La piccola monarchia del Golfo segue l’Arabia Saudita consentendo ai voli EAU-Israele di sorvolare sul proprio spazio aereo; seguirà gli Emirati Arabi Uniti nella normalizzazione dei propri rapporti diplomatici con Israele?

L’accordo tra gli Emirati Arabi Uniti e Israele segna l’inizio di una nuova era. Così commenta Netanyahu l’accordo raggiunto lo scorso agosto che, in effetti, potrebbe essere il primo di una serie di passi volti alla normalizzazione delle relazioni tra lo Stato ebraico e le monarchie del Golfo. Il prossimo a seguire potrebbe essere il Bahrein che a partire da giovedì 3 settembre 2020 consente il transito dei voli EAU-Israele sul proprio spazio aereo proseguendo lungo il tragitto intrapreso dall’Arabia Saudita. Quest’ultima, tuttavia, è ferma sulla mancata possibilità di procedere a una normalizzazione dei rapporti con lo Stato ebraico se, al contempo, non si procede con il riconoscimento dello Stato palestinese e un ritiro israeliano dai territori occupati.

Meno decisa la posizione del Bahrein a riguardo che, per quanto molto vicino all’Arabia Saudita per quanto concerne le decisioni di politica estera, intrattiene buoni rapporti diplomatici con gli Stati Uniti, mediatori dell’accordo EAU-Israele e, in particolare, ospita una comunità ebraica indigena nei territori del sud. Il Regno, inoltre, ha spesso incoraggiato lo sviluppo di legami pacifici con Israele. In occasione di un contatto telefonico tra il re del Bahrein e il Principe emiratino e Ministro della difesa, durante il quale i due leader hanno discusso di questioni di rilevanza regionale e internazionale, Manama ha mostrato il proprio appoggio al recente accordo con lo Stato israeliano ritenendolo un passo di fondamentale importanza per garantire una maggiore stabilità nella regione.

A complicare la situazione della piccola monarchia del Golfo è la presenza di una fitta comunità sciita nel paese, che costituisce circa il 60/70% della popolazione, guidata da una minoranza sunnita. Una situazione che richiama il confronto in ambito regionale tra l’Iran sciita e i paesi del Golfo sunniti e rende la Repubblica Islamica una minaccia per la stabilità di Manama. Pertanto, la presenza di un ufficiale dell’intelligence israeliana durante una conferenza sulla sicurezza nel 2019 tenutasi in Bahrein, l’aver ospitato un convegno sulle possibilità di incremento delle capacità economiche palestinesicome parte del piano di pace statunitense per il Medio Oriente e, ancora, il recente consenso riguardo il transito dei voli EAU-Israele sul proprio territorio, lasciano pensare a un possibile avvicinamento Manama-Tel aviv in chiave anti-iraniana.

Malgrado ciò, il Bahrein resta uno dei più forti sostenitori della soluzione dei due Stati, come ribadito dal re del Bahrein, Hamad bin Isa Al Khalifa, in occasione della visita del consigliere della Casa Bianca, Jared Kushner. Alla luce di quanto esposto, la posizione del Bahrein e i possibili risvolti futuri dei suoi rapporti con Israele risultano poco chiari. Manama continua a ricoprire il tradizionale ruolo di mediatore tra le potenze regionali. Bisogna attendere per poter comprendere se per la piccola monarchia del Golfo avranno più peso le ambizioni espansionistiche regionali iraniane o le necessità della popolazione palestinese.

 

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Martina Brunelli

Martina Brunelli

Ciao a tutti, sono Martina Brunelli, laureata in Mediazione linguistica e culturale e attualmente laureanda in Relazioni e istituzioni dell’Asia e dell’Africa pressol’università degli studi di Napoli“L’Orientale”. Sono fluente in quattro lingue e la miavoglia di migliorarmi mi ha portata ad approfondire imiei studi a Siviglia (Spagna) e Rabat (Marocco). La mia collaborazione con lo IARI è iniziata ad ottobre 2019 spinta dal desiderio di mettermi alla provae di comprendere al meglio l’ambiente socio-politico mutevole e dinamico della regione del Medio Oriente e Nord Africa,la macro-areadi cui mi occuponelle mie analisi per lo IARI. Scrivere per questo giovane think tank mi dà la possibilità di coadiuvare i miei interessi per le relazioni internazionali e gli equilibri geopolitici dell’area MENA al mio desiderio di crescita professionale. Mi permette, inoltre,di confrontarmi con un ambiente giovanilema allo stesso tempo stimolante.
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