Un progetto per stimolare economia verde ed energie rinnovabili; parte dallo Yukon “Our Clean Future”

Incentivi, sconti e non solo. Parte da qui il piano per ridurre le emissioni inquinanti entro il 2030, presentato lunedì nello Yukon. Un progetto articolato in 131 punti, che si pone l’obiettivo di affrontare il cambiamento climatico, partendo dal singolo consumatore per poi estendersi all’intera comunità. Il punto di partenza su cui vertono le autorità della regione canadese è comunque focalizzato sul cambiamento del mercato automobilistico. Nel piano, infatti, si parla di sconti significativi sull’acquisto di veicoli elettrici e motoslitte ad emissioni zero. L’iniziativa, intitolata “Our Clean Future”, sembra dare un notevole vantaggio alla green economy, con un progetto articolato e che, riguarderà le prospettive economiche dello Yukon per i prossimi dieci anni. In primo luogo la riduzione delle emissioni inquinanti: il territorio si impegna ad una riduzione del 30% entro il 2030, rispetto ai livelli del 2010. Inoltre il governo autonomo del territorio fissa l’obiettivo zero emissioni per il 2050.

Le proposte sono state argomentate durante una conferenza stampa di presentazione, presieduta dal presidente del governo autonomo dello Yukon, Sandy Silver a Whitehorse capitale della regione. Tra i vari punti, investimenti sulle energie rinnovabili che dovranno soddisfare il 50% del fabbisogno totale; trasporto pubblico ottimizzato; incentivo sull’utilizzo di mezzi alternativi alle automobili. Tuttavia, sembra che manchi un chiaro riferimento in merito agli obiettivi per l’industria mineraria. Su questo punto ci sono riferimenti piuttosto generici, riguardo una non meglio specificata riduzione di intensità entro il 2022. D’altronde questa voce, nel complesso delle attività lavorative dello Yukon, rappresenta una grossa fetta del totale ed è forse per questo, che nel documento il governo autonomo, preferisce andarci piano.

Our Clean Future si è reso necessario anche perché, secondo le rilevazioni del National Inventory Report, il 54%  delle emissioni del territorio proviene dal traffico automobilistico. Il calcolo si basa sul National Inventory Report del governo federale e sui dati sulle vendite di combustibili fossili nello Yukon. Proprio per questo motivo le autorità battono maggiormente sul discorso delle auto ad emissioni zero, di cui si spera ci sarà un aumento significativo nel prossimo decennio. Chiudono il quadro, i progetti per una rete di trasporto elettrificata e più stazioni di ricarica delle batterie. Il tutto, conferisce in governo e funzionari, un certo ottimismo, sicuri del fatto che, con questo radicale passaggio all’economia sostenibile, si creeranno nuovi posti di lavoro e persino la  diversificazione dell’economia locale. Tuttavia l’ottimismo governativo, deve fare i conti con alcuni aspetti fondamentali. Innanzitutto il progetto che, seppur finanziato dal governo locale e da quello di Ottawa, potrebbe avere come conseguenza diretta l’aumento del costo dell’elettricità; aspetto che, poco sarebbe gradito ai cittadini. In secondo luogo, c’è da considerare la questione delle elezioni del prossimo autunno. Non ci sono garanzie in merito alla rielezione dell’attuale governo e, non si può prevedere se, chi governerà nei prossimi anni, lo farà nel segno della continuità di questo piano ambientale. Le prime fasi di Our Clean Future si presentano controverse, dunque. Altrettanto significativo è il fatto che questo progetto prenda forma proprio nello Yukon, territorio canadese al confine con l’Alaska, e storicamente minerario. Questo aspetto suscita non poche perplessità e, legando le stesse alle complessità insite nella realizzazione, si prospetta un percorso tutt’altro che facile.

 

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Domenico Modola

Domenico Modola

Vivo a Brusciano (NA) laureato in Scienze Politiche, Studi Internazionali presso L’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale” , con una tesi in Geografia Politica delle Relazioni Internazionali. La macroarea di cui mioccupo è l’Artico. Scrivo di tutti gli aspetti relativi alla geopolitica di quei territori. Lo IARI Mi sta dando una grande opportunità di crescita, con annessa la possibilità di fare ciò che veramente mi piace. Essere analista IARI vuol dire confronto con una realtà seria e professionale, ma formata da giovani. Far parte di una redazione come quella di IARI è un grandissimo slancio. Il think tank offerto grazie alle analisi di redattori e collaboratori è un utilissimo mezzo per comprendere al meglio le dinamiche mondiali. Le analisi pubblicate sono di continuo stimolo e approfondimento.
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