Ormai da giorni le piattaforme social così come le pagine dei giornali sono inondate da foto, video e articoli relativi agli incendi che stanno interessando la Foresta Amazzonica del Brasile distruggendone l’ecosistema e mettendo in ginocchio la popolazione da circa tre settimane. Il fenomeno degli incendi dolosi appiccati (in un gran numero di casi) da coloro che compiono disboscamenti illegali nella foresta Amazzonica non è affatto nuovo e da anni è motivo di preoccupazione. Gli incendi vengono utilizzati per far allontanare popolazioni indigene o per  nascondere le azioni di disboscamento finalizzate soprattutto all’ottenimento di beni ricavati dalla distruzione delle foreste pluviali [1](basti pensare allo scandalo dell’olio di palma che qualche anno fa aveva fatto capolino nelle coscienze della popolazione mondiale).

Questa volta, però, gli incendi hanno destato una maggiore preoccupazione e maggiore indignazione nell’opinione pubblica del mondo intero, soprattutto a seguito della nube nera che Lunedì si è estesa sui cieli di San Paolo, la città brasiliana che dista centinaia di chilometri dalla foresta e che ha permesso di toccare con mano la devastazione a cui il polmone verde della terra sta andando incontro, e che ha dato il via ad una virale campagna social accompagnata dall’hashtag#prayforamazzonia. La situazione sembra più preoccupante che mai: secondo l’ INPE, l’agenzia spaziale brasiliana, da gennaio ad agosto del 2019 sono stati registrati in Amazzonia circa 73mila incendi, un dato allarmante, soprattutto se si considera che nell’intero arco del 2018 il numero di incendi registrati era di 39.759[2].

Le implicazioni politiche:

Questa catastrofe, che sembra limitarsi all’ambito delle crisi ambientali, nasconde in realtà un forte intreccio con l’attuale politica brasiliana portata avanti da Jair Bolsonaro, che, nell’esercizio della sua carica, si è mostrato non solo disinteressato ma addirittura ostile alla tutela della regione amazzonica e della sua popolazione. Il presidente, esponente del partito conservatore brasiliano, si è espresso in modo molto duro sin dalla sua campagna elettorale nei confronti della regione, ritenendo eccessiva la tutela riservata dal governo alla zona amazzonica e auspicando un maggiore sfruttamento della regione per scopi produttivi. Ed oggi, molti puntano il dito contro di Lui, il presidente negazionista climatico che, secondo le accuse, avrebbe favorito, con le sue politiche, la distruzione della foresta amazzonica concedendo un tacito lasciapassare a coloro che si affrettano a praticare il disboscamento fintanto che la politica di scarsa tutela nei confronti della regione perdura sotto il suo benestare .

Bolsonaro da parte sua – tra le accuse degli ambientalisti brasiliani[3] e internazionali che considerano il fenomeno una “cartina tornasole” delle sue azioni, le manifestazione e le rivendicazioni degli indigeni e della popolazione brasiliana, e lo sgomento del mondo intero- accusa le ONG di aver appiccato gli incendi per screditare il governo, quasi una vendetta per le sue politiche e per aver tagliato alle ONG molti dei fondi che venivano riservati loro  prima della sua presidenza, in un battibecco surreale tra governo e terzo settore, tra ambientalisti e negazionisti della responsabilità dell’uomo sul cambiamento climatico.

Le deduzioni di Bolsonaro non trovano alcun riscontro o prova realistica, più consistenti sembrano invece le accuse nei confronti della sua politica, non è infatti la prima volta che la mancanza di tutela del presidente nei confronti della foresta amazzonica crea problemi, e a farne le spese sono stati in primo luogo le popolazioni indigene (appellati dal presidente come “Animali da zoo”) della foresta che dalla sua elezione hanno subito un drastico aumento di invasioni territoriali. Tra di loro il popolo degli uru-eu-wau-wau[4] che pochi giorni dopo l’insediamento di Bolsonaro è stato invaso da un gruppo di uomini armati fomentati dalle promesse del presidente, che si sono spinti nelle loro terre per reclamarle. Inoltre, dalla seconda metà del 2018 ( periodo elettorale che ha portato il leader conservatore alla presidenza) il tasso di disboscamento è aumentato notevolmente. E, solo per citare un ultimo esempio, il direttore dell’ INPE che ha reso note le condizioni catastrofiche della situazione è stato licenziato dal presidente stesso perché considerato allarmista. 

La risposta internazionale:

Anche dal punto di vista internazionale le responsabilità del presidente populista appaiono chiare e molti stati hanno deciso di muoversi per affermare il loro dissenso e invitare (non troppo gentilmente) il presidente ad una rapida azione che limiti i danni e tuteli la foresta. la Norvegia e la Germania stanno ritirando il loro supporto al Fondo per l’Amazzonia, a causa delle promesse non mantenute da Bolsonaro e Macron accusa il presidente di mentire e di non aver agito in favore delle terre amazzoniche, proponendo di parlare della questione al G7, a cui il Brasile, non è invitato.

Bolsonaro, ormai alle strette per le pressioni internazionali e spaventato dalle sanzioni[5], risponde schierando l’esercito e mettendosi in moto per ristabilire la situazione in Amazzonia, e, in questo botta e risposta che, tra le altre cose, rischia di mandare all’aria il trattato commerciale UE-MERCOSUR, da poco raggiunto dopo una lunga trattativa, taccia Macron di logiche colonialiste, parlando di una questione interna al Brasile ad un summit a cui il governo Brasiliano non sarà neppure presente[6]. Ma qui il problema sovrasta di gran lunga le logiche di potere, i confini degli stati e la divisione tra nord e sud del mondo, e tocca l’unico bene che include davvero tutti e di cui, davvero tutti, dovremmo essere equamente responsabili.


[1] https://www.focus.it/ambiente/ecologia/incendi-in-amazzonia-quello-che-ce-da-sapere

[2]https://video.corriere.it/esteri/amazzonia-fiamme-immagini-incendi-record-che-stanno-distruggendo-foresta-brasile/73c7d274-c4b9-11e9-a891-3b686b89b135

[3] https://www.linkiesta.it/it/article/2019/08/22/brasile-bolsonaro-amazzonia-foresta/43282/

[4] https://www.internazionale.it/notizie/anthony-boadle/2019/03/12/brasile-territori-indigeni

[5] https://www.repubblica.it/esteri/2019/08/24/news/incendi_amazzonia_bolsonaro_trump-234223303/

[6]  https://www.repubblica.it/esteri/2019/08/23/news/amazzonia_in_fiamme_tutti_contro_bolsonaro_da_macron_a_guterres_a_ronaldo-234170027/

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