Il 22 maggio scorso è stato finalmente definito l’African Regional Integration Index 2019 preparato dalla Commissione Economica delle Nazioni Unite per l’Africa, dall’African Development Bank e dalla Commissione dell’Unione Africana.  Il documento viene predisposto principalmente per fornire uno strumento utile all’analisi della situazione economica e commerciale in Africa e del livello di integrazione regionale del continente.

Il 22 maggio scorso è stato finalmente definito l’African Regional Integration Index (2019), preparato dalla Commissione Economica delle Nazioni Unite per l’Africa, dall’African Development Bank e dalla Commissione dell’Unione Africana.  Il documento viene predisposto principalmente per fornire uno strumento utile all’analisi della situazione economica e commerciale in Africa e del livello di integrazione regionale del continente. Negli ultimi decenni, l’Africa non è rimasta indifferente alle nuove dinamiche internazionali e alla promozione di una piena integrazione regionale considerata una strada efficace verso nuove prospettive di sviluppo e di crescita. La nascita dell’Unione Africana (l’organizzazione regionale ed internazionale comprendente tutti i 55 Stati del continente) nel 2002, ha rappresentato un passo decisivo per raggiungere tali obiettivi e ha favorito la stipula di numerosi accordi di cooperazione e di libero scambio tra Paesi.

Quali sono stati i progressi raggiunti finora? Cosa è cambiato con l’emergenza sanitaria?

Con un punteggio di integrazione regionale medio di 0.327 (su una scala da 0 a 1), i paesi africani nel loro insieme non risultano ben integrati. Si nutre una certa speranza guardando al Sud Africa considerato il paese più integrato a cui è stato attribuito un punteggio di integrazione regionale pari a 0.625. In altre parole, i dati di riferimento suggeriscono che i singoli Paesi abbiano un certo potenziale che li renderebbe capaci di implementare di molto il livello di integrazione regionale rispetto allo stato attuale e, di conseguenza, le possibilità di raggiungere standard più alti di sviluppo. Ma per fare questo bisognerà fare pressione su quei paesi rimasti in coda alla lista: Sud Sudan ed Eritrea. Come è noto, l’Eritrea è annoverato tra i sei paesi africani più arretrati in termini di: libera circolazione, infrastrutture, macroeconomia e dimensioni commerciali. L’indice di integrazione regionale africana riporta che, come era stato già previsto, maggiore impegno dev’essere riposto al fine di rendere le economie africane, le Comunità Economiche Regionali e i rispettivi Stati Membri più resilienti allo shock subito dall’emergenza sanitaria da COVID-19.

Le Comunità Economiche Regionali in Africa, che raggruppano i Paesi in subregioni, sono considerati gli attori principali che lavorano in stretta collaborazione con l’Unione Africana per assicurare pace e stabilità.  Tenendo presente il loro ruolo chiave, emergono punti di forza e debolezza di ciascuna delle Comunità Economica Regionali sul territorio da tener presenti per pianificare strategie d’azione più efficaci. Per fare un esempio, alla Comunità economica degli Stati dell’Africa Occidentale (ECOWAS – Economic Community of West African State) è stato attribuito un punteggio di integrazione regionale medio pari a 0.425.

Nella valutazione delle cinque dimensioni fondamentali (quali: libera circolazione delle persone, integrazione commerciale, produttività, dimensione macroeconomica e sistema infrastrutturale), la libera circolazione delle persone tra gli Stati Membri è certamente il punto di forza al contrario della capacità produttiva interna di questi Stati che rimane una debolezza.Questi sono i punti di partenza, inviti all’azione, su cui si dovrà lavorare per realizzare la tanto agognata prosperità.

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