Sono trascorsi 6 mesi da quando Jair Bolsonaro è divenuto il 38° Presidente della Repubblica federale del Brasile. Lo stesso, durante la sua campagna elettorale, ha criticato aspramente gli investimenti cinesi in Brasile, mentre invece ha manifestato una sintonia ideologica con il Governo Trump, con il quale sembrerebbe condividere la linea in Venezuela, Palestina e riguardo la guerra commerciale con la Cina. Tutto ciò, in un contesto internazionale in cui continua ad intensificarsi una sfiducia generalizzata verso il multilateralismo, che di contro impulsa un ritorno al bilateralismo. Da un punto di vista ideologico, sembrerebbe che la politica estera del Brasile segua la linea tracciata dalle destre nel contesto internazionale, in primis da Trump, che peraltro risulta coerente con quanto dichiarato da Bolsonaro in campagna elettorale. Ma è abbastanza una coerenza ideologica? Può veramente Bolsonaro mettere da parte il primo partner commerciale la Cina?

Per capire quale potrebbe essere la politica brasiliana nell’immediato futuro, bisogna capire quali fattori potrebbero determinare un cambiamento di postura rispetto alla questione Cina. La Cina è il più grande partner commerciale del Brasile dal 2009. Nel 2017, il Brasile ha esportato 47.490 milioni di dollari nel territorio cinese e ha importato 27.320 milioni di dollari dal paese asiatico, chiudendo il 2017 con un surplus di 20.170 milioni di dollari. Pechino è un grande acquirente di soia e minerale di ferro per il Brasile, così come per altri paesi del sud America. Inoltre, La guerra commerciale scatenata dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump contro la Cina sta guidando la super potenza asiatica ad aumentare significativamente gli acquisti in Brasile.[1]

Due fattori stanno influenzando un progressivo abbandono della politica anticinese. In primis, la mobilitazione del settore agricolo e del ministro dell’Agricoltura, Teresa Cristina Dias, che guardano con preoccupazione una possibile posizione anticinese, sottolinea come il costo economico sia così rilevante che un’eventuale intensificazione dei rapporti commerciali con gli Stati Uniti non sarebbe in grado di compensare. L’altro fattore per spinge il presidente brasiliano ad abbassare il tono è, secondo gli esperti della Getulio Vargas Foundation, che attaccare i cinesi non genera esternalità elettorali positive, cosa che invece avviene tra gli elettori di Trump.[2]

Sembra quindi delinearsi una posizione differente da quella iniziale. Difatti, dopo le dichiarazioni di voler volare a Pechino entro la fine dell’anno, i cui dettagli dell’agenda devono ancora essere annunciati, Bolsonaro e il presidente cinese Xi Jinping si incontreranno in altre due occasioni nei prossimi mesi. Il primo incontro sarà proprio a fine giugno al vertice del G20 in Giappone, mentre il secondo dovrebbe verificarsi al summit annuale del BRICS, Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica, blocco dei principali paesi emergenti, che il Brasile ospiterà questa estate.

Difatti, il Brasile ha già iniziato a inviare segnali amichevoli al gigante asiatico. A fine Maggio, il governo di Brasilia ha annunciato che ritirerà la sua denuncia all’Organizzazione mondiale del commercio (OMC) contro le politiche commerciali cinesi sullo zucchero. Inoltre, ha anche espresso il suo sostegno al candidato cinese a dirigere l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO), Qu Dongyu.

