Le relazioni tra Cina e Regno Unito attraversano una fase difficile a causa dell’interesse economico e politico britannico verso Hong Kong. La decisione dell’Assemblea Nazionale del Popolo, di approvare la Legge per la Sicurezza Nazionale di Hong Kong, ha incontrato forte resistenza tra gli esponenti del governo di Sua Maestà. Il Segretario per gli Affari Esteri Dominic Raab ha accusato  Pechino di aver infranto la Basic Law, ossia la costituzione di Hong Kong, bypassando il Consiglio Legislativo e approvando la legge direttamente da Pechino.  I diplomatici cinesi, non hanno esitato a replicare. Hua Chunying, capo portavoce del Ministero degli Esteri ha ricordato che nel Regno Unito e nei suoi territori è ancora in vigore il Treason Act del 1351. Il decreto, che mira ad individuare atti di tradimento alla nazione e prevedeva la pena capitale per i casi più gravi, non è mai più stata utilizzata dal 1946. Il paragone con la nuova legge di sicurezza sembra quindi inappropriato, facendo decadere l’accusa di mantenere double standards.

Boris Johnson è entrato nel merito della questione attraverso una lettera pubblicata sul South China Morning Post, in cui ha aperto la possibilità di semplificare le procedure di immigrazione per i cittadini di Hong Kong in possesso del British Overseas National passport. Johnson ribadisce il pieno desiderio di collaborare con Pechino sulla questione, ma allo stesso tempo, sottolinea l’opposizione del governo UK alla legge. Solamente due giorno dopo, il premier si è definito “sinofilo” e fermamente convinto che il rapporto con Pechino resterà amichevole nonostante la critica diretta alla National Security Law e la decisione di escludere Huawei dal network 5G inglese. L’approccio verso la Cina da parte del Regno Unito post-Brexit , che cerca il suo posto nel mondo, appare contraddittorio, confuso e problematico. Downing Street prima si accoda a Washington nel condannare Huawei, poi critica pubblicamente la legge di Hong Kong, ma spera che non ci siano ricadute sui rapporti commerciali. È forse utopia?

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Annalisa Mariani

Annalisa Mariani

Carilettori,Mi chiamo Annalisa,classe 96,analista IARI per la sezione Cina.Dopo la laurea triennale in Mediazione Linguistica a Milano,sono partita per la mia amata Cina per un anno di studio avanzato della lingua.Lìho capito che l’aspetto più affascinante del mondo cinese è la politica. Quel Partito unico che si incontra, esplicitamente o non,in ogni discorso, articolo, conferenza e conversazione con gli amici cinesi. Così ho deciso di studiare quel Partito, iscrivendomi al Master in China andGlobalisation al King’s College a Londra. Negli ultimi tempi ho capito che la mia grande curiosità mi porta sempre a parlare di tutto ciò che è controverso/proibito in Cina; da qui la mia indagine sulla condizione della popolazione uiguranello Xinjiang. Dedico moltissimo tempo, a detta dei miei amici quasi tutto, ad informarmi su ciò che succede in Cina.Sono decisamente appassionata e affascinatada un paese sulla bocca di tutti,ma conosciuto da pochi.Nel tempo rimanente tento di fare attività sportiva e mi cimento in esperimenti culinari dai risultati incerti.Sono estremamente curiosa, amo viaggiare, assaggiare cibiparticolarie parlare con le persone del luogo. Sono fermamente convinta che il viaggio completi le persone sotto ogni punto di vista echesia l’unico vero modo di interfacciarmi con il meraviglioso mondo in cui viviamo.
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