L’Unione Europea e i suoi Stati Membri hanno una lunga storia di cooperazione internazionale con i Paesi dell’Africa. Un esempio lampante ne sono i numerosi interventi in Sahel e, in particolare, nella Repubblica del Ciad. Questa situazione riflette tutto l’interesse a rimanere ad ogni costo legati al territorio africano senza mai davvero raggiungere soluzioni definitive. Che sarà questa una strategia europea? Un’ analisi sulle necessità e sulle prospettive future dei Paesi della Regione del Sahel per i prossimi decenni

Una ricerca dell’ISS (Istitute for Security Studies) pubblicata nel Novembre 2019 ha posto al centro del panorama internazionale il Gruppo dei cinque (G5) Paesi del Sahel (gruppo creato nel Febbraio 2014): Mauritania, Mali, Burkina Faso, Niger e Ciad i quali rappresentano i cinque Paesi dell’area del Sahel con un persistente livello di sottosviluppo. Il principale obiettivo è stato quello di analizzare più da vicino le situazioni interne di questi Paesi e fornire delle prospettive a lungo termine e degli scenari futuri che potrebbero ipotizzarsi per il 2040.

Date le numerose instabilità interne; l’assenza di istituzioni forti ed effettivamente funzionanti; la presenza di gruppi di ribelli estremisti che scaturiscono conflitti e commettono numerosi crimini; la povertà estrema della popolazione che vive in queste aree in quasi totale assenza di cibo e di acqua; è necessario individuare quali sono le reali priorità di questi Paesi in modo da investire le risorse in modo più efficiente e sostenibile e promuovere un alto livello di sicurezza all’interno di tutto il continente africano.

Questi Paesi molto fragili e sottosviluppati sono costretti ad affrontare crisi su molteplici fronti come, per esempio, il violento e inarrestabile impatto del cambiamento climatico con il conseguente rischio di totale desertificazione di queste aree e il rapido incremento della popolazione che nel 2040 si pensa possa persino raddoppiare. Il Niger e il Ciad sono essenzialmente i due Paesi dell’intera Regione del Sahel che hanno dovuto affrontare disastrosi conflitti interni e sono considerate le aree con il peggiore indice di sviluppo umano di tutto il mondo.

Lo scenario ottimista che viene teorizzato per i G5 Paesi del Sahel entro il 2040 vede un incremento degli aiuti e degli investimenti nel campo dell’agricoltura allevamento e pesca (quest’ultima attività riguarda il territorio della Mauritania) da cui è possibile partire per garantire lo sviluppo economico in queste aree.

L’agricoltura è il modo più veloce ed efficiente per aiutare la popolazione a combattere la situazione di estrema povertà e, inoltre, un’agricoltura resiliente potrebbe persino rallentare l’impatto del cambiamento climatico.

Ulteriori interventi devono essere fatti in campo demografico (servizi alle famiglie e educazione sessuale) e di rilevante importanza restano gli investimenti pensati per il settore dell’educazione e della formazione che, contribuirebbero a creare una società civile autonoma e consapevole. Infine, è necessario un forte impegno nella costruzione di infrastrutture sfruttando le risorse naturali e le energie rinnovabili di cui il continente è provvisto in abbondanza.

Gli aiuti finanziari da parte di organizzazioni finanziarie terze (Unione Africana, Unione Europea e i suoi Paesi Membri, la Banca Mondiale, il Fondo Monetario Internazionale e così via) sono fondamentali. È necessario, tuttavia, che vengano impiegati in modo efficiente e che vengano indirizzati verso le reali priorità del continente e ciò significa non concentrarsi esclusivamente su interessi economico-commerciali, su finanziamenti militari o sostegni il cui unico obiettivo è quello di garantire ai donatori controllo politico su queste aree.

L’Unione Europea è tra i principali donatori che fornisce supporto finanziario attraverso investimenti ed aiuti umanitari nella Regione africana del Sahel (da intendersi la zona dell’Africa subsahariana che si estende dall’Oceano Atlantico a Ovest al Mar Rosso ad Est e che attraversa le aree del Senegal, Mauritania, Mali, Burkina Faso, Niger Ciad, Sudan, Eritrea).

