Lo scorso 20 ottobre 2020, il Primo Ministro albanese Edi Rama e il Ministro degli Esteri greco Nikos Dendias hanno annunciato da Tirana la decisione congiunta di deferire la controversia sul confine marittimo nel Mar Ionio al Tribunale internazionale dell’Aia. La decisione è stata accolta con favore anche dall’Unione Europea.

Martedì scorso il Primo Ministro albanese Edi Rama e il Ministro degli Esteri greco Nikos Dendias hanno annunciato da Tirana l’intenzione di voler rivolgersi alla Corte internazionale di giustizia per risolvere la controversia sul confine marittimo. Entrambe le parti si impegnano a concentrarsi sulla cooperazione economica regionale e a risolvere le loro controversie in modo pacifico. L’obbligo generale circa la soluzione pacifica delle controversie si è affermato in sede delle Nazioni Unite dopo la Seconda guerra mondiale per tutte quelle controversie “la cui continuazione sia suscettibile di minacciare la pace e la sicurezza internazionale”. “Le questioni relative al cambio di confine devono essere risolte attraverso il dialogo, in conformità con il diritto internazionale e il rispetto del principio delle relazioni di buon vicinato”, ha detto su Twitter la portavoce della Commissione europea Ana Pisonero.

Come è nata la controversia?

Nel 2009 Tirana e Atene hanno raggiunto un accordo sul confine marittimo nello Ionio. Al tempo, capo del governo era Sali Berisha, ex-Presidente del Partito Democratico d’Albania. Tale accordo ha suscitato molte polemiche in entrambi i paesi. La Corte costituzionale albanese ha giudicato l’accordo nullo nel 2010, in quanto comprendente una “violazione dell’integrità territoriale dell’Albania”. Oggetto della controversia sono la zona economica esclusiva e la piattaforma continentale nel Mar Ionio. Ad oggi non è ancora chiaro quali siano stati i motivi che hanno spinto Sali Berisha a buttarsi alla cieca su un accordo svantaggioso per l’Albania ed è ancora poco chiaro per il pubblico quali siano i motivi che spingono Rama a riaprire il dialogo con Dendias su un accordo nullo e quindi inesistente per Tirana da ormai dieci anni. Ovviamente l’Albania oggi non è più quella del 2009 e la situazione geopolitica nella regione è cambiata. Il paese è membro della NATO e ha ufficialmente aperto i negoziati di adesione con l’Unione Europea. Ogni volta che il cosiddetto “accordo sul mare” diventa oggetto di discussione mediatica, pubblica e politica il discorso si colora di tante sfumature. Il dibattito non si ferma solo sullo Ionio, ma si estende alle minoranze etniche e linguistiche e ai confini nazionali. Ogni tanto si mettono in discussione perfino i simboli e l’identità nazionale.

 

Fine dello stato di guerra?

Edi Rama ha fatto riferimento anche a una soluzione congiunta sullo stato di guerra che esiste de jure tra i due paesi da più di 70 anni, segno che storicamente le relazioni tra Grecia e Albania sono state difficili. La legge alla quale si fa riferimento è quella del 1940, con la quale la Grecia ha dichiarato guerra all’Italia fascista durante la Seconda guerra mondiale. In quell’occasione le truppe di Mussolini avevano attraversato il confine albanese a sud, avviando la Campagna italiana di Grecia. Nel 1944 questo episodio venne utilizzato come pretesto dai greci per commettere i massacri sulla popolazione ed espellere definitivamente gli albanesi çamë dalla regione dell’Epiro occidentale, la Ciamuria (odierna Thesprotia). La questione çam è molto complessa e necessita un’attenzione particolare da entrambi i governi. Dopo la Seconda guerra mondiale la minoranza albanese in Epiro ha ufficialmente cessato di esistere e da allora Tirana e Atene non hanno mai aperto il dialogo su questo tema. Le questioni relative alle minoranze sono sempre state causa di attrito tra le due parti. La Grecia ha sempre considerato questi fatti come inesistenti e ha accusato a sua volta il governo albanese di non rispettare i diritti della minoranza greca nel sud del paese.

