Il movimento Black Lives Matter- designato dall’acronimo BLM- al momento sta facendo parlare di sé ai quattro angoli del pianeta, per la virulenza delle proteste deflagrate in tutto io territorio dapprima statunitense e poi sempre di più in Europa.

Nemmeno in Africa le manifestazioni degli attivisti sono passate inosservate: in Sud Africa, ad esempio un folto gruppo di giovani si è mosso per la diffusione del messaggio BLM, per ora soltanto sulle piattaforme online, avendo in programma l’organizzazione di una manifestazione entro la fine del mese. La carica emotiva che i movimenti di protesta contro il razzismo e la disuguaglianza suscitano al di là dell’equatore, e che è perfettamente spiegabile indagando il passato degli afroamericani e la dolorosa ferita sociale della tratta di schiavi dall’Antica, non deve però far passare sotto silenzio che anche la popolazione africana è stata interessata da episodi di violenza e razzismo nei confronti dei suoi simili. Sebbene l’ Unione Africana abbia, infatti, condannato aspramente la morte di George Floyd auspicando la fine “ di ogni episodio di violenza e di discriminazione a danno della popolazione nera, a cui l’ Africa guarda come una madre verso il figlio”, nessun comunicato del genere è mai stato approntato per condannare o esprimersi a seguito dei numerosi episodi di violenza inter-raziale e a scopo di pulizia etnica che il continente vede quotidianamente accadere sul suo territorio.

Oltre ad alcuni casi macroscopici- Andrias Tatane o il massacro di Marikana- centinaia di persone perdono ogni giorni la vita in Mali in Ruanda, in Uganda e in Somalia a causa del complicatissimo intreccio di etnie che non riescono a convivere pacificamente e per cui manca, da parte delle istituzioni competenti e della stessa comunità internazionale, una volontà di seria riflessione e di messa a punto di opportune strategie di convivenza, in un’ottica di rilancio del territorio di miglioramento delle condizioni di vita della popolazione. È auspicabile che il movimento Black Lives Matter provochi nei territorio africani una seria riflessione sul valore della vita umana intesa in un’accezione davvero globale, al fine di provocare anche in Africa un nuovo umanesimo dei diritti umani.

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Giulia Raciti

Giulia Raciti

Ciao a tutti, sono Giulia Raciti Longo, e collaboro con IARI da Giugno del 2019.Dopo la laurea in Giurisprudenza, conseguita a Catania, ho proseguito i miei studi a Milano, dove ho ottenutoil Master in Diplomacy presso l' ISPI-Istituto per gli Studi di Politica Internazionale. Sono fluente in tre lingue, e ho avuto la possibilità di studiare in tutta Europa, e di lavorare con l' ONG ruandese “ African Education Network" per un anno, occupandomi di analisi delle policies e mappatura legislativa. È in questi contesto che è nata la mia passione per l' Africa, territorio complesso e spesso sottovalutato nelle relazioni internazionali. Con IARI mi occupo proprio di Africa, focalizzandomisui processi elettorali e sui fenomeni migratori, temi che mi propongo di affrontare con un approccio trasversale tra geopolitica e diritto internazionale. Sono appassionata di storia contemporanea, in particolare delle decadi tra il ’20 e il ’40 del 900.Lavorareper la redazione dello IARI, mi ha dato la possibilità di mettere le mie competenze al servizio degli altri: credo infatti fermamente che la geopolitica sia uno strumento indispensabile per capire il mondo che ci circonda ed essere cittadini globali più attenti e consapevoli.Per questo cerco sempre di creare contenuti che siano fruibili anche dai non addetti ai lavori, ma rigorosi dal punto di vista scientificoed informativo.
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