L’Eritrea difende ancora la sua posizione di non voler firmare l’accordo dell’Area continentale africana di libero scambio (AfCFTA) dell’Unione Africana. Durante il vertice sulla XXII sessione straordinaria dell’Unione Africana organizzato nella capitale della Nigeria – Niamey – nel luglio dell’anno scorso, sono state inserite le priorità su cui l’area di libero scambio dedicherà maggiore impegno. In quell’occasione l’AfCFTA è stata integrata di cinque principali strumenti operativi. Da questo momento in poi, maggiore attenzione si è concentrata su: competizione, sviluppo industriale e valorizzazione della proprietà individuale e dei lavoratori.

L’effettiva operatività dell’accordo, inaugurato nel 1° aprile 2019 ed entrato in vigore nel giugno 2019 (dopo il raggiungimento della soglia minima per l’entrata in vigore pari a 22 Paesi membri dell’UA) è stata prorogata al gennaio 2021. Inizialmente, la data di tale momento era stata fissata al 1° luglio 2020 ma la crisi causata dall’emergenza sanitaria ha provocato un inevitabile rallentamento. Il motivo di questa mossa è stato quello di dare la possibilità ai governi degli Stati interessati di concentrare le proprie forze esclusivamente sull’emergenza sanitaria.

Si tratta soltanto di una questione di tempo, ormai. Questo accordo continentale che abbatterà barriere economiche e commerciali, che permetterà il facile scambio di beni e servizi rappresenterà il più grande (quantitativamente parlando) esempio di questo genere dopo il WTO. Tuttavia, l’Eritrea ancora continua a mantenere un atteggiamento abbastanza riluttante nei confronti di tale progetto.

Si rimanda alle tensioni con l’Etiopia, che si considera possano essere superate molto presto considerate le trattative di pace. Il ministro dell’informazione dell’Eritrea scrive sui social un messaggio chiaro ed importante: “In termini di discorso accademico sull’AfCFTA la posizione dell’Eritrea è sempre stata cristallina. In termini di pragmaticità, le governo dell’Eritrea trascende le banalità astratte per concentrarsi su risultati raggiungibili [..]”. L’approccio del governo eritreo in tempi di pandemia è stato principalmente quello di chiudersi completamente. Questa posizione è stata sottolineata durante l’intervento della delegazione eritrea durante la 66esima sessione della Commissione africana sui diritti dell’uomo e dei popoli. Che sia questo soltanto un modo per interferire nella realizzazione di un progetto di piena integrazione regionale? Sta di fatto che l’ampio consenso da parte di quasi tutto il continente fa emergere l’importanza di una maggiore integrazione dell’Unione Africana, fondamentale per lo sviluppo di tutti i suoi Paesi.

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