Oggi, tali accuse da parte di Atene sono infondate in quanto l’Albania gode di un ordinamento promozionale dei diritti delle minoranze. Quest’ultime sono tutelate non solo dalla Costituzione albanese ma anche dalla Convenzione-quadro per la protezione delle minoranze nazionali del Consiglio d’Europa, di cui la Grecia è solo stato firmatario. L’Albania si impegna inoltre a rispettare l’accordo di Stabilizzazione e Associazione e tutto ciò che ne consegue in merito ai gruppi minoritari. Finora nessuno dei due paesi ha dimostrato interesse nel firmare e ratificare la Carta europea delle lingue regionali o minoritarie e per assurdo la Grecia non riconosce l’esistenza di altre minoranze all’interno dei suoi confini oltre alla minoranza musulmana della Tracia. La regione della Thesprotia è particolarmente importante per la Grecia nel contesto dei gasdotti EastMed-Poseidon che intendono diversificare le vie di approvvigionamento di gas nello Ionio e nel Mediterraneo. Inoltre, Atene è interessata a esplorare e sfruttare le riserve di gas e petrolio che sono state scoperte nel Mar Ionio. È in questo contesto che un accordo tra Tirana e Atene assume un significato, non solo dal punto di vista economico ma anche geopolitico, in quanto la Grecia aspira a diventare un attore importante nella regione e ad assumere una posizione di importanza internazionale in merito all’esplorazione e sfruttamento di idrocarburi.

 

Gli accordi con l’Italia e l’Egitto

Il 9 giugno 2020 Nikos Dendias ha concluso un accordo con il Ministro degli Affari Esteri italiano Luigi di Maio in merito alla delimitazione e l’estensione della zona economica esclusiva nel Mar Ionio. L’accordo è particolarmente importante per Atene in quanto conferma il diritto alle isole di avere un mare territoriale, un tema che causa un continuo scontro tra Grecia e Turchia, la quale nega alle isole tali diritti. Italia e Grecia condividono numerosi interessi, soprattutto nel settore energetico, che vede i due paesi cooperare sul progetto del gasdotto EastMed-Poseidon. Temi di particolare interesse per Roma e Atene sono anche la gestione della crisi libica e siriana, il fenomeno migratorio e l’allargamento dell’Unione Europea ai Balcani occidentali. L’accordo arriva in un momento di crescenti tensioni con la Turchia, anch’essa interessata ad esplorare e sfruttare le risorse marittime del Mediterraneo orientale.

Inoltre, il 6 agosto Atene ha concluso un accordo marittimo anche con l’Egitto con l’obiettivo di impedire alla Turchia di intraprendere iniziative e di stringere accordi con i paesi della regione per aumentare la propria influenza nel Mediterraneo. L’accordo tra Atene e Cairo è visto come una risposta a un precedente accordo turco-libico firmato nel 2019 che consente alla Turchia l’accesso alle aree della regione in cui sono stati scoperti grandi giacimenti di idrocarburi. Con questo accordo Egitto e Grecia possono sfruttare le risorse disponibili nella zona economica esclusiva, comprese le riserve di petrolio e gas. La Grecia coopera in modo significativo con Israele e Cipro nel contesto dell’EastMed, un piano di estrazione di gas naturale nei giacimenti di Tamar, Leviathan e Afrodite. Il gasdotto off/onshore sarà in grado di trasportare gas dal Mar di Levante verso la Grecia in Thesprotia (Epiro), e da lì in Italia e Turchia in congiunzione con Poseidon e verso la Bulgaria in collegamento con IGB, un progetto di interesse comune che intende diversificare le rotte di approvvigionamento del gas in Europa e nel Mediterraneo.

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