Nell’ottobre 2018 , l’ultimo report sul riciclaggio di denaro nel Sud- Est asiatico, classificava la Cambogia tra i paesi più a rischio , mentre a febbraio 2019 il riciclaggio di denaro sporco, secondo la Global Financial Action Task Force (FATF) collocava la Cambogia sulla sua “lista grigia”; inoltre il rapporto GAFI ha osservato che a contribuire all’aumento dell’attività di riciclaggio è la presenza dei numerosi casinò distribuiti sul tutto il territorio.

Secondo i dati della polizia nazionale cambogiana, nel 2018 sono stati commessi 2.969 reati, contro i 2.817 del 2017. Tuttavia, il numero è in contrasto con la popolazione carceraria del Paese.

A novembre infatti, il ministro dell’Interno Sar Kheng ha rivelato che c’erano 31.008 detenuti nelle 28 prigioni della Cambogia, di cui quasi il 72% erano detenuti in custodia cautelare e quindi in attessa di giudizio il che fa presumere, come in ogni Stado di Diritto, che siano innocenti fino a prova contraria.

Prigionieri di Prey Sarv di Phnom Penh

Se si analizzano questi dati con maggiore attenzione, possiamo notare che ci sono circa 190 prigionieri ogni 100.000 persone, una proporzione maggiore rispetto alla maggior parte delle altre nazioni del sud-est asiatico e una percentuale nettamente maggiore persino in confronto alla Cina autoritaria.

Va specificato che la popolazione carceraria cambogiana si è gonfiata negli ultimi anni dopo che il governo ha lanciato nel 2017 un’azione repressione anti-droga, simile ma non tanto violenta come quell del Presidente filippino Rodrigo Duterte. Di conseguenza, il numero di detenuti è aumentato del 30% solo nel 2017, principalmente per reati connessi alla droga.

Ad ogni modo il problema è molto più grande de complicato e i reati connessi alla droga sono solo l’ultimo anello di una catena ben più lunga. Un’indagine socio-economica della Cambogia 2016, condotta dall’Istituto nazionale di statistica del Ministero della pianificazione, ha rilevato che il 5% delle famiglie intervistate è vittima di reati contro la proprietà, come rapine e furti, inoltre quasi tutti i piccoli reati non vengono denunciati alla polizia. Un rapporto del Programma di sviluppo nazionale del 2014 sulla violenza sessuale ha anche rilevato che la stragrande maggioranza delle donne e anche degli uomini, vittime di stupro, non denunciano mai il crimine.

La gente non si fida dell’attuazione della legge e del sistema giudiziario in Cambogia

ha detto Noan Sereiboth, blogger politico e frequente collaboratore del gruppo centrato sulla gioventù Politikoffee.

La situazione è aggravata anche dai crimini globalizzati, ovvero quelle attività illecite che varcano i confini nazionali; tanto che a maggio 2019, la polizia cambogiana ha firmato un nuovo accordo con l’US Federal Bureau of Investigation (FBI) per cooperare contro il crimine transnazionale, specialmente quello legato al traffico di stupefacenti e alla tratta degli esseri umani.

Il ministero dell’Interno, nel frattempo, ha contattato altri governi, tra cui la Corea del Sud, per contribuire alla formazione di una task-force internazionale contro il crimine informatico.

La campagna antidroga inoltre ha portato alla luce un pericoloso connubbio, endemico in Cambogia ma anche in gran parte del Sud-Est asiatico, ovveri quello tra criminalità e figure di spicco nel panorama economico del Paese; a riprova di quanto appena scritto basta citare l’arrestato di Kith Thieng, fratello del magnate commerciale Kith Meng.

Kith Meng, aveva nel locale di sua proprietà “Thieng’s Rock Entertainment Center” il deposito principale dei narcotici che trafficata in quasi tutta la regione. [1]

“L’arresto di Kith Meng ha mostrato il nuovo volto del governo Cambogiano, sono intenzionati a mostrare chi comanda” ha detto Sophal Orecchio, professore associato di diplomazia e affari mondiali a Occidental College di Los Angeles.

La polizia ha anche arrestato altre figure degne di nota. Hun Chea, il nipote del primo ministro Hun Sen, arrestato nel 2018 per la detenzione illegale di un’arma da fuoco, precisamente una pistola utilizzata nel corso di una disputa domestica, una sentenza che ha permesso un portavoce partito di governo a sostenere che

chiunque infrange una legge deve essere ritenuto responsabile di fronte alla legge”

Eppure i cambogiani più comuni sentono che l’accento è posto sull’estrazione sociale del criminale piuttosto che sul crimine commesso. “Per loro, il sistema giudiziario funziona su due sistemi diversi: uno per i ricchi e l’altro per i poveri” ha detto l’analista politico Sreysrors Ly. “Se il crimine è commesso da persone comuni, il processo seguirà la procedura [legale]”; tuttavia, se c’è un caso in cui una persona ricca o di alto rango ha commesso un crimine, c’è meno speranza per la stessa giustizia o per la corte, che si seguiranno le procedure ordinarie – spesso avvengono accordi sottobanco tra le élite e gli organi del sistema giudiziario”

Hun Sen – Primo Ministro Cambogiano

Chiaramente, il governo vuole dimostrare che sta cercando di promuovere una giustizia più equa. Hun Sen, attuale Primo Ministro è intervenuto recentemente per garantire che la giustizia non fa eccezzioni.

Senza dubbio, gli ultimi sforzi del governo contro il crimine organizzato sono anche finalizzati a riabilitare l’attuale governo che fino ad ora, per molte cause, ha goduto di una pessima reputazione.

Note

1 https://www.rfa.org/english/news/cambodia/kith-theang-arrested-03112019174512.html

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