Si fa sempre più instabile il baricentro del potere di Riyad. Di settimana in settimana si mostrano sempre più crepe all’interno della famiglia reale che, storicamente, era casa di compromessi e di equilibrio di interessi comuni.

Le prime avvisaglie della volontà dell’intraprendente Principe ereditario Mohammad bin Salman di centralizzare maggiormente nelle sue mani il controllo del paese risalgono a novembre del 2017, quando in una notte le forze di sicurezza saudite hanno arrestato più di 350 fra principi e personaggi di spicco dell’imprenditoria.
Sequestrati per giorni nella prigione d’oro del Ritz-Carlton Hotel, sono stati rilasciati solo dopo aver firmato libertà su cauzione miliardarie.
Un avvenimento che oltre a rimpinguare le casse dello Stato, ha indubbiamente ridimensionato e scalfito l’opposizione interna alla classe dirigente della monarchia nei confronti di MbS.

Domenica scorsa la Nazaha, la commissione anticorruzione dell’Arabia Saudita, ha riproposto un copione simile a quello di fine 2017.
Con l’accusa di appropriazione indebita, abuso di potere e sfruttamento di cariche pubbliche, ha posto agli arresti 298 persone dell’élite politica e commerciale saudita.
Fra di loro funzionari di ministero, vertici della burocrazia, giudici e due importanti principi della famiglia reale: Ahmed bin Abdul Aziz e Mohammed bin Nayef, rispettivamente fratello e nipote del Re.
Le carcerazioni e le custodie, se non giustificate, segnerebbero un altro vigoroso giro di vite contro i reali non all’interno della stretta cerchia di fedelissimi di Mohammed bin Salman, che starebbe quindi compiendo l’ultimo sforzo per consolidare il suo controllo su tutte le leve di potere.
Tempi difficili aspettano la monarchia, anch’essa alle prese con la pandemia globale che, oltre all’emergenza sanitaria, sta innescando una pericolosa guerra del prezzi sul petrolio.
Estrazione e vendita di greggio sono proprio gli asset da cui dipende circa l’ottanta per cento delle entrate dell’Arabia Saudita, e che il Principe ereditario sta faticosamente cercando di diversificare attraverso il suo ambizioso piano Vision 2030.

Mohammed bin Salman sembra confermare sempre di più che i tempi della pluralità interna alla famiglia reale, quando i principi anziani si spartivano portafogli e assumevano decisioni per consenso, sono terminati.
Intelligence, apparato militare, industria petrolifera, tutto deve essere sotto il controllo del Principe e delle sue future strategie.

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Davide Agresti

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