Il contesto così delineato, potrebbe finalmente spingere il Brasile ha rivalutare l’importanza del Mercado Común del Sur, processo di integrazione regionale inizialmente istituito da Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay, a cui nelle fasi successive hanno aderito Venezuela (al momento sospeso dal processo) e Bolivia, quest’ultima in processo di adesione. Il Mercosur, fin dalla sua creazione ha avuto l’obiettivo principale di creare uno spazio comune che generi opportunità commerciali e di investimento attraverso l’integrazione competitiva delle economie nazionali nel mercato internazionale. Tuttavia, è immediatamente chiaro come il livello di integrazione tra gli stati del Mercosur sia decisamente più superficiale degli stati dell’Unione Europea. In effetti, il Mercosur è definito come un’unione doganale imperfetta. Gli elementi che lo contraddistinguono sono una politica commerciale parzialmente unitaria, che vede i paesi che fanno parte del blocco in negoziati spesso singoli e non come un blocco unito. Un codice doganale che, sebbene presente, non si applica all’interno dell’unione, il che aumenta la burocrazia e diminuisce l’efficienza del blocco dal punto di vista procedurale. Inoltre, non esiste una regolamentazione su un criterio per la distribuzione delle entrate doganali, che crea tensioni tra Stati, poiché ovviamente i paesi che non hanno accesso diretto all’oceano sono soggetti a deviazioni significative. Inoltre, il Mercosur non ha la capacità di gestire la politica monetaria in modo uniforme come fa l’Unione europea attraverso la BCE.

Tuttavia, l’amministrazione del presidente Macri in Argentina applica delle politiche che in alcuni casi sono diametralmente opposte a quelle delle ultime tre amministrazioni in termini di politica economica e della strategia di inserimento internazionale, che trova dei punti di contatto con il modello liberale di Bolsonaro. Di fatti, La grande somiglianza tra i due è proprio la ricetta per l’economia: un modello liberale che cerca di ridurre l’intervento dello Stato, bilanciare i conti abbassando la spesa per promuovere gli investimenti e stimolare la creazione di posti di lavoro in collaborazione con il settore privato. L’Uruguay, invece, spinge per un allineamento degli obiettivi dei singoli stati e l’elaborazione di una strategia comune a lungo termine. Il paese, difatti, ha già adottato la ricetta liberale per rilanciare la sua economia, puntando sul settore logistico e dei servizi, data la posizione strategica di Montevideo nel Rio de la Plata e il progressivo consolidamento di un’attitudine e cultura volta all’adozione e sfruttamento dell’innovazione.

Il 4 e 5 giugno, nella Cancelleria argentina, si è tenuta la riunione ordinaria CXII del Gruppo Mercato comune, che riunisce i coordinatori nazionali dei quattro paesi del Mercosur: Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay. La riunione di lavoro è stata presieduta dal coordinatore nazionale argentino e dal segretario delle relazioni economiche esterne del ministero degli Affari esteri, Horacio Reyser (in foto) . In questa occasione, l’agenda aveva come temi centrali i progressi nei processi negoziali del Mercosur con l’Unione europea, l’Associazione europea di libero scambio (EFTA) e il Canada, il rafforzamento istituzionale e la crescita dei flussi commerciali intra-blocco al fine di preparazione del prossimo Vertice dei presidenti che si terrà il 17 luglio.[3] In un contesto internazionale in cui si punta nuovamente al bilateralismo, negoziare con la controparte insieme Argentina, Uruguay e Paraguay, potrebbe essere la miglior strategia. Ma ciò può accadere solo se il Brasile capeggerà i lavori al fine di costruire un vero e proprio Mercato comune che permetta la creazione di “catene globali di valore” che impulsino commercio e innovazione intra-blocco, determinando così un potere negoziale maggiore del Mercosur che non può che favorire tutti i suoi partner.

[1] https://atlas.media.mit.edu/en/profile/country/bra/

[2] https://portal.fgv.br/en

[3] https://cancilleria.gob.ar/es/actualidad/noticias/reunion-del-grupo-del-mercado-comun-del-mercosur-en-buenos-aires

· https://www.bbc.com/mundo/noticias-america-latina-46662843

· https://cancilleria.gob.ar/es/actualidad/noticias/reunion-del-grupo-del-mercado-comun-del-mercosur-en-buenos-aires

· https://www.cronista.com/internacionales/Estados-Unidos-y-China-en-la-politica-exterior-de-Bolsonaro-20190416-0045.html

· https://portal.fgv.br/en

· https://atlas.media.mit.edu/it/

· https://elpais.com/internacional/2019/05/24/actualidad/1558699007_247522.html

· Ignacio Bartesaghi. Uruguay, Montevideo: Un nuevo contexto: diferentes Estrategias y posibles Soluciones. https://www.academia.edu/25914580/Un_nuevo_contexto_diferentes_estrategias_y_posibles_soluciones

· www.mercosur.int

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