L’Unione Europea provvede a garantire supporto ai paesi terzi in difficoltà e alle rispettive popolazioni. Organizzando missioni umanitarie, protezione civile e operazioni ad hoc per la gestione delle catastrofi, gli interventi sono principalmente indirizzati nelle aree in cui si scatenano disastri o emergenze.

   

Difatti, come anche previso dal Regolamento (EU) No 235/2014 del Parlamento Europeo e del Consiglio dell’11 Marzo 2014, l’Unione Europea deve riservare un’attenzione particolare nei confronti delle aree in via di sviluppo, considerate fragili o che si stanno impegnando nella ricostruzione post-conflitto. In modo particolare, gli aiuti umanitari forniti dall’Unione Europea sono principalmente: opere di digitalizzazione delle aree in via di sviluppo con l’obiettivo di garantire alla popolazione del mondo l’accesso all’informazione e ai servizi, aiuti per favorire integrazione ed inclusione di tutte le minoranze a rischio, programmi educativi e formativi e programmi di primo intervento e assistenza per quanto riguarda i bisogni primari (assistenza alimentare, medica e sanitaria).

In territorio africano l’Unione Europea è pronta ad intervenire in Algeria, Burkina Faso, Burundi, Camerun, Repubblica Centrale Africana, Ciad, Repubblica Democratica del Congo, Etiopia, Kenya, Libia, Mali, Mauritania, Niger, Nigeria, Regione del Sahel, Somalia, Sudafrica, Sud Sudan, Sudan e Uganda.

Tutti gli investimenti relativi agli aiuti verso questi paesi terzi, alla cooperazione, allo sviluppo e agli aiuti umanitari sono finanziati secondo il budget heading: Global Europe che, per il settennio 2014-2020, rappresenta il 6% (circa 66 miliardi di Euro) del budget totale stanziato dal Quadro Finanziario Pluriennale 2014-2020 il quale ammonta a 1087 miliardi di Euro. Inoltre, uno dei fondi stabiliti dal budget 2014-2020 è mirato proprio a garantire una politica di sicurezza e difesa comune (Common Security and Defence Policy Fund) permettendo all’Unione Europea di finanziare operazioni di peace-keeping, di prevenzione dei conflitti e di sicurezza internazionale nelle aree del mondo in cui vengono registrati conflitti interni o emergenze umanitarie.

Inoltre, l’UE supporta il processo di integrazione africana attraverso finanziamenti provenienti dalla Banca Europea degli Investimenti, dal Fondo Europeo di Sviluppo (in questo caso in riferimento ai fondi stanziati per il settennio 2014-2020), dal Fondo Fiduciario UE per le infrastrutture in Africa e dall’EU-ACP Economic Partnership Agreement.

Nel 2019 i fondi europei forniti per garantire assistenza umanitaria nella Regione del Sahel ammontano a più di 187 milioni di Euro. In modo particolare, la zona a ovest del Sahel e soprattutto l’area del Lago Ciad (situato ai confini del Camerun, Nigeria, Niger e Ciad), sono costantemente sotto tensione a causa della presenza di gruppi armati jihadisti che seminano terrore e mettono il paese a rischio di instabilità, attacchi armati, traffici illeciti e dove vengono uccisi numerosi militari e civili. Ciò che sta avvenendo sotto gli occhi di tutto lo scenario internazionale nelle aree del Mali e del Niger ne è un chiaro esempio.

Numerosi soldati africani sono rimasti uccisi a causa di attacchi terroristici provocando, peraltro, il 26 Novembre 2019, la morte di tredici soldati francesi in territorio maliano. La Francia, difatti è presente nella Regione del Sahel con l’Opération Barkhane  operazione autorizzata il 31 Luglio 2014 e che attualmente conta 4500 soldati francesi estendendosi nel territorio africano dalla Mauritania al Ciad e che ancora una volta mostra l’interesse francese di voler controllare la situazione geopolitica in territorio africano anche a costo di pagare un prezzo molto alto in termini di vite umane.

