Da senatore sconosciuto a icona del progressismo nazionale.
L’ anziano senatore democratico del Vermont ci riprova: dopo essere stato sconfitto alle primarie del 2016 da una delle donne più potenti del mondo, Hillary Clinton, a febbraio 2019 Bernie Sanders ha annunciato la sua ricandidatura alle primarie democratiche che concluderanno a giugno 2020. Eppure, Bernie dal 2016 a oggi ne ha fatta di strada.

Il senatore del Vermont è arrivato secondo o terzo nella maggior parte dei sondaggi delle primarie democratiche, è apparso nei talk show più seguiti e popolari, e ha aggiunto celebrità e importanti sindacati alla sua lista di sostenitori, avendo inoltre il merito di aver spianato la strada ai più giovani socialisti democratici d’America come Alexandria Ocasio-Cortez.

Nonostante sia improbabile che il senatore Bernie Sanders riesca a vincere le primarie democratiche, il suo nome è ormai diventato strettamente associato all’idea di un movimento notevolmente spostato a sinistra. Sanders ha dato energia ai giovani progressisti e ha drammaticamente modificato il modo in cui molti americani concepiscono la politica, contribuendo all’esorcizzazione di ideali e parole che gli americani solitamente riconducono al temuto socialismo.

Una delle caratteristiche che rende Sanders interessante agli occhi dei giovani e delle minoranze è il fatto che, nel suo approccio e nei suoi discorsi, egli affronta senza paura i grandi paradossi e le grandi contraddizioni della società americana. Il senatore del Vermont afferma che ogni persona negli Stati Uniti ha diritto a un lavoro dignitoso e a un salario adeguato, a un’assistenza sanitaria di qualità, a un’istruzione completa, a un alloggio a prezzi accessibili, a un ambiente pulito e a una pensione sicura. Egli ha affermato che l’America “È il Paese più ricco della Terra e abbiamo 40 milioni di persone in povertà, 34 milioni senza assicurazione sanitaria e metà della nostra gente che vive da uno stipendio all’altro”, ha scritto su Twitter. “Mi rifiuto di accettarlo come una cosa normale”.  

Al centro della sua campagna all’insegna dell’uguaglianza vi è scuramente Medicare for All  la questione riguardante l’assistenza sanitaria pubblica, che considera un diritto di tutti e non un privilegio di pochi. Infatti, ben 30 milioni di americani non sono attualmente assicurati e, nonostante questo, come giustamente sottolinea Sanders, gli Stati Uniti ogni anno spendono molto più denaro in l’assistenza sanitaria rispetto alla maggior parte dei principali paesi del mondo.

Altro punto focale della campagna di Bernie Sanders è sicuramente il debito studentesco. Sanders vuole cancellare i 1,6 mila miliardi di dollari di debiti studenteschi che, a causa degli elevatissimi costi dei college americani, circa 45 milioni di giovani hanno chiesto in prestito allo stato per assicurarsi una formazione universitaria. Sanders, vuole anche garantire l’istruzione superiore come diritto per tutti e cancellerebbe il debito degli studenti tassando quello che lui definisce il “gioco d’azzardo di Wall Street, che considera uno dei più pericolosi problemi degli Stati Uniti.

Nonostante l’età avanzata, Bernie Sanders ha fatto suo uno dei temi più popolari tra I giovani del mondo. La questione del cambiamento climatico e del surriscaldamento globale.
Egli propone infatti un Green New Deal. Con un investimento pubblico pari a circa 16,3 mila miliardi di dollari, l’obiettivo principale sarebbe infatti quello di raggiungere il 100% di energia rinnovabile per l’elettricità e i trasporti entro il 2030 e la completa de-carbonizzazione entro il 2050.

Per ciò che riguarda la politica estera americana, è noto che Sanders non abbia avuto alcuna esperienza nell’ambito. Reduce dall’errore commesso nel 2016, quando per i primi cinque mesi della sua campagna, il sito web a essa dedicata non includeva neanche uno spazio dedicato alle proposte chiave per la politica estera. Oggi, invece, avvalendosi dei giusti consigli, Sanders ha attuato un chiaro cambio di rotta.  

