Oggi sembra impossibile ma circa cinquanta anni fa gli Stati Uniti e l’Iran erano stabili alleati. Quali sono state le cause scatenanti della conflittualità che oggi viviamo? La storia del rapporto travagliato tra USA e Iran è lo specchio delle relazioni problematiche che oggi vivono. La crisi degli ostaggi americani a Teheran ha sicuramente rappresentato il più grave punto di rottura tra i due paesi.

La crisi iraniana degli ostaggi è considerata dagli americani come una delle tragedie nazionali che hanno segnato la loro storia.  In termini geopolitici, la rivoluzione iraniana rappresenta sicuramente un momento estremamente cruciale del periodo della guerra fredda, secondo solo alla caduta dell’Unione Sovietica.

L’Iran, insieme all’Arabia Saudita, era considerato uno degli alleati chiave degli Stati Uniti nel Golfo Persico. Dal 1963 in Iran lo scià stava portando avanti la cosiddetta “Rivoluzione bianca”. Essa comprendeva l’introduzione di un’enorme modernizzazione in termini di riforme agricole, nazionalizzazione delle foreste, privatizzazione della proprietà statale, diritti delle donne e iniziative contro l’analfabetismo.  Tali passi in avanti delusero, però, i membri più conservatori della società, come l’ayatollah Ruhollah Khomeini, esiliato dopo aver manifestato enormi critiche contro lo Scià.

Nonostante il consenso dello scià si fosse irrimediabilmente eroso, l’intelligence americana sembrò non notarlo. Infatti, nel gennaio 1977, il presidente Carter si recò a Teheran e durante un discorso definì l’Iran “un’isola stabile” circondata da un’area estremamente tormentata.

In foto l’ex consigliere per la Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti Zbigniew Brzezinski

Solo pochi giorni dopo, la polizia dello Scià fu costretta ad aprire il fuoco contro i manifestanti, al fine di placare le proteste. Nel 1978 la situazione in Iran si era aggravata visibilmente: scioperi e manifestazioni erosero ulteriormente il regime. Tuttavia, la CIA non sembrava troppo preoccupata per i disordini in Iran. Come ricorda l’allora Consigliere per la Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti Zbigniew Brzezinski nelle sue memorie, i servizi segreti americani, nell’autunno del 1978, non avevano assolutamente immaginato che la situazione sarebbe precipitata tanto in fretta. Con il passare del tempo, l’intelligence americana in Iran si rivelò sempre più inaffidabile. Il 16 gennaio lo scià, stremato dalla sua malattia ed estremamente sopraffatto dal clima di precarietà nel paese, decise di lasciare l’Iran per non tornare più.

Appena un mese dopo, Khomeini tornò dall’esilio e divenne il leader ufficiale della rivoluzione. Khomeini nominò primo ministro iraniano Mehdi Bazargan. Il regime, iniziato con una vocazione abbastanza moderata, divenne presto radicale. Il 4 novembre 1979, i rivoltosi iraniani fecero irruzione nell’ambasciata americana a Teheran e  52 americani vennero presi in ostaggio e tenuti prigionieri per più di un anno, esattamente 444 giorni. dopo l’assedio dell’ambasciata americana a Teheran il 4 novembre 1979.

L’occupazione dell’ambasciata è stata la conseguenza dell’autorizzazione degli Stati Uniti al ricovero dello scià a New York, a causa della sua malattia terminale. La Casa Bianca, dopo mesi di trattative diplomatiche fallimentari, il 24 aprile avviò la missione per la liberazione degli ostaggi con la forza. Tale missione è ricordata dagli americani come una delle più grandi umiliazioni della loro storia.

In foto Ruhollah Khomeyni – ex Guida suprema dell’Iran

Durante la notte del 24, gli otto elicotteri impiegati nell’operazione dovevano incontrare nel deserto iraniano tre aerei da trasporto C-130, allo scopo di fare rifornimento. Successivamente, gli elicotteri si sarebbero dovuti nascondere in un luogo vicino a Teheran in attesa del momento giusto per avviare il vero e proprio salvataggio, che sarebbe dovuto avvenire durante la seconda notte dall’inizio della missione. Tuttavia, la prima notte (24 aprile) due degli otto elicotteri vennero danneggiati da una forte tempesta di sabbia e un altro ebbe un problema tecnico. Il numero minimo di elicotteri necessari per la portare a termine la missione in sicurezza era, però, di sei: l’operazione venne quindi annullata per ordine del presidente.

Il tutto divenne un’umiliazione internazionale quando, in fase di decollo, uno degli elicotteri si scontrò con un C-130, uccidendo otto soldati americani, membri degli equipaggi che li occupavano. Il presidente Carter ricorda quel giorno come uno dei peggiori della sua vita.

Dopo il fallimento della missione, egli non solo perse le elezioni per il secondo mandato presidenziale, ma non riuscì neanche a negoziare con l’Iran la liberazione degli ostaggi prima della fine del suo mandato. L’accordo per il rilascio si trovò infatti, grazie alla mediazione dell’Algeria, il giorno di inaugurazione della presidenza Reagan, il 20 gennaio 1981, nonostante tutto l’impegno diplomatico fosse venuto in realtà dall’amministrazione Carter.

Fonti

https://www.britannica.com/event/Operation-Eagle-Claw

https://www.bbc.com/news/world-middle-east-24316661

https://theglobepost.com/2019/10/03/history-iran-us-ties/

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