Mentre il Brasile si appresta ad affrontare quelle che si ritengano essere le settimane più cruciali di lotta al COVID-19, dal suo blog personale il Ministro degli Affari Esteri del governo Bolsonaro, Ernesto Araújo, sostiene che il nuovo coronavirus stia riportando alla luce l’incubo del comunismo, in altre parole un’opportunità di costruzione di un nuovo ordine mondiale senza nazioni né libertà.

Mercoledì 22 Aprile 2020 non è solo il giorno in cui il Brasile registra quasi tremila decessi Covid-19, ma anche quello in cui il Ministro degli Affari Esteri del governo Bolsonaro, Ernesto Araújo, in carica da gennaio 2019, pubblica nel suo blog personale Metapolítica 17 un lungo e controverso articolo intitolato ‘È arrivato il virus comunista’ in cui sostiene che il nuovo coronavirus stia risvegliando il mondo verso l’incubo del comunismo.

Commentando e criticando severamente il libro Virus. Catastrofe e solidarietà del filosofo slovacco Slavoj Žižek, definito dal cancelliere brasiliano ‘uno dei principali teorici del marxismo contemporaneo’, difende l’idea che il globalismo rappresenti la fase preparatoria al comunismo, e che la pandemia del nuovo coronavirus sia in realtà un’opportunità per creare un ordine mondiale senza nazioni né libertà.

Nonostante non esista una definizione unanime di globalismo, il termine è ampiamente presente nei discorsi politici a livello internazionale, soprattutto delle destre nazionaliste e populiste, ed è diventato cavallo di battaglia dell’attuale gestione bolsonarista della politica estera, includendo tutte quelle idee contrarie agli interessi ed identità nazionali. Lo stesso Ministro degli Affari Esteri associa questo concetto alla struttura del marxismo contemporaneo, una sorta di globalizzazione economica manovrata dal marxismo culturale dalla quale certamente il ‘Brasile ed il mondo si devono svincolare’.




Con l’elezione di Bolsonaro nel 2018 il marxismo culturale è divenuto protagonista della retorica politica contemporanea, visto che lo stesso Presidente della Repubblica è uno dei seguaci più accaniti del filosofo brasiliano Olavo de Carvalho, sostenitore di un fantomatico progetto globalista occidentale manovrato da entità internazionali che esercitano un potere economico ed intellettuale di matrice marxista. Per il filosofo brasiliano, il cosidetto marxismo culturale altro non è che uno strumento utilizzato dagli affiliati a questo progetto globalista occidentale, denominati ‘globalisti’, per dominare in maniera graduale la cultura ed esercitare un potere egemonico sulla società civile. L’unica soluzione, o per meglio dire l’alternativa più plausibile, avvalorata anche dal governo Bolsonaro, per combattere il marxismo culturale, sembra essere quella di favorire un rafforzamento dell’autonomia della coscienza degli individui tramite il ripristino dei valori tradizionali cattolici, della famiglia, dell’uso delle armi e del liberismo in campo economico.

Facendo riferimento all’opera di Žižek, il Ministo degli Esteri rivela un presunto piano occulto di matrice globalista-comunista che intende appropriarsi dell’attuale pandemia di Covid-19 per sovvertire in maniera definitiva la democrazia liberale, l’economia di mercato, oltre a voler schiavizzare l’umanità e trasformare gli uomini in ‘macchine facilmente manipolabili’. Tutto ciò in nome della solidarietà, quella ‘solidarietà comunista’ che favorirà inevitabilmente un coordinamento a livello globale, condotto in primis dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), con il pretesto che un’organizzazione internazionale centralizzata sia maggiormente efficiente nel risolvere i problemi rispetto alle singole realtà nazionali.

La promozione di misure di quarantena, come quelle attuate nella città cinese di Whuan, rappresentano, secondo Araújo, uno scenario ideale non per frenare il nuovo coronavirus, ma per poter promuovere il contagio di un altro virus, un virus ideologico, comunista, potenzialmente distruttivo, che mira a promuovere la pace ed emancipazione di tutta l’umanità. E a tal fine, quale miglior scenario se non l’attuale caratterizzato da città deserte, disoccupazione e da un isolamento sociale supervisionato da un organismo internazionale anonimo ed intangibile come, per esempio, l’OMS?

