Il caos in Libia continua a tener banco e l’Unione Europea mostra per l’ennesima volta le sue difficoltà nell’affrontare con compattezza la situazione, la posizione della Francia continua a essere discordante con quelle di altri Paesi come Italia, Gran Bretagna e Germania. La politica estera francese conferma ulteriormente di essere distante da quella degli altri Paesi europei, le difficoltà di coesione dei progetti francesi con quelli europei è sempre più lampante, negli ultimi anni abbiamo sempre considerato Francia e Germania come due “compari” costantemente a braccetto nelle dinamiche europee ma forse è arrivato il momento di rivalutare le cose…

 Ho più volte espresso delle personali considerazioni riguardo le ambizioni geopolitiche di questi due Paesi, a un forte attivismo francese si contrappone una Germania meno incline all’espansione della sua influenza geopolitica nello scenario internazionale, mostrandosi più in linea con ambizioni conservative e mirate alla gestione delle dinamiche dello scenario internazionale più che a influenzarle.

Da quando Macron si è insediato in Francia stiamo osservano sempre di più come le posizioni dei due Paesi siano sempre meno convergenti verso un’unica direzione, ho già discusso recentemente riguardo alle parole pesanti rifilate da Macron alla NATO accusandola di “morte cerebrale” seguita dalla risposta piccata della Merkel, stiamo osservando come negli ultimi tempi la questione libica stia mettendo sempre più in difficoltà l’Unione Europea e la Germania si è messa al timone di un movimento volto allo scoraggiamento delle tensioni da parte dei Paesi dell’Unione, puntando forte sull’embargo di armi e sulla diminuzione dell’influenza delle potenze straniere nella guerra civile in Libia.

Il tentativo della Merkel è stato quello di mettere le basi per un’azione comune volta a limitare il coinvolgimento di altri attori internazionali, ciò che inizialmente ci si poteva augurare dalla tregua della guerra civile è stato però smentito dai recenti sviluppi che non solo hanno visto la ripresa delle ostilità in Libia ma anche la posizione della Francia che va a cozzare con quanto auspicato dalla Merkel. La recente mossa di Haftar che ha minacciato il blocco delle esportazioni di petrolio ha rimescolato le carte in tavola, la Francia ha scelto di tirarsi fuori da una dichiarazione congiunta con Italia, Gran Bretagna, Germania e Stati Uniti di condanna visto che Parigi, com’è ormai noto da tempo, è sostenitrice del generale.

La situazione in Libia è l’attuale specchio delle difficoltà dell’UE che si ritrova abbandonata e, soprattutto, divisa in una situazione nella quale non può più contare su un grande apporto degli USA (che ha nuove priorità strategiche) e deve guardarsi dall’intromissione turca che sta cercando di accrescere la sua influenza su Al-Sarraj (e questa non è assolutamente una buona notizia per l’Italia). Se da un alto osserviamo come la Germania stia cercando di “gestire” una situazione richiamando l’Unione Europea a una manovra collettiva, la Francia è la voce fuori dal coro che continua a dare priorità alle sue strategie.

Abbiamo sempre considerato Germania e Francia come i “compari” che hanno sempre gestito le dinamiche dell’Unione Europea, eppure la realtà delle cose ci sta mostrando come questi due Paesi siano titolari di ambizioni molto distanti. Da quando Macron si è insediato all’Eliseo la situazione è sempre più palese, la Francia vuole rilanciare la sua leadership a livello europeo e regionale, le sue priorità strategiche si discostano da quelle europee e molte volte si ritrova in situazioni di contrasto con gli altri Paesi dell’Unione, e il caso della Libia è una continua conferma ormai da mesi a questa parte.

Si potrebbe dire che da un lato osserviamo una Germania più in veste di portavoce di un interesse collettivo dei Paesi dell’Unione e mostrando la sua fedeltà alla NATO, dall’altro osserviamo una Francia più decisa a lanciarsi come solista che più che farsi carico dell’interesse collettivo dell’Unione voglia avere quest’ultima come mezzo per aumentare la sua potenza internazionale (non a caso Macron auspica a gran voce investimenti dell’Unione per un sistema di difesa a conduzione francese).

Nell’attuare scenario internazionale Berlino cerca di mantenere una posizione “passiva” oserei dire, a una sorta di neutralità da conflitti e rivalità che coinvolgono altri Paesi (Cina e USA soprattutto) cercando di mantenere il più alto afflusso possibile dal punto di vista mercantilistico da ogni parte. La Francia invece pare voglia ergersi ad attore ben più influente e diventare, magari, il terzo incomodo nell’attuale conflitto tra USA e Cina.

Curioso osserva come forse, due Paesi considerati molte volte fin troppo vicini e alleati hanno invece una visione strategica del mondo diametralmente opposte. Ma d’altronde, si sa, la storia ci ha sempre ricordato che per Germania e Francia non è mai facile essere amici.

 
 
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Stefano Privitera

Stefano Privitera

Stefano Privitera. Laurea in Relazioni Internazionali. Per lo IARI analizza la politica interna italiana
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