L’economia cinese conosce il segno negativo per la prima volta in più di 40 anni di crescita ininterrotta iniziata negli anni 70 del secolo scorso. Il PIL cinese subisce una flessione, nel primo quarto, del 6,8% secondo i dati del National Bureau of Statistics (NBS – organo statistico del governo cinese), l’ultima volta che fu riportata una flessione quadrimestrale risale al 1976.

Come possiamo notare dal grafico, il motore economico cinese ha frenato bruscamente nel primo quarto di questo 2020, la causa ovviamente è da attribuire allo scoppio della pandemia globale dovuta al virus COVID-19.  Gli investimenti di capitale sono calati del 16%, paragonati al 2019, come anche le vendite al dettaglio di beni di consumo calate anch’esse del 16%, rispetto al 2019. Mao Shengyong, portavoce per NBS, parla al Financial Times, di una flessione a breve termine e minimizza gli effetti sul lungo termine, aggiungendo che la crescita media per i prossimi due anni era prevista al 5%, centrando [tuttavia] il target decennale, che la Cina si è imposta per il 2020 di diventare ‘’moderatamente prospera’’.

Grafico che rappresenta la crescita del PIL cinese suddivisa per quadrimestri, dal 2010 al 2020. Fonte: NBS/FT

 

E’ giusto far notare, anche, che le prospettive di una grave crisi economica hanno colpito l’intero globo, con previsioni negative per quasi tutte le economie del pianete, con dati forniti dal FMI (Fondo Monetario Internazionale), che attestano il PIL mondiale al -3%, quello Italiano al -9.1%, area EURO -7,5%, USA -5,9% e quello Cinese al +1.2%. Supportati da questi ed altri studi, moltissimi paesi e banche centrali si sono già mosse verso scelte di politica monetaria molto espansiva con lo scopo di attutire lo shock.

Gli Stati Uniti hanno messo sul tavolo stimoli per 2 trilioni di dollari, l’Unione Europea dopo qualche malumore interno ha messo sul tavolo dai 540 miliardi fino a 1 trilione di euro, più gli stimoli dei singoli stati, e il Giappone nei giorni scorsi si è unito con 1,1 trilione di dollari. In tutto questo tuttavia manca la Cina, il governo di Pechino infatti ha deciso di percorrere strade diverse. Beijing si e concentrato sugli aiuti verso le imprese per far continuare a pagare a quest’ultime i propri dipendenti, inoltre le ultime mosse economiche garantiranno alle banche para-statali di prestare altri 200 miliardi di dollari (fonte: NY Times) alle imprese, in particolare alle PMI. I governi locali hanno emesso invece 150 miliardi di dollari di titoli di stato (fonte: NY Times), per pagare i lavori infrastrutturali, nel mentre il ministro degli esteri cinese ha affermato che la Cina ha (già) contribuito con stimoli nel ordine di 344,1 miliardi di dollari, il G20 si è imposto di attuare politiche monetarie per 5 trilioni di dollari. Tuttavia nella crisi del 2008-09 la Cina ha varato stimoli monetari per 586 miliardi di dollari, detto questo molte persone si aspettano un aumento negli incentivi per dare benzina al motore economico.

Tuttavia la Cina adesso si trova in una situazione diversa dalla crisi del 2008-09 con un debito (pubblico e privato sommati) molto più grande, stimato intorno il 300% del PIL, ovvero il 15% del debito mondiale totale (fonte: IIF – Institute of International Finance), e con una domanda e consumo interni più importanti. A tale proposito seguono anche alcune politiche applicate a livello locale, come a Hangzhou la città natale di Alibaba, dove il governo municipale finanzia pacchetti di vouchers o coupons che permettono di fare acquisti nei negozi locali, tramite il sistema di pagamento di Alibaba, voucher dal valore modesto, compreso tra 1,41$ fino a 6,35$ e può essere usato solo un voucher per acquisto, tuttavia con la previsione di ulteriori vouchers dall’ammontare più sostanzioso, un programma che sembra essere particolarmente apprezzato tra i residenti di Hangzhou. L’esempio apre le porte ad un altro strumento su cui punta molto il governo di Beijing, il controllo del virus e della situazione socio-economica tramite la tecnologia e i big data, ma questo è un altro punto di vista che merita un analisi approfondita a parte.

In conclusione come suggerisce il People’s Daily, il quotidiano ufficiale del Partito comunista cinese: ‘’Noi [cinesi] abbiamo un enorme mercato interno, se ci focalizziamo sull’espandere la domanda interna e stimoliamo gli attori interni, noi possiamo certamente superare l’impatto del virus’’. Da questi dati e da questa affermazione denotiamo una Cina economicamente più matura e cauta che non ha voglia di giocare un ruolo egemonico sullo scacchiere economico globale, ne tantomeno essere di nuovo il motore della ripresa economica globale come lo fu nel 2009; troviamo uno stato più focalizzata sulla politica interna che non su quella esterna, China First, ciò tuttavia non significa che vuole abbandonare il suo sogno di diventare la superpotenza di contrappeso.

Fonti

https://www.iif.com

https://www.ft.com/content/8f941520-67ad-471a-815a-d6ba649d22ed

https://www.nytimes.com/2020/04/09/business/economy/coronavirus-china-economy-stimulus.html

https://www.scmp.com/economy/china-economy/article/3077344/coronavirus-china-raise-fiscal-deficit-ratio-after-g20

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Peter Fiegl

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