Il confronto tra Iran e Stati Uniti sta coinvolgendo la realtà dello Stato caucasico. Infatti, anche se il commercio tra Armenia e Iran non è elevatissimo (intorno alle centinaia di milioni all’anno), è comunque in progressiva crescita da anni.

Da una parte, gli Stati Uniti hanno iniziato a congelare gli account bancari di alcuni iraniani residenti in Armenia, causando non pochi problemi alle banche armene, che devono in certi casi invitare i loro clienti iraniani a cambiare banca. Qualunque impresa in Armenia in questo modo è disincentivata a cooperare con clienti iraniani. Gli Stati Uniti hanno apertamente dichiarato che l’Armenia è uno stato in potenziale crescita e che per questo motivo deve “tagliare i ponti” con il vicino iraniano.

Questo è un duro colpo per l’economia del Caucaso, che non ha alcuna intenzione di rinunciare alla proficua cooperazione col vicino iraniano. Infatti, l’Iran si è dimostrato un buon alleato in alternativa alla Russia. Infatti, l’Armenia non può contare sulla politica a tratti ambivalente della Georgia e gli altri due stati con cui confina, Turchia e Azerbaijan, per antagonismi secolari che tutti conosciamo, mantengono le frontiere chiuse.

L’Iran si è inserito furbescamente nello scacchiere caucasico, adottando una strategia imparziale per quanto riguarda la questione del Nagorno – Karabakh, avendo fornito molti aiuti umanitari agli armeni nei periodi in cui i periodici scontri con l’Azerbaijan si sono trasformati in un’escalation di violenza. La strategia dell’Iran non si limita solamente ai rapporti diplomatici (tra Iran e Armenia è stato eliminato il visto), ma ultimamente si è intensificata anche sul piano commerciale e dell’energia. L’Iran ha più volte lanciato l’iniziativa di costruire un secondo gasdotto dall’Iran all’Armenia, venendo così incontro alla necessità di Yerevan di emanciparsi dalla Russia e di poter allentare la “morsa soffocante” della cooperazione energetica Azerbaijan – Georgia – Turchia.

Non a caso, durante il recente meeting dell’Eurasian Economic Council, è stato invitato anche il Presidente Rouhani. Rouhani è giunto nella capitale armena il giorno prima del forum per discutere in prima persona con il presidente Sarkisyan ed il premier Pashinyan. Il presidente iraniano ha ricordato quanto l’annullamento del sistema dei visti abbia contribuito all’intensificarsi del turismo armeno – iraniano e ha fatto presente la volontà di intensificare i progetti energetici ed economici con l’Armenia (proprio in concomitanza con la crescente pressione esercitata dagli Stati Uniti, verrebbe da aggiungere). Ad esempio, un altro progetto che Rouhani vorrebbe rilanciare è la diga Meghri, al confine con il fiume Aras, vicinissimo al confine armeno.

Per concludere, l’Armenia è un nuovo teatrino di confronto USA – Iran. L’Armenia, sotto la guida di Pashinyan, dovrà destreggiarsi abilmente per non perdere nessuno dei due alleati, fondamentali alla sua emancipazione. Dunque possiamo affermare che sebbene questa sia una sfida per l’Armenia, si apre anche un vortice di opportunità se Yerevan si dimostra capace di far leva sui reciproci antagonismi per trarre il meglio.

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