Eppure, nonostante i sacrifici, il supporto militare e finanziario fornito dalla Francia come quello fornito da tutta l’Unione Europea sembra non avere sempre risultati definitivi. Così, da un lato, la popolazione ed i governi locali hanno cominciato a provare un senso di profonda sfiducia nei confronti degli aiuti europei mentre, dall’altro, i gruppi armati hanno sempre più potere minacciando di poter attaccare e destabilizzare il territorio in qualsiasi momento. A questo proposito, gli aiuti europei forniti alla Regione del Sahel, e soprattutto quelli forniti alla Repubblica del Ciad hanno avuto una cronologia ed una storia più che decennale.

La Repubblica del Ciad è, dai tempi della sua indipendenza (11 agosto 1960) una delle aree più povere al mondo. La principale crisi umanitaria riguarda la mancanza di cibo e la necessità di continue cure medico-sanitarie, situazioni inumane che hanno costretto in passato, ma ancora oggi, la popolazione a spostarsi continuamente in cerca di luoghi più sicuri.

Opération Barkhane – 31 Luglio 2014

L’Unione Europea ha condotto un’operazione militare nella parte orientale della Repubblica del Ciad dal 28 Gennaio 2008 al 15 Marzo 2009 autorizzata dalla risoluzione 1778 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, quest’ultima emanata il 25 Settembre 2007.  L’operazione EUFOR Tchad/RCA fu condotta utilizzando il fondo europeo che garantisce la politica di sicurezza e difesa comune (Common Security and Defence Policy Fund) successivamente ad un accordo con i governi sia della Repubblica del Ciad che della Repubblica Centrale Africana.

Per l’operazione militare EUFOR Tchad/RCA furono stanziati 119,6 miliardi di Euro e una forza di 3700 uomini. Il 15 Marzo 2009 l’operazione EUFOR Tchad/RCA fu sostituita, con risoluzione 1834 del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, con l’operazione dell’Organizzazione delle Nazioni Unite MINUCART (autorizzata con risoluzione No. 1778) cui compito principale era quello di fornire protezione e di garantire l’ordine nel campo per rifugiati sfollati vicino Darfur. Ciò nonostante, per quanto sia stata decretata la fine dell’operazione EUFOR Tchad/RCA l’Unione Europea continua a mantenere la sua ingerenza in territorio ciadiano. Secondo i dati europei, dal 2013 l’UE ha supportato la popolazione della Repubblica del Ciad con 349,3 milioni di Euro.

Nel 2019 l’UE ha investito 27.2 milioni di Euro in aiuti umanitari in Ciad per rispondere ai bisogni primari degli sfollati, dei rifugiati e delle comunità ospitanti attraverso forniture di cibo, cure, acqua, assistenza sanitaria, educazione e protezione. Oltre a questo, il Ciad ha beneficiato di una buona parte dei fondi europei (esattamente 35 milioni di Euro) messi a disposizione della Regione del Sahel e della Regione del Lago Ciad.

Difronte ad una così ingente quantità di risorse finanziarie la domanda nasce spontanea: non sarà che l’obiettivo non sia risolvere il problema ma piuttosto creare una relazione di dipendenza? Come anche teorizzato dall’ISPI: mantenere missioni ed operazioni internazionali in territori esteri rappresenta un valido strumento di politica estera e di stabilizzazione internazionale che permette di rafforzare il potere europeo nel campo delle relazioni e della cooperazione internazionale.

Non è un caso infatti che, in qualità di Presidente della Commissione Europea, la Presidentessa Ursula Von der Leyen accompagnata dalla Commissaria europea per i partenariati internazionali Jutta Urpilainen, ha effettuato la sua prima visita all’estero scegliendo per l’occasione il territorio africano. La Presidente della Commissione è arrivata ad Addis Adeba capitale dell’Etiopia e località sede dell’Unione Africana il 7 Dicembre 2019. L’obiettivo è unico ed inequivocabile: la creazione di una forte partnership con l’Unione Africana.

