Negli ultimi anni il governo cinese è passato dal negare l’esistenza di un problema con il bilancio pubblico all’affrontare la situazione tramite veemente propaganda e messaggi rassicuranti. Il mercato dei bond ha eliminato interamente questo problema.

Già nel 2014 la Cina aveva sperimentato il suo primo deficit con l’emissione di titoli di stato, nel 2018 il deficit raggiungeva la cifra di 117Miliardi di Yuan (circa 16,5 miliardi di euro), una cifra tre volte superiore rispetto all’anno precedente e quest’anno, visto l’andamento attuale dell’emissione di bond cinesi, sembra che la cifra si attesterà al medesimo livello.

La Banca Popolare Cinese, che assolve sia funzioni di Banca Centrale che di Banca d’Affari, ha svolto un ruolo centrale durante tutta l’ascesa del gigante asiatico fornendo credito a bassissimo costo per le imprese e mantenendo, talvolta anche artificialmente e artifiziosamente, bassi i tassi di cambio del renminbi, assumendo de facto un ruolo centrale come motore dello sviluppo economico della Cina.

Il fatto che un paese spenda parte del suo bilancio in deficit per investimenti e crescita è una pratica consolidata per ogni economia avanzata, ciò che rende inusuale il comportamento della Banca Popolare Cinese, per non dire sospetto, è il fatto che si affretti con comunicati stampa e dichiarazioni dei suoi più alti dirigenti politici per spiegare come questa nuova pratica sia salutare e normale, cosa che per l’appunto, non sarebbe necessario specificare.

Il debito pubblico Cinese paga inoltre, in termini di affidabilità e di sostenibilità, la scarsa trasparenza dei governi provinciali i quali è risaputo falsifichino sistematicamente i loro bilanci strutturali. Questo sistema, oltre a favorire la nascita di banche occulte (shadow banking ndr), pone l’accento sull’organizzazione stessa del paese osservato speciale. Può una economia non di mercato con un sistema di credito centralizzato controllare del tutto la crescente domanda interna di consumi? Il rischio paventa conseguenze non dissimili da quelle che hanno portata alla crisi finanziaria del 2007: economia sommersa e forte crescita generano bolle che possono drogare il mercato e renderlo vulnerabile ad operazioni speculative.

Visto anche l’impiego massiccio di capitale che Pechino ha investito per il progetto della Nuova Via della Seta, la politica monetaria della Cina entra in una fase di estrema delicatezza ed il banco di prova dell’economia potrebbe essere il tallone d’Achille del gigante in ascesa.

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