Non manca inoltre il paragone con il nazismo, considerato come una ‘deviazione di rotta dell’utopia comunista’, il cui motto ‘il lavoro rende liberi’ posto all’ingresso di numerosi campi di concentramento durante la Seconda guerra mondiale, viene inteso come slogan della nuova era di solidarietà globale frutto della pandemia di Covid-19, un’era in cui le persone saranno convinte che è per il loro bene che dovranno rimanere in isolamento, senza dignità né libertà, così come succedeva nei campi di concentramento nazisti. Per il Ministro del governo Bolsonaro non ci sono dubbi: il nazista non è altro che un comunista che ‘non si è preso la briga di ingannare le sue vittime’.

Il nuovo coronavirus sembra rappresentare dunque, in accordo con il Ministro degli Esteri brasiliano, un’immensa opportunità per favorire un vero e proprio progetto globalista, che altro non è che un nuovo cammino verso il comunismo. Questo progetto, in fase di preparazione da più di trent’anni, si concretizza anche tramite il cosidetto allarmismo climatico, l’ideologia di genere, il ‘politicamente corretto’, l’immigrazionismo, il razzialismo, l’antinazionalismo e lo scienticismo.

Con la scusa della pandemia di Covid-19, questo nuovo comunismo mira a costruire un mondo senza nazioni, senza libertà, nè spirito, amministrato da ‘un’ agenzia centrale di solidarietà’ con il compito di controllare e punire, una sorta di ‘Stato di eccezione globale permanente’ che aspira a trasformare il mondo in un grande campo di concentramento. Per Araújo, l’umanità si trova quindi ad affrontare una duplice sfida: da un lato il nuovo coronavirus, dall’altro il nuovo virus comunista, che si approfitta del primo per diffondersi, un vero e proprio ‘parassita del parassita’.

 

 




Cosa aspettarsi dunque dalla politica estera bolsonarista dopo la pandemia di Covid-19?

Certamente l’articolo del cancelliere Araújo conferma quale sia l’attuale e futuro orientamento della politica estera del governo bolsonaro. Una nuova politica estera indiscutibilmente nazionalista, con l’Itamaraty (il Ministero degli Affari Esteri del Brasile) che funge da ‘guardiano’ della memoria brasiliana, caratterizzata da un progressivo distanziamento del Paese dagli organismi internazionali e multilaterali, anche e soprattutto in relazione alla lotta al nuovo coronavirus. Una nuova politica estera avversa al globalismo, che non ha paura di essere criticata, perché in fin dei conti ‘l’Itamaraty esiste per il Brasile e non per l’ordine globale’. Una nuova politica estera basata su una calcante ideologia del ‘Brasile prima di ogni cosa’ e sulla costruzione di presunti nemici esterni pronti a minare in qualunque momento gli interessi e valori del paese verde-oro.

La centenaria tradizione diplomatica brasiliana basata sul multilateralismo, cooperazione internazionale e dialogo sembra aver lasciato il posto ad una diplomazia, se di diplomazia si può parlare, di ‘resistenza’ che può portare il Paese ad un isolazionismo senza ritorno, in un momento in cui, nonostante le tante domande e poche risposte, è evidente che nessuno può darsi il lusso di ‘salvarsi da solo’, nemmeno il Brasile.

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Nicole Bruttomesso

Nicole Bruttomesso

Sono Nicole Bruttomesso, analistae redattoreI ARI per l’America Latina.Possiedo una formazione accademica ed esperienza professionale nell’ambito delle relazioni ed economia internazionali, delle politiche sociali e della comunicazione, maturate tra l’Europa e il Sudamerica. Attraverso lo IARI intendo promuovere sul panorama italiano le dinamiche geopolitiche della regione latino-americana, occupandomi principalmente di Sudamerica ed in particolare di Brasile.
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