Come ben sappiamo, il G7 previsto alla Casa Bianca per fine giugno è stato rinviato; la posizione predominante è quella tedesca in funzione anti russa. La  Merkel aveva rifiutato  l’invito a partecipare al vertice dei sette grandi, in quanto preoccupata dalla pandemia di COVID-19. Invece, secondo molti analisti internazionali,  la cancelliera tedesca avrebbe posto il veto ad un possibile rientro della Russia, decidendo di agire così in funzione anti russa.



La pista che vedrebbe Berlino agire in chiave anti russa non è da escludere, anzi forse è la più probabile. Non è un segreto che Trump ha un canale preferenziale con Mosca e da mesi ormai lavora al rientro della Russia al tavolo delle grandi trattative internazionali.

Le antipatie della Merkel nei confronti del Cremlino sono abbastanza evidenti, fu proprio la cancelliera  nel lontano 2015 a dire che l’hackeraggio della propria casella email ad opera di agenti russi “rappresentava qualcosa di oltremodo scandaloso e oltraggioso” (non fu mai provato che gli hacker fossero di nazionalità russa ndr). Dall’establishment tedesco l’avvenimento venne preso talmente seriamente che il Procuratore generale fu spinto ad emettere un mandato di cattura internazionale nei confronti di Dmitriy Badin, cittadino di 29 anni di nazionalità russa, che lavora per conto dei servizi segreti militari di Mosca, anche se ad oggi non vi è nessuna prova contro di lui, se non qualche elemento circostanziale.

Dopo cinque anni dal presunto attacco hacker la cancelliera in un’intervista alla BILD del maggio 2020 ha sostenuto che   “e il regime russo continua ad agire così rende difficile ogni suo tentativo di dialogo e di avvicinamento”.

Perché Trump potrebbe volere invitare nuovamente la Russia al tavolo dei potenti della Terra? La spiegazione pur essendo semplice risulta il frutto di una complicata strategia geopolitica. 



Trump oltre alla Russia vorrebbe allargare il summit internazionale anche ai paesi come la Corea del Sud, l’Australia e l’India, che non a caso rappresentano le nazioni più sviluppate da un punto di vista economico e industriale, della regione geografica che comprende la Cina (il Giappone è già presente).

Oltre ai sopracitati Paesi, risulta di preferenziale importanza scardinare l’allineamento che negli scorsi anni ha fatto avvicinare Mosca a Pechino, in modo da isolare la Cina dal suo partner principale della regione e rendere ostili alle politiche di Pechino la Corea del Sud, l’Australia e l’India. 

In breve, la Casa Bianca ha come obiettivo principale disallineare la convergenza delle politiche russe da quelle cinesi.

Trump attualmente sembra voler giocare una partita attendista, in quanto non ha cambiato posizione circa l’assetto che dovrebbe prendere l’ex G7 (G11) . Sicuramente a settembre sarà previsto un ulteriore rinvio, con le presidenziali in autunno, sono sicuro che Trump voglia rischiare un G7 post esito elettorale, magari con una posizione di forza in caso di una nuova vittoria.

Ha espresso la propria opinione circa la riammissione di Mosca al G7 anche Boris Johnson, primo ministro inglese, il quale ha detto “La partecipazione al G7 di Paesi non membri è prerogativa di Trump in quanto presidente di turno, ma una riammissione a pieno titolo di Mosca è considerata prematura da Londra, e tra l’altro andrebbe approvata all’unanimità” .

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Filippo Sardella, classe 1988, laureato in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali, corsista di "Political Ethics" presso la YALE University , conferenziere e analista politico, specializzato in storia e politica della Russia e dell’Europa Orientale, operatore certificato in "International Humanitarian Law", attualmente si occupa di analisi geopolitiche per l'Istituto Analisi Relazioni Internazionali (IARI)
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