La Norvegia fa i conti con il post-emergenza. Il PIL fornisce dati negativi ed il petrolio registra il tracollo dei prezzi. In questo contesto, Oslo prende atto della crisi e si prepara alle contromisure.

La Norvegia come altri paesi è entrata nella cosiddetta fase 2: apertura graduale delle attività produttive, ripristino di alcune attività, misure di sicurezza e sistemi di protezione individuale. Tuttavia, proprio come altri paesi, anche ad Oslo si procede alla conta dei danni economici che il doveroso lockdown ha provocato. Secondo quanto pubblicato dall’ente statistico norvegese Statistisk sentralbyrå, a marzo è stato registrato un calo del 6,4% del PIL, a fronte di un calo del 1,9% registrato sulla base del primo trimestre del 2020. Se poi, nel conteggio si prende in considerazione anche quanto derivato dal petrolio e dal trasporto marittimo, il calo si assesta intorno al 5,5%, una cifra comunque sostanziosa.

Proprio dal fronte petrolio, non arrivano buone notizie per la Norvegia. Le compagnie petrolifere, avevano infatti pianificato all’inizio dell’anno, l’apertura di 50 pozzi esplorativi, ma ad oggi, già 10 sono stati cancellati. Il petrolio poi, aveva fatto registrare un crollo del prezzo da record, mettendo a serio rischio la stabilità e l’esistenza stessa di molte compagnie petrolifere nel mondo. Quella che si annuncia come una vera e propria crisi petrolifera, ha i suoi risvolti anche in Norvegia. Al momento però, Oslo ha scelto di non diminuire la produzione. Attività e quantità di petrolio costante, nonostante il periodo storico non facile e, nonostante il crollo dei prezzi. In un simile contesto ci sarebbe da chiedersi fin quando, prezzi eccessivamente bassi e nuove misure di sicurezza, possano consentire il mantenere l’attività estrattiva a livelli pre-lockdown.

In realtà all’interno del mondo delle estrazioni petrolifere c’è un certo fermento. Le compagnie hanno annunciato che, a seguito dell’abbassamento drastico del prezzo del petrolio, ci sarà una riduzione delle spese investite, almeno per il 2020. Si segnalano ritardi nelle mappature geofisiche dei pozzi e nelle forniture; altri ritardi potrebbero verificarsi, data la situazione precaria. È facile prevedere che, il perdurare della crisi, avrà conseguenze che si ripercuoteranno sicuramente sull’occupazione, con la perdita di posti di lavoro e con l’aumento delle condizioni di disagio, anche in un paese come la Norvegia. Nel lungo termine, poi, Oslo potrebbe vedersi costretta ad orientare diversamente i suoi obiettivi. A questo proposito va ricordato che la Norvegia è uno dei maggiori produttori di petrolio e gas; attività che svolge in netta contrapposizione ad una politica green, in merito all’urbanistica e ai consumi.  Ad ogni modo, nei prossimi giorni potremmo assistere ad una accettazione di buon grado, delle conseguenze della crisi, con una riduzione della quantità di petrolio esportata.

Sul fronte dell’economia in generale, il governo norvegese, sembra essersi invece messo sulla direzione di porre rimedio alla situazione. Il tracollo del PIL è un campanello d’allarme che sta interessando numerosi paesi, e sicuramente non sarà facile una risalita repentina dell’indicatore. Tuttavia la Norvegia detiene un ruolo per nulla secondario, soprattutto nell’Artico, e sembra avere tutte le intenzioni di mantenerlo saldo. Oslo si muove sul fronte diplomatico con gli Stati Uniti e con la Russia, ed in merito alle attività produttive, si pone in posizioni di tutto rispetto, ripagando gli sforzi che il paese ha fatto per anni in tal senso.

 

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Domenico Modola

Domenico Modola

Vivo a Brusciano (NA) laureato in Scienze Politiche, Studi Internazionali presso L’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale” , con una tesi in Geografia Politica delle Relazioni Internazionali. La macroarea di cui mioccupo è l’Artico. Scrivo di tutti gli aspetti relativi alla geopolitica di quei territori. Lo IARI Mi sta dando una grande opportunità di crescita, con annessa la possibilità di fare ciò che veramente mi piace. Essere analista IARI vuol dire confronto con una realtà seria e professionale, ma formata da giovani. Far parte di una redazione come quella di IARI è un grandissimo slancio. Il think tank offerto grazie alle analisi di redattori e collaboratori è un utilissimo mezzo per comprendere al meglio le dinamiche mondiali. Le analisi pubblicate sono di continuo stimolo e approfondimento.
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