Sarà forse la volta buona per l’esecutivo spagnolo, dopo mesi di stallo e ripetute elezioni che hanno destabilizzato di fatto non solo la politica, ma l’intera società iberica.

Il Parlamento ha infatti votato per la fiducia in data 7 gennaio 2020, con uno scardo di appena due voti. Il via libera alla formazione del governo targato PSOE ed Unidas Podemos è stato dato dall’astensione di Esquerra Republicana (ERC), partito indipendentista catalano.

Nei giorni precedenti, gli indipendentisti hanno raggiunto con l’attuale nuovo governo un accordo, grazie al quale potrà avviarsi una qualche forma di dialogo riguardo il conflitto catalano, ora diventato politico e non piú considerato crimine istituzionale. Ciò porta con sé la riconsiderazione degli attori in campo che ora divengono soggetti di diritto e godono di una posizione negoziale. Un dialogo fra governi di egual valore.

Palesemente contro la Costituzione. Per tale motivo, nei giorni successivi la sottoscrizione dell’accordo, alcuni esponenti del PSOE hanno precisato che con l’avvio di un “tavolo negoziale” non si intende permettere un secondo referendum sull’indipendenza della Catalogna.

Di fatto, nonostante le precisazioni squisitamente diplomatiche, sul piano puramente politico riconoscere una stessa forza negoziale lascia necessariamente dei buchi aperti. Un tavolo negoziale può considerarsi fra eguali quando le parti in causa risultino pleni-potenziati da istituzioni differenti o laddove non vi siano rapporti gerarchici. In termini giuridici, il governo catalano non viene solo designato dal Parlamento locale, ma è altresì riconosciuto (legalmente) dal governo centrale di Madrid. Senza questo riconoscimento il governo, sostanzialmente, non può agire.

Un cavillo necessario per l’integrità sociale della Spagna. Per il Regno di Spagna le pressioni indipendentiste, lo scollamento sociale e la relativa crisi istituzionale sono le sfide più importanti da affrontare dopo l’era franchista, la quale ha solo velatamente coperto le difficoltà interne al Paese.

La Spagna potrà assumere un ruolo preponderante in Europa, per la sua storia, la sua cultura e la sua posizione strategica, a metà fra il Mediterraneo e l’Atlantico, solo se riuscirà a risolvere in maniera compiuta le prove interne. È, in effetti, uno dei partner commerciali più importanti per il Sud America, vero e proprio ponte con questa parte del mondo; osservatrice attenta delle questioni maghrebine; volano economico per un’Europa che vuole crescere. La sua rapida crescita è risultata, in effetti, un “milagro”, che ha messo in circolo comportamenti economici virtuosi, innescati dalla crescita dell’occupazione.

Hesperia potrà ancora brillare nell’Euro-Mediterraneo?

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Maria Nicola Buonocore

Maria Nicola Buonocore

Sono Maria Nicola Buonocore, classe 1996. Ho conseguito il titolo triennale in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali nel 2018 all’Università di Napoli “l’Orientale”, con tesi in Storia Sociale, cercando i collegamenti e le divergenze fra la “rivoluzione intellettuale” di Don Lorenzo Milani e i moti sessantottini. Ora frequento l’ultimo anno di Corso in Specialistica in Relazioni Internazionali ed Analisi di Scenario alla Federico II, con indirizzo in Geopolitica economica. Dato il grande interesse umanistico e per sensibilità religiosa, ho seguito diversi corsi presso la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale, oltre che ad aver approfondito da autodidatta altre due importanti religioni: ebraismo ed Islam.
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