Le opportunità economiche e commerciali offerte dallo scioglimento dei ghiacci fanno gola alle grandi potenze. Ma l’Artico è un sistema fragile, dagli equilibri precari, e un’area per la maggior parte disabitata. Una forte antropizzazione scandita da sfruttamento delle risorse, crescita dei centri urbani e incremento del traffico navale ne può provocare una rapida e inarrestabile alterazione. Ma la creazione delle areas to be avoided (ATBAs) approvate dall’International Maritime Organization (IMO) sembra offrire un buon sistema di mitigazione per le minacce all’ecosistema e all’ambiente che un accresciuto traffico navale comporta.

Lo stretto di Bering, collocato tra la penisola russa di Chukotskiy e la penisola americana di Seward, è l’unico tramite marittimo tra l’Oceano Pacifico e l’Oceano Atlantico. Un passaggio fondamentale per la migrazione di mammiferi marini, per i canali commerciali attraversati dai grandi cargo e per la sussistenza delle popolazioni locali. Tre realtà differenti e indipendenti che condividono però un’assoluta dipendenza da questo stretto. Il report rilasciato dal gruppo di lavoro Protection of Arctic Marine Environment (PAME) già evidenzia come il traffico navale lungo le rotte artiche abbia visto un considerevole aumento negli ultimi anni. Un incremento che di certo minaccia l’ambiente marino e le popolazioni che dipendono dall’oceano come risorsa di sussistenza.

Nel 2010 la United States Coast Guard (USCG) ha lanciato uno studio ai fini di determinare se le misurazioni sulle rotte navali potessero aiutare a ridurre il rischio di incidenti, l’impatto sull’ambiente e al tempo stesso incrementarne l’efficienza e la prevedibilità. Da lì è emersa la proposta di rotte, lungo lo stretto di Bering, che non includessero il passaggio nelle cosidette “areas to be avoided” (ATBAs): le aree che circondano Little Diamond Island, King Island, St. Lawrence Island e Nunivak Island. Per ottenere l’approvazione dell’IMO, la USCG ha anche collaborato con le autorità russe. Al momento, l’approvazione da parte dell’IMO riguarda le ATBAs che circondano le tre isole (quella relativa a Little Diamond Island è stata messa in sospeso) sul lato americano.  

Questo tipo di iniziativa rappresenta un buon esempio di collaborative and efficient governance, di cui l’Artico ha bisogno, in grado di mitigare l’impatto che lo sviluppo della regione artica può avere sull’ambiente locale. La creazione di altre ATBAs rappresenta uno solo dei meccanismi che la collaborazione internazionale può generare, e di certo ne servirebbero tante altre per rendere minimo, se non nullo, l’impatto umano sull’ambiente marino artico. Per ora questa iniziativa fa ben sperare. 

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Marco Volpe

Marco Volpe

Ciao a tutti,sono Marco Volpe,analista dello Iari per la regione artica. La mia passioneper l’estremo Nordviene da lontano. Mi piace considerarla come il punto di arrivo che ho inseguito per tantotempo,raggiunto attraverso un percorsoiniziato con lo studio del cinese alla Sapienza di Roma, poi alla Beijing Language and Culture University di Pechino e all’Istituto Confucio di Leòn. Gli studi di relazioni internazionali condotti alla University of Leeds mi hanno dato gli strumenti per poi interpretare l’ascesa inarrestabile cinese nell’ordine globale. Ciò di cui non posso fare a meno è sicuramente la musica,soprattutto nella sua dimensione live e di festival. Radiohead, Mumford and Sons e National gli artisti che non posso non ascoltare prima di andare a letto.
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