Inoltre, proprio in riferimento ai Paesi africani e al problema dei flussi migratori, il Presidente del Consiglio della Repubblica Italiana Giuseppe Conte nel suo intervento del 7 Dicembre 2019 alla Conferenza Rome MED – Mediterranean Dialogues ha dichiarato della piena responsabilità dei Paesi Membri dell’Unione Europea ad adottare una coerente politica estera multi livello che miri alla rimozione delle cause profonde dei flussi migratori e allo sviluppo di attività di capacity building nei Paesi africani con l’obiettivo del raggiungimento di una effettiva cessazione delle ostilità nelle aree a rischio e di una effettiva risoluzione dei problemi.

Tutti presupposti che, nella pratica, sembrano cadere in secondo piano rispetto al primario interesse di creare partenariati bilaterali che mirano a vedere i continenti in difficoltà non soltanto come “teatri di crisi” ma anche come grandi opportunità per l’Europa ed i suoi Paesi. Si potrebbe quasi pensare che gli interessi politici, economici e commerciali siano ben più importanti della reale necessità di intervenire e soprattutto di risolvere le crisi umanitarie. Un interesse europeo che da un lato crea dipendenza per i paesi in difficoltà e dall’altro garantisce più potere all’Unione Europea nelle decisioni di politica e cooperazione internazionale.

Per il momento ci si può solo augurare che i futuri partenariati possano concretamente aiutare il continente africano a perseguire e realizzare gli obiettivi dell’Agenda 2063: The African We Want siglata dall’Unione Africana nel 2015 e valida ancora per i prossimi quarantanni.

Fonti

https://eur-lex.europa.eu/homepage.html 

EU funding programmes 2014-2020, European Commission, https://ec.europa.eu/info/strategy/eu-budget/spending/topic/eu-funding-programmes-2014-2020_en

https://ec.europa.eu/fpi/what-we-do/common-foreign-and-security-policy-preserving-peace-and-security_en 

https://www.esteri.it/mae/it/politica_estera/aree_geografiche/mediterr_mo/conferenza-rome-med-mediterranean-dialogues-quinta-edizione_1.html

https://iari.site/2019/11/luranio-come-obiettivo-della-francafrique/ 

https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/attori-esterni-sahel-parigi-non-balla-piu-da-sola-21080

https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/difesa-missioni-internazionali-come-strumento-di-politica-estera-24557

https://it.euronews.com/2019/12/02/cerimonia-solenne-per-i-13-soldati-francesi-morti-in-mali

https://it.euronews.com/2019/11/26/mali-collisione-tra-elicotteri-muoiono-13-soldati-francesi

http://matteofraschinikoffi.com/index.php?option=com_content&view=article&id=543:nel-sahel-i-jihadisti-alzano-la-testa-attacchi-ai-militari&catid=7&Itemid=252

https://ec.europa.eu/italy/news/20191206_la_Presidente_von_der_Leyen_in_visita_in_Africa_it

https://ec.europa.eu/europeaid/sites/devco/files/nip-tchad-fed11-2014_fr.pdf

https://ec.europa.eu/echo/where/africa/chad_en

Sahel, EUROPEAN CIVIL PROTECTION AND HUMANITARIAN AID OPERATIONS, European Commission, https://ec.europa.eu/echo/where/africa/sahel_en

https://www.consilium.europa.eu/it/press/press-releases/2019/05/13/the-sahel-is-a-strategic-priority-for-the-eu-and-its-member-states-council-adopts-conclusions/

Intervento del Presidente Conte alla conferenza Rome Med – Mediterranean Dialogues, Roma 07/12/2019, https://www.youtube.com/watch?v=1DBpnItqlpQ

DOSSIER DE PRESSE Opération Barkhane, Ministére des Armées République Française, Luglio 2019.  

 

 

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