempre più forte e problematico.

Il clima che si sta creando in Spagna è quantomai incandescente, per quanto possa essere considerata legittima la presa di posizione della Corte Suprema sembra che la situazione stia sfuggendo di mano. Sarebbe opportuno fare un passo indietro e cercare di sedersi a tavolo per trovare una soluzione pacifica, perché l’attuale mossa del governo centrale non rischia che esacerbare ulteriormente un movimento che diventa sempre più forte, trovando sostenitori in Catalogna e non solo. Considerando anche che in Spagna siamo in clima di elezioni, difficile immaginare ulteriori sviluppi prima dell’insediamento del nuovo governo.

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Stefano Privitera

Stefano Privitera

Stefano Privitera. Laurea in Relazioni Internazionali. Per lo IARI analizza la politica interna italiana
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