Sono giorni caldi per quanto riguarda la questione Brexit, Boris Johnson ha presentato la sua nuova proposta che si discosta da quella trovata precedentemente dall’ex ministro britannico Theresa May e l’Unione Europea. Il punto focale sta nel cosiddetto “backstop”, del quale Johnson ha proposto una rimozione.

Il backstop è un meccanismo che era stato pensato per evitare la creazione di un confine “rigido” tra Irlanda (che resterebbe nell’Unione) e Irlanda del Nord, per confine rigido non si fa solo riferimento al passaggio di merci e persone, ma anche a questioni meramente politiche vista la storia recente dell’Irlanda del Nord, che dopo anni di conflitti interni è riuscita a trovare l’equilibrio a seguito di un accordo che ha sì mantenuto l’Irlanda del Nord nel Regno Unito ma ha favorito un confine “aperto” con l’Irlanda. Tutto questo, nel caso il Regno Unito dovesse uscire dall’Unione, andrebbe perduto.

L’idea iniziale dell’Unione Europea consisteva nel lasciare l’Irlanda del Nord all’interno dell’unione doganale e nel mercato unico europeo, proposta che tuttavia sappiamo essere stata bocciata dall’allora primo ministro Theresa May che non poteva accettare l’idea di un Paese del Regno Unito in una posizione differente dal punto di vista economico e costituzionale dagli altri. Si giunse dunque a un compromesso che permetteva all’intero Regno Unito di restare nell’Unione doganale e all’Irlanda del Nord di restare all’interno del mercato unico europeo per lo scambio delle merci.

Diciamo che per i sostenitori di una Brexit “dura” questo tipo di soluzione non è mai stata accolta con grande favore, il backstop ha un po’ scatenato il dibattito e l’opinione pubblica in quanto rappresenta una soluzione che non avendo una scadenza precisa può terminare solo col consenso di Regno Unito e UE, in più andrebbe giocoforza a stroncare il concetto cardine della Brexit perché continuando a favorire la vicinanza tra Irlanda e Irlanda del Nord andrebbe a crearsi una spaccatura all’interno del Regno Unito. Diciamo quindi che il backstop va a posizionarsi in una zona alquanto ambigua sull’effettiva posizione che il Regno Unito avrebbe dovuto assumere verso l’Unione Europea, Boris Johnson ha deciso proprio in questo momento di smuovere le carte in tavola e presenta una mossa inaspettata, ammettendo la permanenza di un’unione regolamentaria tra Irlanda e Irlanda del Nord relativa esclusivamente ai beni per il periodo di transizione della Brexit, ribadendo però che al termine del periodo anche l’Irlanda del Nord dovrà uscire dall’unione doganale insieme al resto del Regno Unito.

Una mossa che definire coraggiosa sarebbe riduttivo, da un lato potremmo pensare che sia folle pensare che l’Unione Europea possa reagire positivamente alla nuova proposta. Sembra che Boris stia cercando di calcare la mano per dare una svolta alla vicenda, arrivando a mettere sul piatto soluzioni che apparentemente sembrano tutto fuorché incoraggianti per i negoziatori europei. La situazione che si è venuta a creare rappresenta ormai una chiara differenza di intenti tra le due parti, da un lato Johnson sembra voglia provocare apertamente e spinge a una rottura per gettare le basi all’uscita senza accordo, dall’altro l’Unione rivendica l’importanza del backstop per proteggere il mercato unico europeo e il posto dell’Irlanda al suo interno.

La proposta di Johnson mostra una rigidità inaspettata che mette in difficoltà l’Unione Europea il cui obiettivo è quello di preservare il proprio mercato unico e il posto dell’Irlanda al suo interno, Juncker ha chiaramente ribadito come vi siano dei punti da sistemare nella proposta britannica, sottolineando come spetti al Regno Unito curarsene. Stando così le cose sembra che Boris abbia realizzato come la questione Brexit possa prendere una svolta solo se prima si va a una forte rottura, ecco perché lui stesso ha deciso di gettarne le basi, evitando di prendersene la responsabilità e addossandola ad altri.

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Stefano Privitera

Stefano Privitera

Stefano Privitera. Laurea in Relazioni Internazionali. Per lo IARI analizza la politica interna italiana
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