Non dovremmo stupirci più di tanto per l’ulteriore rinnovo delle sanzioni alla Russia. Le acredini tra la Merkel e Putin non sono di certo un fatto nuovo e l’apparente cordialità tra i due leader è solo frutto di un comportamento diplomatico, che per il rango ricoperto dai due leader, non può  essere altro che normale amministrazione e, di certo, non è qualificabile come rapporto di amicizia. Del resto dietro la proroga della misura sanzionatoria è evidente che vi è una pesante influenza della cancelliera tedesca sugli altri partner europei. Quanto ha dichiarato Angela Merkel in conferenza stampa a Berlino credo che sia abbastanza eloquente: “Le sanzioni economiche dell’Ue nei confronti della Russia vengono prolungate di sei mesi. La misura risulta quanto mai naturale visto l’immutato comportamento in ambito internazionale che ha voluto mantenere la Russia in questi anni”.

Il rinnovo è stato approvato durante il vertice dei capi di Stato e di governo dell’Unione europea che si sono riuniti nel pomeriggio del 18 giugno in videoconferenza, ospitando 27 capi di Stato o di governo europei e 6 partner orientali (Armenia, Azerbaigian, Bielorussia, Georgia, Repubblica di Moldova, Ucraina). Le sanzioni, frutto di una politica estera russa definita illegale dall’Unione Europea, sono scaturite dall’annessione della Crimea e della città di Sebastopoli al territorio federale russo. Fin dall’inizio a premere sulla misura sanzionatoria è stata la Germania della Merkel; le acredini tra il presidente russo e la cancelliera tedesca non sono di certo un fatto nuovo, e la questione “sanzioni” credo si risolverà solo quando uno dei due riconoscerà la leadership dell’altro; improbabile,  fino quando entrambi saranno alla guida dei loro rispettivi esecutivi.

Come scritto in precedenza le antipatie della Merkel nei confronti di Putin sono abbastanza evidenti e non di certo recenti, fu proprio la cancelliera  nel lontano 2015 a dire che l’hackeraggio della propria casella email ad opera di agenti russi “rappresentava qualcosa di oltremodo scandaloso e oltraggioso” (non fu mai provato che gli hacker fossero di nazionalità russa ndr). Dall’establishment tedesco l’avvenimento venne preso talmente seriamente che il Procuratore generale fu spinto ad emettere un mandato di cattura internazionale nei confronti di Dmitriy Badin, cittadino di 29 anni di nazionalità russa, che lavora per conto dei servizi segreti militari di Mosca, anche se ad oggi non vi è nessuna prova contro di lui ma soltanto mero chiacchericcio. Dopo cinque anni dal presunto attacco hacker, la cancelliera in un’intervista alla BILD del maggio 2020 ha sostenuto che   “È il regime russo continua ad agire così e rende difficile ogni suo tentativo di dialogo e di avvicinamento”.

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Filippo Sardella, classe 1988, laureato in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali, corsista di "Political Ethics" presso la YALE University , conferenziere e analista politico, specializzato in storia e politica della Russia e dell’Europa Orientale, operatore certificato in "International Humanitarian Law", attualmente si occupa di analisi geopolitiche per l'Istituto Analisi Relazioni Internazionali (IARI)
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