Il 25 maggio ricorre l’Africa Day, ossia la commemorazione della creazione dell’Organization of African Union (OAU), il 25 maggio del 1963, poi evolutasi nell’odierna African Union (AU). Nata sulla scia dell’indipendenza del Ghana e dei movimenti indipendentisti del continente, l’Unione Africana è una delle organizzazioni regionali più importanti al mondo e quella, nella struttura, più simile all’Unione Europea.

L’Africa Day è, prima di tutto, un richiamo all’unità del continente, pur nel rispetto dell’immensa diversità che lo caratterizza, tanto che in molti Paesi, il 25 maggio è ormai considerato festa nazionale, mentre i grandi centri urbani come Londra o New York, organizzano ogni anno grandi manifestazioni, quest’anno trasferite su piattaforme online a causa del coronavirus. Ma soprattutto, l’Africa Day è un’occasione per riflettere sulla maturità dell’Unione Africana e sulla necessità di approfondire i temi della cooperazione internazionale.

Di certo l’Unione Africana ha avuto una grossa parte di successo nel rilanciare la figura ed il ruolo delle donne nell’economia e nella politica africana con l’Agenda per le donne, che pone ambiziosi obiettivi fino al 2063. Basti pensare che secondo le stime dell’OECD, le donne rappresentano il 60% degli attori coinvolti nel commercio del continente, percentuale che aumenta fino a sfiorare l’85% quando si guarda al primo settore ed all’economia informale.

L’Unione Africana ha inoltre, collezionato un discreto successo anche nel tenere aperti e attivi i cordoni umanitari e sanitari, cosa di fondamentale importanza in questa particolare congiuntura storica, in cui l’Organizzazione sta anche avviando l’African Medicine Agency, sul modello europeo del Centro per la Prevenzione ed il Controllo delle Malattie.

Ciò che serve all’Unione Africana per affrontare il futuro, è senza dubbio una cooperazione internazionale forte, incentrata prevalentemente su due pilastri: quello dell’educazione e quello economico. L’educazione è infatti fondamentale per attivare un circolo virtuoso necessario a fare emergere quante più persone possibili dalla miseria che ancora caratterizza parecchie zone dell’Africa Subsahariana. La cooperazione economica è invece necessaria per fare in modo che il continente si tiri fuori dalla visione terzomondista che ancora lo etichetta, spesso in maniera semplicistica. Proprio per questo, come anche dichiarato recentemente dal Commissario per il commercio e lo Sviluppo Albert Muchanga, è necessario far partire in tempi rapidi l’African Continental Free Trade Area, sul modello dell’area di libero scambio Europeo, per accrescere gli scambi commerciali e far acquisire al continente un ruolo di primo piano sulla scena mondiale.

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Giulia Raciti

Giulia Raciti

Ciao a tutti, sono Giulia Raciti Longo, e collaboro con IARI da Giugno del 2019.Dopo la laurea in Giurisprudenza, conseguita a Catania, ho proseguito i miei studi a Milano, dove ho ottenutoil Master in Diplomacy presso l' ISPI-Istituto per gli Studi di Politica Internazionale. Sono fluente in tre lingue, e ho avuto la possibilità di studiare in tutta Europa, e di lavorare con l' ONG ruandese “ African Education Network" per un anno, occupandomi di analisi delle policies e mappatura legislativa. È in questi contesto che è nata la mia passione per l' Africa, territorio complesso e spesso sottovalutato nelle relazioni internazionali. Con IARI mi occupo proprio di Africa, focalizzandomisui processi elettorali e sui fenomeni migratori, temi che mi propongo di affrontare con un approccio trasversale tra geopolitica e diritto internazionale. Sono appassionata di storia contemporanea, in particolare delle decadi tra il ’20 e il ’40 del 900.Lavorareper la redazione dello IARI, mi ha dato la possibilità di mettere le mie competenze al servizio degli altri: credo infatti fermamente che la geopolitica sia uno strumento indispensabile per capire il mondo che ci circonda ed essere cittadini globali più attenti e consapevoli.Per questo cerco sempre di creare contenuti che siano fruibili anche dai non addetti ai lavori, ma rigorosi dal punto di vista scientificoed informativo.
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