Sanders, non ha più paura di parlare di politica estera. Egli, inoltre, ha portato avanti e raggiunto uno dei più importanti obiettivi di politica estera dell’ultimo Congresso: il voto per la fine dei finanziamenti americani per la guerra saudita nello Yemen.

Anche nella politica estera, come per quella interna, Sanders non va per il sottile.
Egli, con le sue proposte, cerca infatti di superare i confini più convenzionali che hanno a lungo delineato i fondamenti dell’opinione pubblica americana. Un chiaro esempio è la vicinanza a Israele. Sanders è andato molto oltre sul tema, ha definito Gaza una “prigione a cielo aperto”, e ha associato Benjamin Netanyahu al “crescente movimento mondiale verso l’autoritarismo” e, cosa più controversa di tutte, ha proposto il taglio degli aiuti militari statunitensi a Israele.

Ma Israele, non è l’unica questione su cui le idee di Sanders sono state considerate controverse.  Sanders ha infatti deciso di non fare suo quel classico approccio di storytelling che impone l’immagine di un’America vincitrice della guerra fredda e di un mondo unipolare da essa dominato. Egli ammette i limiti e le contraddizioni degli Stati Uniti come leader globale, facendo spesso riferimento a una serie di interventi militari inappropriati  americani nei paesi esteri. Uscendo fuori dagli schemi del tipico candidato alla presidenza, durante un suo discorso al Westminster College nel 2017, ha descritto nel dettaglio i disastrosi interventi americani del XX secolo: Iran, Cile, El Salvador, Guatemala, Vietnam, esponendo quindi una severa critica alla politica estera americana degli ultimi cinquant’anni.

La chiave per comprendere i fondamenti della linea politica di Sanders è capire che tutta la sua campagna ruota attorno alla critica all’eccezionalismo americano. La pietra angolare dell’identità americana.

Nel 2016, Sanders ha iniziato sfidando l’eccezionalismo relativo agli affari interni: la convinzione che il capitalismo americano sia l’unica vera soluzione economica efficiente. Sanders, oggi, affronta invece l’eccezionalismo in politica estera. Per un qualsiasi candidato alla presidenza, sfidare l’eccezionalismo americano è una strada verso il tracollo politico. La critica di Sanders agli errori del passato degli Stati Uniti, potrebbe lasciarlo esposto ad accuse di scarso patriottismo, e le sue proposte di cooperazione internazionale potrebbero farlo sembrare ingenuo di fronte a grandi conflitti come quello che avviene nel Mar Cinese Meridionale.

In ogni caso, il successo riscosso da Sanders va sicuramente analizzato prendendo in considerazione l’assunto americano secondo cui il socialismo è concepito come un pericolo, una causa persa che conduce solo a rivolte e anarchia. Concezione che, come dimostrato dal successo del “socialista d’America”, per molti americani, soprattutto giovani, sembra ormai essere obsoleta e poco adatta ai problemi del presente.

Nonostante l’anzianità del candidato, ciò che può dare una prospettiva di lunga durata a questa non più così timida ascesa socialista, è appunto la giovane età dei suoi sostenitori. Anche qualora l’astro di Sanders dovesse esaurirsi a breve, sicuramente la polemica scaturita all’interno del partito democratico non lo farà. Essa, sarà invece una solida base da cui i militanti di sinistra potranno partire, per proseguire la lotta a favore dello stato sociale, e della sostanziale ridistribuzione della ricchezza e del potere.

 

Fonti

https://www.nytimes.com/interactive/2020/us/elections/bernie-sanders.html

https://www.investopedia.com/articles/investing/110915/review-bernie-sanders-economic-policies.asp

https://www.theatlantic.com/ideas/archive/2019/02/foreign-policy-distinguishes-bernie-sanders-2020/583279/

 
 
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: