Come se il problema del Corona virus in Europa e nel resto del mondo, non fosse già abbastanza, Bruxelles e Atene si trovano a fronteggiare un altro problema, quello della questione migratoria lungo il confine di Grecia e Turchia. Due paesi che non sono mai riusciti, né hanno voluto comprendersi fino in fondo.

Un incontro avvenuto a Kastanies località sulla frontiera, dopo la quale c’è solo la terra di mezzo greco-turca su cui da giorni si ammassano decine di migliaia di migranti e rifugiati, dopo che la Turchia ha deciso di incoraggiarne l’esodo, ma respinti dalla linea dura decisa dalle autorità di Atene, anche a colpi di lacrimogeni, terrorizzati dalla prospettiva di una ripetizione della crisi migratoria del 2015. La Presidente della Commissione Ursula von der Leyen, assieme al presidente del Consiglio Ue Charles Michel e al presidente del Parlamento di Strasburgo, David Sassoli sono accorsi il 3 Marzo scorso per incontrare il premier ellenico Kyriakos Mitsotakis.

Nel corso del Summit sono state annunciate dalle istituzioni europee, alcune misure prese e divenute operative, sono stati stanziati Settecento milioni di euro per aiutare la Grecia ad affrontare la nuova crisi dei migranti, un rafforzamento del dispositivo di pronto intervento di Frontex e la mobilitazione del meccanismo europeo di protezione civile. Durante il proprio intervento in conferenza stampa la Presidente Von der Lyen non ha risparmiato critiche alla Turchia e al Presidente Erdogan, e ha affermato che chiunque cerca di mettere alla prova l’unità dell’Europa resterà deluso. Durante il discorso più volte sono state utilizzate parole come “solidarietà” e “unità” anche le precedenti Commissioni Europee in situazioni simili, hanno utilizzato le stesse parole, ma forse adesso è arrivato il momento di metterle in pratica.

E’ chiaro che la mossa della Turchia guidata dal Presidente Erdogan evidenzia le molteplici difficoltà di Ankara, impegnata su più fronti e allo stesso tempo più che mai isolata a livello internazionale. Altrettanta chiara, al di là delle parole, è la difficoltà dell’Ue nella gestione della crisi migratoria, non solo quella attuale, ma anche e soprattutto quelle passate. Il Presidente Erdogan ormai da tempo sa quali sono le falle del sistema Europeo, e utilizza queste debolezze per rafforzare la propria posizione nei confronti di Bruxelles, ma questo non vuol dire che in assoluto la Turchia in questo momento sia in una posizione dominante, anzi tutt’altro. Il malcontento popolare dei turchi è apparso evidente con la sconfitta alle amministrative del 2019 quando le grandi città del paese, in primis Ankara e Istanbul, sono passate all’opposizione. Per riguadagnare consenso il governo ha adottato misure restrittive nei confronti di tutti i rifugiati, secondo le stime sarebbero circa 4 milioni in tutto il paese.

Sarebbe saggio ed opportuno per Ue e Turchia tornare a dialogare, sedersi attorno ad un tavolo per l’ennesima volta e provare a risolvere la questione. In questi casi sarebbe meglio mettere in campo pragmatismo e realpolitik, per cercare di diminuire non solo la tensione tra Bruxelles e Ankara, che ormai va avanti da anni, ma soprattutto per diminuire la sofferenza e il disagio di centinaia di miglia di uomini, donne e bambini ammassati al confine.

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Gabriele La Spina

Gabriele La Spina

Gabriele La Spina, attualmente Capo Redattore e analista geopolitico per gli Affari Europei in IARI. Nato a Catania nel 1991, ha conseguito la laurea triennale in Politica e Relazioni Internazionali presso l’Università degli Studi di Catania, ha proseguitogli studi a Milano, conseguendo il Diploma in Affari Europei presso l’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (ISPI). Infine ha continuato con la laurea magistrale in Internazionalizzazione delle Relazioni Commerciali sempre presso l’Ateneo di Catania.
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