L’Argentina affronta una crisi economica e sociale senza precedenti aggravata dalla pandemia di covid-19, che non accenna a diminuire, e da un crescente malcontento contro il governo del Presidente Fernández

L’Argentina sta attualmente affrontando 4 crisi: una crisi sanitaria, con la pandemia di covid-19 che non accenna a diminuire, una conseguente crisi politica frutto del crescente malcontento della popolazione contro le misure di contenimento adottate dal governo Fernández ed una crisi economica e sociale senza precedenti.

Crisi sanitaria e politica

L’Argentina è divenuta uno dei 5 paesi con più casi di covid-19 al mondo, superando paesi come il Messico, il Cile, il Perù e la Colombia e oltrepassando la soglia del milione di casi. Il 20 marzo scorso il Presidente Fernández ha deciso di implementare la quarantena obbligatoria in tutta la nazione, una misura che ha ricevuto inizialmente l’appoggio della popolazione e che ha permesso al paese di rafforzare il suo sistema sanitario ed evitare molte morti. Dopo più di otto mesi dall’inizio della pandemia, si è registrato tuttavia un progressivo aumento dei casi dovuti principalmente alla diffusione del virus nelle zone rurali del paese e alla sempre minor adesione dei cittadini della capitale Buenos Aires alle misure restrittive imposte dal governo.

Una quarantena troppo lunga che ha smesso di essere rispettata dopo qualche mese dalla sua emanazione. Oggi giorno dunque l’Argentina è al nono posto in America Latina per numero di morti per milione di abitanti e registra il maggior ritmo di crescita dei casi, passando da essere l’esempio regionale a un paese sopraffatto dalla pandemia. Il consenso che vantava il governo Fernández all’inizio dell’anno è andato via via scemando, rafforzando le opposizioni e provocando molteplici reazioni da parte della popolazione che critica le misure di confinamento e che esige un celere ritorno alla normalità. Nelle ultime settimane vi sono state moltissime manifestazioni ‘anti quarantena’ che hanno richiesto a gran voce la libertà assoluta di circolazione e hanno criticato fortemente le restrizioni imposte dal governo. L’ex Presidente Macri ha sostenuto come questa ‘quarantena eterna’ sia stata molto nociva ed abbia compromesso severamente le libertà e la vita dei cittadini argentini, non abbia portato a nessun risultato concreto, sottolineando come la politica dell’attuale governo sia un vero e proprio fallimento.

Il Presidente Fernández, dal canto suo, ha richiesto maggiore comprensione da parte della popolazione affinché si possano mantenere e garantire le misure di sicurezza sanitarie, sottolineando l’importanza della prevenzione e ribadendo il ruolo del governo nel proporre misure necessarie e dei cittadini nel capire il momento storico che si sta attraversando. In merito alle proteste contro il governo Fernandez, il Presidente argentino ha sottolineato come sia positivo il fatto che non esista un unico pensiero in una democrazia e come sia importante l’esistenza di pensieri diversi che possono portare ad una riflessione comune, ma ha apertamente criticato la brutalità delle manifestazioni, appoggiate dalle opposizioni, in particolare quelle compiute presso la residenza della Vice-Presidente Kirchner.

Una crisi politica sembra essere alle porte, marcata da una sempre minor popolarità del Presidente Fernández e dalle sempre più evidenti tensioni nel suo governo. Nella coalizione peronistainfatti sono sempre più evidenti le differenze tra l’ala centrista di Fernández e il blocco di estrema sinistra guidato dalla vice presidente Kirchner. Ne è un esempio la recente decisione in materia di politica estera di Fernández di condannare presso l’ONU la presunta violazione di diritti umani del regime di Maduro in Venezuela, un segnale di aperto cambiamento di posizione rispetto alla sua vice Kirchner.

Crisi economica e sociale

Non solo una crisi sanitaria e politica, ma anche una crisi economica e sociale sta affliggendo l’Argentina che è al suo terzo anno di recessione economica con un tasso di disoccupazione che supera il 13% e l’indice di povertà ha raggiunto il 40,9% con il 10,5% della popolazione che vive in condizioni di indigenza. Nonostante le celebrazioni per la messa a punto di una ristrutturazione del debito con creditori privati per un valore di 65 miliardi di dollari, nel secondo trimestre di quest’anno l’economia argentina ha registrato un calo del 19,1%. Il protrarsi della pandemia ha generato un notevole aumento dei prezzi, il peso si è svalutato rispetto ad altre monete, in particolare verso il dollaro, e gli argentini per far fronte all’inflazione hanno continuato ad acquistare dollari, una pratica comune vista l’instabilità dell’economia del paese. A causa del grande volume di acquisto di moneta straniera, le riserve in dollari in Argentina hanno iniziato a diminuire drasticamente tanto che il governo di Fernández ha deciso di limitare l’accesso ai dollari e ha previsto un’imposta del 35% sui prodotti comprati all’estero e sui pagamenti elettronici eseguiti in moneta straniera.

Un comportamento che sembra in linea con le misure economiche già varate durante l’ex governo Kirchner, giustificato dalla necessità di evitare l’ingerenza degli investitori stranieri nel mercato finanziario argentino e la volontà di una migliore distribuzione dei titoli di credito. Per il Ministro dell’economia Guzmán la priorità del governo è quella di risollevare l’economia e di generare un recupero del potere d’acquisto grazie all’aumento della spesa pubblica. Tutto ciò mentre il Fondo Monetario Internazionale (FMI) dichiara apertamente che l’Argentina sta affrontando grandi difficoltà per recuperare l’economia e pianifica di rientrare a Buenos Aires a novembre per iniziare le discussioni in merito ad un nuovo programma di sostegno economico per il paese sudamericano. Una crisi economica che preoccupa l’Argentina e che inevitabilmente produrrà degli effetti negativi anche nelle sue relazioni esterne in ambito commerciale, soprattutto con gli altri paesi membri del Mercosul, come il Brasile con cui ha registrato nel 2020 un calo del 29% degli scambi commerciali.

Per far fronte a questi gravi problemi economici e sociali, aggravati dalla precaria situazione sanitaria e instabilità politica, il governo di Fernández dovrebbe dunque valutare l’implementazione di politiche macroeconomiche che possano favorire da un lato una ripresa della fiducia dei mercati, garantendo al contempo una stabilità economica e fiscale, evitando l’aumento dei prezzi e la fuga di capitali dal paese, promuovendo gli investimenti e le esportazioni e dall’altro la creazione di posti di lavoro, senza dimenticarsi di tutelare le fasce più bisognose della popolazione.

 

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Nicole Bruttomesso

Nicole Bruttomesso

Sono Nicole Bruttomesso, analistae redattoreI ARI per l’America Latina.Possiedo una formazione accademica ed esperienza professionale nell’ambito delle relazioni ed economia internazionali, delle politiche sociali e della comunicazione, maturate tra l’Europa e il Sudamerica. Attraverso lo IARI intendo promuovere sul panorama italiano le dinamiche geopolitiche della regione latino-americana, occupandomi principalmente di Sudamerica ed in particolare di Brasile.
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