Il presidente Fernandez è alle prese con una doppia emergenza: alle vittime del virus si sommano le numerose vittime della violenza di genere, che si sta moltiplicando da quando il Paese ha imposto l’isolamento domiciliare obbligatorio.

“La violenza di genere non va in quarantena”, urlano le donne argentine affacciate alle loro finestre, schierate sui loro balconi, aderendo all’azione sociale di protesta lanciata da Ni Una Menos. Fanno rumore con pentole, con mestoli, con la loro voce, in antitesi con il silenzio che opprime le vittime della violenza di genere. Un femminicidio ogni 29 ore: è il tragico bilancio di una nazione alle prese con le misure giuste da adottare durante il lock down.

E’ evidente che la quarantena, l’isolamento domiciliare obbligatorio, complica la situazione fragile di donne, bambini, adolescenti, che convivono con la violenza e con chi la causa. Stanno aumentando le vittime e stanno aumentando del 25% le denunce al numero d’emergenza nazionale 144. In un giorno, la capitale argentina conta quaranta denunce.

Il presidente Alberto Fernández ha ascoltato le richieste delle proteste e delle associazioni, avanzando passi lunghi verso la loro direzione. Dal 5 aprile è infatti possibile uscire di casa per andare a denunciare le violenze domestiche, per rivolgersi ai centri specializzati, per chiedere aiuto e protezione. Non sarà punibile per legge rompere la quarantena per queste motivazioni, poiché saranno considerate cause di forza maggiore.

Ma se resti a casa, rischi la vita, e se esci di casa, rischi il contagio, e la vita. Così il governo ha anche predisposto una comunicazione virtuale e telematica per permettere alle donne e alle vittime di violenza di comunicare silenziosamente con degli operatori, senza incorrere nel rischio di essere ascoltate dal carnefice e senza essere esposte al virus.

E’ inoltre attivo dal 1 aprile il servizio delle farmacie chiamato “mascherina rossa”, un nome in codice per chiedere un aiuto discreto ma efficace ai farmacisti dietro al bancone: comprando una mascherina rossa, il personale capirà la richiesta d’aiuto della vittima e interverrà in suo soccorso. Ma semplificare il modo di denunciare, spesso, non basta, perché le vere difficoltà incombono dopo la denuncia, quando arriva il processo e quando va tutelata la vita della donna. E’ un problema che i governi latinoamericani, ma non solo, sembrano non prendere ancora in considerazione.

Fonte immagini: Observatorio Mumala https://twitter.com/mumalacba/status/1248371635880517632/photo/1

 

 

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